Ultima modifica: 8 novembre 2019

9 NOVEMBRE GIORNO DELLA LIBERTA’

Il 9 novembre , ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino, è dichiarato dalla legge 61/2005 «Giorno della libertà».

In tale occasione, in particolare in quest’anno in cui ricorre il trentesimo anniversario dell’evento, siamo tutti invitati a riflettere  sul significato  delle barriere che separano i popoli e sugli effetti nefasti dei totalitarismi.

Ricordiamo questo momento con le  parole del grande violoncellista Mstislav Rostropovich  che l’11 novembre 1989 suono’ il violoncello davanti al muro di Berlino che crollava:

”Quel maledetto muro – disse Rostropovich – ha diviso la mia vita, e’ stata una lacerazione per il mio cuore. Nel 1974 l’Unione Sovietica mi ha buttato via come uno straccio, prima di allora non potevo suonare a Berlino Ovest, dopo non potevo andare a Berlino Est. Quando il muro e’ crollato la mia vita si e’ riunita. Non volevo suonare per la gente, ma per ringraziare Dio di quello che era accaduto. Quando sono arrivato lì, ho dovuto chiedere in prestito una sedia ad un abitante di Berlino. Ho suonato arie con accordi maggiori perché  ero felice, la mia vita si era riunita. Poi ho visto un giovane ed ho pensato che per quel muro erano morte molte persone. Allora ho suonato un’aria in re minore. Alla fine quel giovane si e’ messo a piangere”. ( Ansa)

 

Il 9 novembre , ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino, è dichiarato dalla legge 61/2005 «Giorno della libertà».

In tale occasione, in particolare in quest’anno in cui ricorre il trentesimo anniversario dell’evento, siamo tutti invitati a riflettere  sul significato  delle barriere che separano i popoli e sugli effetti nefasti dei totalitarismi.

Ricordiamo questo momento con le  parole del grande violoncellista Mstislav Rostropovich  che l’11 novembre 1989 suono’ il violoncello davanti al muro di Berlino che crollava:

”Quel maledetto muro – disse Rostropovich – ha diviso la mia vita, e’ stata una lacerazione per il mio cuore. Nel 1974 l’Unione Sovietica mi ha buttato via come uno straccio, prima di allora non potevo suonare a Berlino Ovest, dopo non potevo andare a Berlino Est. Quando il muro e’ crollato la mia vita si e’ riunita. Non volevo suonare per la gente, ma per ringraziare Dio di quello che era accaduto. Quando sono arrivato lì, ho dovuto chiedere in prestito una sedia ad un abitante di Berlino. Ho suonato arie con accordi maggiori perché  ero felice, la mia vita si era riunita. Poi ho visto un giovane ed ho pensato che per quel muro erano morte molte persone. Allora ho suonato un’aria in re minore. Alla fine quel giovane si e’ messo a piangere”. ( Ansa)

 


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