1066: Dalla Guerra nel Bene e nel Male.

Buio, freddo, sudore: Questo è tutto ciò che sentivo sulla nostra lurida nave, mescolato alle continue urla del comandante. <<Chi siamo noi?!>>. A cui seguiva la solita risposta carica di tensione: <<I Normanni!>>. Come se riuscisse a incitarci… Non che ce ne fosse bisogno, perché l’adrenalina scorreva di per sé nei nostri corpi sfiancati dal lungo viaggio in mare; ed era giunto il momento tanto atteso.

Ad un tratto, ho sentito un boato; poi tutti hanno urlato e si sono gettati dalla nave sulla riva tanto sognata. Pallido come un cadavere, io sono rimasto seduto e immobile dallo spavento e dalla tensione, impugnando scudo e spada con tutta la forza che possedevo. <<Ragnar!>> ho sentito pronunciare dalla prua. Era Isleif, l’amico di una vita, che mi chiamava tra un’imprecazione e l’altra: <<Muoviti o conquisteremo l’Inghilterra senza di te>> disse ironicamente. <<Se, come dice Guglielmo, tutto andrà per il verso giusto, fra poco ci troveremo a brindare ad Hastings e tra trent’anni racconteremo ai nostri nipoti del 14 Ottobre 1066 come del giorno in cui abbiamo scritto la Storia>>.

Rinvigorito dal suo discorso gli risposi: <<Tu sì che sai caricare le presone! Ora muoviamoci: usciamo da quello squarcio nello scafo>>.

Ed ecco che, subito dopo, ho posato i piedi per la prima volta sul suolo inglese, nella sabbia fine e gelida, già sporca e macchiata di sangue qua e là.

La prima impressione è stata terrificante: corpi senza vita sparsi ovunque, volti sconosciuti di uomini che avevano una storia da raccontare, una famiglia, degli amici, ma anche volti noti di compagni d’armi, come Ildebrando, uno dei migliori guerrieri normanni di sempre, colpito a morte da una freccia nemica che gli trapassava il cervello.

Come vorrei vedere Caterina! Il solo pensiero mi rinvigorisce, pensai. E come vorrei essere in un altro luogo, dove non c’è guerra, dove non c’è morte. <<Non vuoi proprio macchiarti di sangue per la tua patria?>> Disse Isleif, che mi conosceva e sapeva bene che non voglio uccidere nessuno, ma che ero costretto a partecipare a queste guerre insensate. <<Se solo fossi nobile, avrei già conquistato la mia amata e non dovrei combattere. Ricordati che il tuo non è l’unico stile di vita>> ribattei.

Tutto ciò mentre Isleif combatteva e lottava come un leone ed io gli coprivo le spalle, in quel caos incredibile. <<Ragnar, attento!>>. E’ stata questa l’ultima frase pronunciata dal mio più grande amico non appena mi ha salvato da morte certa, immolandosi sul fendente di un nemico sporco e urlante.

In quel momento non capivo più nulla e mi ci vollero alcuni secondi per realizzare ciò che era successo.

Tutto per colpa del nostro Duca di Normandia, Guglielmo, che riteneva di essere stato designato successore del re anglosassone Edoardo, detto il Confessore.

Mi sentivo invaso da una rabbia che era stata repressa in un angolo della mia mente per molto tempo: volevo vendetta. Fuori di me, ho visto un uomo con un’armatura diversa da tutte le altre, che combatteva dandomi le spalle. Non ci ho pensato due volte e l’ho trafitto a morte. In quel momento ho provato una sensazione nuova, come di vergogna e d’ira che agiscono all’unisono. Io, che non avevo mai fatto del male a nessuno, sopraffatto dalla vendetta, avevo ucciso un innocente. Ero veramente a pezzi.

Terminata la battaglia, seduto a rimuginare su tutto quello che mi era successo, sono rimasto isolato dagli altri e non ho festeggiato con loro. Avrei dovuto farlo con Isleif ad Hastings, ma non c’era più la possibilità.

<<Sei tu Ragnar?>> Mi chiese un ragazzo molto giovane, che interruppe i miei ragionamenti. Dopo aver ricevuto un cenno affermativo, disse con grande sorpresa che lo stesso Guglielmo, da me tanto disprezzato, voleva parlarmi.

Mentre raggiungevo la tenda regale coi suoi drappi dorati, troppo sfarzosi per i miei gusti, e protetta dalle guardie, ho visto per la prima volta, senza il timore e l’angoscia della battaglia, la terra da noi conquistata.

Sembrava così rigogliosa, coi suoi boschi di querce e le sue foreste ricche di volpi, tassi, ermellini, linci, ma anche di scoiattoli, talpe e lepri. Ma non c’era tempo per soffermarsi.

Dopo soli dieci minuti trascorsi in quella tenda così adornata da far invidia al sovrano francese, sono uscito da uomo nuovo: per aver ucciso il comandante anglosassone in battaglia, Guglielmo mi aveva concesso, anche se non molto grande, un vero e proprio feudo. Non era mai successo che prendesse una decisione del genere, ma così facendo ho potuto finalmente passare dalle poesie dedicate alla mia amata, che non venivano considerate in alcun modo, ad un matrimonio proprio con Caterina. Poteva sposare solo uomini nobili, nonostante io lo fossi certamente d’animo. Quindi, grazie a Guglielmo, sono stato tra i primi a portare il feudalesimo in Inghilterra, lì sconosciuto fino a quel momento.

Certo dovetti aiutare il mio sovrano ad affrontare le resistenze interne che finirono solo sei anni dopo. Le terre dei nobili inglesi ribelli furono confiscate e alcuni di essi fuggirono in esilio. Per controllare il suo nuovo regno concesse terre ai nuovi seguaci, proprio come me, e fece costruire castelli in punti strategici del regno. Anche a me ne venne assegnato uno: non gigantesco, ma un luogo perfetto per passarci il resto della vita con la mia nuova famiglia.

<<Così termina la mia storia, cari ragazzi>>. Dissi a Goffred ed Hermann, i miei nipoti più piccoli: <<Noi normanni abbiamo cambiato la storia di questa terra e, come mi disse Isleif, ora io ve l’ho raccontata, in modo che la tramandiate ai vostri figli affinché il nostro ricordo e le nostre gesta non scompaiano mai.>>

Nicolò Oldani 3L

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