L’importante è sempre vincere! Da Olimpia a Rio

Nel mese di ottobre la professoressa Eva Cantarella è stata ospite nel nostro liceo per parlare del suo ultimo libro. Docente universitaria e conoscitrice del mondo antico, con il supporto del nipote Ettore Miraglia, giornalista sportivo, ha scritto una guida colta e divertente ai Giochi Olimpici che si sono tenuti nell’agosto di quest’anno. Il libro raccoglie informazioni e dettagli riguardanti le abitudini di vita dei Greci, in particolare legate allo sport, alle loro Olimpiadi e riguardanti i Giochi moderni, che hanno continuato a ripetersi e ad emozionarci dall’edizione di Atene del 1896. Obiettivo principale della professoressa è la divulgazione delle proprie conoscenze sulla reale sensibilità del mondo antico. In questo libro si concentra principalmente sui Giochi in onore di Zeus Olimpico e spiega che i Greci davano estrema importanza alla vittoria e che la loro mentalità contrasta il celebre detto “L’importante è partecipare” del primo presidente del Comitato Olimpico, Pierre de Coubertin.

Il testo è completato da una raccolta di “storie parallele”, nelle quali celebri campioni olimpici dell’antichità vengono accostati ad alcuni del presente: il corridore di Crotone, quattro volte vincitore dello stadion (la corsa veloce più prestigiosa) è presentato, ad esempio, insieme a Carl Lewis, atleta statunitense specializzato nella velocità e nel salto in lungo, e soprannominato “il figlio del vento”.

I Giochi antichi, che si tenevano a Olimpia ogni quattro anni e a cui partecipavano i migliori atleti dell’Ellade, erano un evento fondamentale, tanto da far sospendere ogni guerra o conflitto durante il periodo dedicatovi, con una speciale tregua sacra definita ekekheiria.

I Greci non avrebbero mai compreso, né accettato l’affermazione di De Coubertin: la loro cultura era fortemente competitiva, erano disposti a uccidere per poter ottenere la vittoria, il valore di una persona dipendeva da ciò che gli altri avevano da dire su di essa, dalla sua reputazione, basata su modelli di comportamento trasmessi da una tradizione principalmente orale. L’atleta greco era considerato l’uomo perfetto, alla cui immagine veniva affiancata quella delle divinità.

All’interno del libro è presentato anche il tema della pederastia, fenomeno comune tra i greci, consistente nella relazione amorosa tra l’allievo ed il maestro, suo amante, ma contemporaneamente spesso sposato con una donna per generare una prole. Questo rapporto permetteva al ragazzo di diventare un cittadino adulto con gli insegnamenti dell’amante sulle virtù umane e sulle tattiche di guerra. Però, non implica il fatto che in Grecia vi fosse la più completa libertà sessuale; l’amore tra uomini, infatti, era tollerato solo in questa accezione, ovvero prima che il ragazzo fosse considerato adulto.

Un’altra interessante scoperta è che le donne greche praticavano sport, principalmente per ragioni eugenetiche, e che l’unica loro attività era la corsa, che consisteva in un rito di passaggio, di preparazione al matrimonio e alla fecondità; inoltre, generalmente non erano stabiliti dei premi per le vittorie alle loro gare.

La società antica aveva, perciò, abitudini e ideali molto diversi da quelle del mondo in cui viviamo oggi, conseguenza di anni di cambiamento e sviluppo. La mentalità e le tradizioni moderne, però, non devono essere abbandonate in favore di un improbabile “ritorno alle origini”, poiché lo studio della storia è fondamentale per comprendere molti aspetti di attualità, ma è altrettanto importante guardare al nostro futuro per non distorcere il nostro presente, come ha sottolineato più volte Eva Cantarella.

Chiara Nebuloni 3A

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