“Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare”

Dario Fo muore a 90 anni all’ospedale Sacco di Milano, dove lo avevano ricoverato a causa di problemi respiratori. A Milano, dove si è celebrato il funerale laico sul sagrato del Duomo, il figlio Jacopo dichiara piangendo:”Non è vero che si muore per davvero, dai! Non è possibile. Adesso sono insieme. E si fanno grandi risate” riferendosi a entrambi i suoi genitori, Dario Fo e Franca Rame, la sua compagna di lavoro e di vita, deceduta nel 2013, di cui il teatrante diceva:”Sono ateo, ma Franca la incontro tutte le notti”.

Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997, Fo aveva recentemente pubblicato il suo ultimo libro su Charles Darwin, intitolato “Darwin, ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?” e dedicato alla figura del famoso studioso di scienze naturali. “Ho voluto raccontare la storia delle scoperte che il più grande scienziato ha assicurato al mondo intero” scrive nel volume:”Perché siamo ignoranti. Siamo in troppi a non sapere da dove veniamo e perché. Troppi hanno contrastato le teorie darwiniane per motivi religiosi, e tuttora ciò avviene. Darwin fa ancora andar fuori dai gangheri chi non crede nella scienza e si rifugia nell’oscurantismo”.

Dario Fo non si è dedicato, però, solo al teatro e alla letteratura ma, soprattutto negli ultimi anni, anche alle arti figurative, sua passione giovanile che l’aveva fatto iscrivere all’Accademia di Brera. A Biella, dal 30 ottobre all’8 dicembre, si è svolta una mostra delle opere pittoriche di Fo, riguardante anch’essa, come il libro, il famoso biologo. La mostra, composta da pezzi di varia natura (dai dipinti, alle sculture, ai pupazzi) racconta la vita dello scienziato come attraverso un fumetto. Dipinti di grandi dimensioni, colorati, dal tratto incisivo e spontaneo, atti a suscitare l’attenzione e lo stupore.

Durante i suoi 70 anni di carriera, il geniale artista è stato censurato, criticato, screditato, a causa della sua satira pungente e delle sue scelte politiche. Peculiare l’utilizzo del grammelot, un artificio recitativo tipico dei giullari medievali, conosciuto soprattutto attraverso l’opera teatrale Mistero Buffo. Il linguaggio scelto è una mescolanza di dialetti della pianura Padana, di cui Fo è originario, ma anche di francese, spagnolo e latino: ecco perché i suoi lavori sono stati messi in scena all’estero senza necessità di tradurli e gli sono valsi il Nobel!

Descriveva Sangiano, sua città d’origine, come “il paese delle meraviglie”, ma da quel piccolo paesino sul Lago Maggiore ne ha fatta di strada! Nonostante si fosse poi trasferito a Roma con la moglie, l’artista muore proprio a Milano, quella città che gli aveva dato tanto, negli anni, consentendogli di trovare un terreno fertile per le sue idee. L’unico rimpianto, forse, è quello di non essere riuscito a diventarne il sindaco, attraverso le elezioni del 2001, quando si candidò alla carica. Il “giullare”, autorevole e sovversivo, è stato considerato troppo radicale persino dalla Sinistra, che ha preferito a lui figure più rassicuranti. Ha comunque lasciato il segno, in una scena politica stagnante come quella della Sinistra milanese della fine degli anni Novanta.

Il figlio Jacopo dichiara “è stato un gran finale”. E come dargli torto? Il finale è la componente più importante e significativa di ogni opera teatrale, e Fo ha chiuso egregiamente la propria.

 

Camilla Esposito 5I

 

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1 Commento

  1. Un buon articolo per riassumere in breve una vita intensa e interessante, che dovrebbe stimolare i giovani come voi a cercare nuove vie per comunicare con gli altri.

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