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Ultima modifica: 13 Agosto 2015

In ricordo del genocidio degli Armeni 24 aprile 2015

La classe 2E con la prof. Invernizzi, per ricordare il genocidio degli Armeni del 24 aprile 1915 propone la poesia “Il carro dei cadaveri”.

La classe 2E con la prof. Invernizzi, per ricordare il genocidio degli Armeni del 24 aprile 1915 propone la poesia “Il carro dei cadaveri” di Daniel Varujan, intellettuale armeno ucciso nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915. Le crude immagini che la contraddistinguono sono un invito alla riflessione sull’efferatezza di tutti i massacri, contro qualunque a o etnia.

 

Verso sera per le strade deserte assa un carro cigolando. Un cavallo sauro lo tira, dietro cammina un soldato ubriaco.

E’ la bara dei massacrati, che va al cimitero degli Armeni. Il sole al tramonto distende sul carro una sindone d’oro.

Il cavallo è magro: trascina a stento il raccolto dei suoi padroni crudeli con le orecchie pendenti sembra riflettere intensamente a quanti

secoli servono per arrivare all’ultimo fienile dei santi mietuti…

e sui muri intorno la sua coda pendente spruzza sempre, sempre sangue.

E ancora sangue continua a sgorgare dai cerchi delle ruote, come se il carro trasportasse rose, come se fosse dell’aurora il carro di fuoco.

Sono uno sull’altro i cadaveri, il figlio nei riccioli della madre avvolto. Uno ha ficcato l’intero pugno nella calda ferita aperta dell’altro.

E un vecchio con la mandibola in frantumi fissa gli occhi nel cielo, dove una maledizione e una preghiera si mescolano alla nera vendetta.

L’intestino uscito fuori di un altro penzola giù dal carro: un cane da dietro lo afferra e si dedica a divorarlo.

Non hanno più forma nè testa: portano ferite di mille armi. Il loro corpo è già fratello alla terra: ecco, vanno al cimitero.

Su di loro nessuno viene a piangere o a dare l’estremo saluto: nel silenzio della città solo l’odore del sangue va attorno con lo zefiro.

Ma nel buio di finestra in finestra ecco, candele si accendono: sono le nonne che pregano di nascosto sulla bara rossa.

E allora su un balcone esce bella una vergine, e piangendo lancia un pugno di rose sul carro che passa.


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