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Ultima modifica: 16 Ottobre 2021

Gli studenti del nostro Liceo relatori alla conferenza per lo sviluppo sostenibile

Gli studenti del Liceo scientifico Arturo Tosi relatori alla conferenza internazionale “Promozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile tra i giovani attraverso metodi e strumenti di insegnamento innovativi” presso l’Aula magna dell’Università dell’Insubria a Varese.

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Introduzione

Agli studenti della classe 4B è stato rivolto l’invito a partecipare alla prestigiosa conferenza internazionale dedicata alla “Promozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile tra i giovani attraverso metodi e strumenti di insegnamento innovativi

L’iniziativa, organizzata dalla Provincia di Varese e da Istituto Oikos in collaborazione con Università degli Studi dell’Insubria, Ufficio Scolastico per la Lombardia – Ufficio Territoriale di Varese, Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS), Comitato Tecnico Scientifico Green School e Comune di Varese, rientra nell’ambito del progetto europeo “Culpeer4change” gestito da una rete di partner europei ed extraeuropei.

Ai nostri studenti è stato chiesto di intervenire nella conferenza portando la loro esperienza, sviluppata l’anno scorso nel progetto Culpeer4change con i pari del Sud Africa; a loro, dunque, il compito di relazionare sui contenuti, il prodotto (un fumetto in inglese), le impressioni e il valore aggiunto di questa esperienza per la nostra scuola.

 

E’ così che alcuni studenti in rappresentanza della classe hanno partecipato al convegno tenutosi presso l’Aula magna dell’Università dell’Insubria a Varese.  Tre di loro si sono succeduti quali relatori difronte ad un consesso (dal vivo e online) internazionale con il piglio di conferenzieri navigati, portando il contributo del Liceo scientifico Tosi; ed ecco il fumetto realizzato dalla 3B guidata in tale attività dalla prof.ssa Sara Saporiti.

Il contributo orale era accompagnato da una presentazione prodotta dagli studenti.

 

Fumetto

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Discorso           

La nostra scuola, il liceo scientifico Arturo Tosi di Busto Arsizio è una Greenschool. Questo ha dato l’opportunità a noi, ex 3B, nello scorso anno scolastico di partecipare ad un progetto, valido anche come alternanza scuola-lavoro. Esso ha riguardato l’agenda 2030, ed è stato eseguito in collaborazione con nostri coetanei che fanno parte di un gruppo teatrale di una scuola Sudafricana dei pressi di Johannesburg.

 

Il primo incontro a cui abbiamo partecipato è stato quello di presentazione dell’agenda 2030, che rappresenta una sfida globale volta a raggiungere le tre dimensioni di uno sviluppo sostenibile: quella ecologica, quella economica e quella sociale. Come abbiamo potuto comprendere, il programma non risolve tutti i problemi mondiali ma rappresenta una base comune da cui partire per costruire un mondo diverso e dare a tutti la possibilità di vivere in un mondo sostenibile. Grazie a questo progetto possiamo sentirci responsabili di aver contribuito seppur in piccola parte ad alcuni dei 17 goal dell’agenda; ci siamo occupati in particolare di: migrazione, cambiamenti climatici e di diritti dei bambini.

 

Dalla parte teorica del progetto siamo poi passati alla preparazione in vista del primo collegamento zoom con la scuola Sudafricana; abbiamo perciò svolto ricerche sulla geografia, economia e storia del Sudafrica, e compreso meglio quanto il fenomeno dell’apartheid sia stato e sia tuttora significativo per i cittadini.

 

Attraverso uno scambio di materiali, abbiamo potuto guardare dei video di presentazione fatti dai ragazzi Sudafricani, inerenti sia alla scuola, sia alla loro vita quotidiana, sia soprattutto ai difficili problemi climatici e spesso anche sociali con i quali convivono. Loro hanno potuto invece conoscere meglio la nostra classe attraverso un filmato di presentazione nel quale, accanto alle nostre foto con i nomi, abbiamo raccontato di noi stessi e attraverso dei brevi testi abbiamo descritto la nostra città, i sui luoghi più significativi e le nostre abitudini.

Preparati e informati vicendevolmente sui due diversi Paesi, abbiamo potuto “incontrarci”, purtroppo non dal vivo, attraverso la prima videochiamata.

 

Parlando in inglese siamo riusciti a comunicare con il gruppetto di ragazzi e porre loro alcune domande di vario genere: dalle loro tradizioni, feste, cibi, libri, film, preferiti, generi musicali ascoltati…, che ci hanno permesso di conoscere meglio i nostri coetanei; a questioni più serie inerenti i punti dell’agenda 2030, che ci hanno permesso di ricavare materiale per la realizzazione di un lavoro conclusivo: un fumetto realizzato da noi.

 

Per poterlo progettare abbiamo studiato nelle lezioni di disegno come si struttura un fumetto, cioè come inventare una storia, realizzare una sceneggiatura e disegnare le vignette. Abbiamo ideato in classe un’unica storia che toccasse tutti e tre gli obiettivi del progetto; poi ci siamo divisi in gruppi e ognuno ha scelto la propria attività in base alle preferenze e alle capacità: chi ha immaginato i dialoghi, chi ha descritto le vignette, chi le ha disegnate.

 

Dopo aver terminato il fumetto abbiamo incontrato nuovamente online i ragazzi sudafricani per mostrarci a vicenda gli esiti del nostro lavoro. I nostri coetanei, come gruppo teatrale, hanno messo in scena uno spettacolo con parti recitate, ballate e cantate, che rappresentavano diverse situazioni riguardo agli obiettivi e alcune possibili soluzioni che possiamo attuare nella vita di tutti i giorni. Noi abbiamo mostrato il nostro fumetto e ne abbiamo spiegato il significato; ora lo mostreremo anche a voi.

 

Spiegazione fumetto

Andrea, un ragazzo italiano, viene mandato dai genitori in Sudafrica per un viaggio, in modo che possa fare nuove esperienze e conoscere altre persone. Ci va controvoglia, è un tipo molto chiuso e pessimista. Durante un safari la macchina con cui stava viaggiando ha un guasto; mentre Andrea si allontana arrabbiato gli viene incontro una ragazza, Kayla, che lo invita a visitare il suo villaggio.

 

Mentre camminano verso la piazza sentono dei pianti e delle urla dalla strada a fianco e corrono a vedere: un padre sta rimproverando il proprio figlio che, al posto di lavorare, sta suonando e ballando con gli amici.

 

Proseguendo arrivano al mercato, dove come ogni mese si svolge un evento per il riciclaggio. Qui si vendono vestiti, giocattoli e altri oggetti costruiti con la plastica raccolta sulla spiaggia dai volontari. Kayla mostra ad Andrea la sua bancarella preferita, dove si reca per acquistare il suo gioco preferito: un pallone da calcio. Spiega poi che purtroppo non può giocare quando vuole, perché spesso ci sono alluvioni, caldo eccessivo o siccità provocati dai cambiamenti climatici, che rendono le strade inaccessibili.

 

Poi Kayla conduce Andrea lungo un sentiero, fino a portarlo a casa di suo nonno. Lì i due ascoltano il racconto del vecchio, che parla loro della sua gioventù. Nato in Uganda, da giovane è dovuto emigrare a causa della guerra; in Sudafrica ha poi dovuto fare i conti con l’apartheid. Grazie all’aiuto di quella che è diventata sua moglie è riuscito a superare quegli anni difficili, e il razzismo che è continuato per molti anni. Kayla, commossa, abbraccia il nonno.

 

All’improvviso sentono una musica: è la festa del paese. Mentre si avviano Andrea ripensa a ciò che ha vissuto nella giornata e si rende conto di essere diverso: ha conosciuto un’altra realtà e una nuova amica. Decide quindi di vivere appieno questa esperienza. Kayla è molto contenta che abbia cambiato idea e insieme si mettono a ballare.

 

 

Conclusione

Spesso pensiamo che ogni informazione trasmessa sia solo un modo per ampliare le nostre conoscenze, un pretesto per dire “so qualcosa in più“ ma non è solo questo, non in tutto.

Questo progetto ne è un esempio, non abbiamo avuto bisogno né di leggere parole su un libro per pensarlo, né di guardare documentari per sottolinearlo.

 

Questi ragazzi con cui abbiamo parlato ci hanno fatto vedere con i loro occhi il mondo: hanno ballato, cantato, espresso i loro sogni, le loro paure, mostrandoci che anche la quotidianità non è un qualcosa di scontato, almeno per loro non lo è e hanno fatto tutto questo con pura sincerità.

 

Il bello è che è stato reale ogni istante e nonostante niente fosse romanzato è riuscito comunque a stupirci ed emozionarci, come se la vera arte nel mondo potesse essere ancora colta, in fondo loro hanno mostrato la propria.

 

Ed è così che abbiamo tentato di concretizzare qualcosa che giustamente per noi è stato nuovo e diverso.

Il fumetto non è stato altro che un mezzo per dimostrare a quei ragazzi cosa siamo riusciti a percepire grazie a loro, “vedere con i loro occhi ma scrivere con le nostre mani“ è ciò che abbiamo fatto.

 

Collegamenti

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