Quando la Satira VA OLTRE


Dopo il terremoto, Charlie Hebdo ironizza anche sulla tragedia di Rigopiano: h
umor o caricatura di cattivo gusto?

Charlie Hebdo colpisce ancora. Stavolta il bersaglio del giornale francese satirico più discusso, che già aveva ironizzato sul terremoto del 24 agosto 2016 in Centro Italia con illustrazioni quantomeno irriverenti, è la valanga che il 18 gennaio 2017  ha travolto l’Hotel Rigopiano, causando la morte di 29 persone intrappolate sotto le macerie. La vignetta in questione rappresenta la morte sugli sci con due falci al posto delle racchette, accompagnata da un fumetto che recita:  “Italia: la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti”.

Ancora una volta, quindi, ci ritroviamo a fare i conti con una satira “che VA OLTRE”. Partendo dal principio, la satira (da “satur” = pieno) nasce come forma di spettacolo di probabile derivazione etrusca, caratterizzato dalla varietà di temi e toni, in cui si alternano esibizioni di poeti, attori o mimi. Solo in seguito si trasforma in un vero e proprio genere letterario, tipicamente latino, che continua a trattare argomenti diversi con linguaggio anche medio-basso, divindedosi però in due filoni principali. Il primo si contraddistingue per la forte aggressività con cui l’autore critica in poesia ciò che lo circonda, mettendo in ridicolo atteggiamenti, vizi, difetti, passioni comuni, perfino divinità, e mantenendosi in un ambito estetizzante che potremmo definire pre-dannunziano. Il secondo è quello della satira Menippea, in cui si combinano prosa e poesia, introducendo elementi fantastici e parodie ironiche nella riflessione morale. Oggi, invece, con il termine “satira” si indica la descrizione o la rappresentazione caricaturale degli aspetti negativi della società, di istituzioni politiche o di un singolo individuo. Ma, allora, fino a che punto può spingersi tale forma di critica pungente? È possibile ironizzare anche su una situazione umana oggettivamente tragica? Cioè: pur essendo possibile, è accettabile che lo si faccia? Opinioni differenti: c’è chi sostiene che la satira debba “avere un limite” e non estendersi a vicende drammatiche come quella in questione, mentre altri la difendono come “forma di libera espressione” che, in quanto tale, deve poter riguardare chiunque e qualunque cosa.

Comunque non sono mancate le risposte alla vignetta francese: prima tra tutte, l’illustrazione del disegnatore italiano Ghisberto, in cui la famigerata morte sugli sci, di certo attonita (e magari anche percossa), viene superata da un soccorritore alpino a tutta velocità che, con il dito medio alzato alla maniera di Cattelan ed impugnando la bandiera del soccorso alpino, cerca di raggiungere per primo il luogo del disastro per salvare più vite possibili. Pertanto, probabilmente, a dividere lo humor dal cattivo gusto vi è una linea molto sottile, facilmente superabile e decisamente invisibile per chi non abbia solide basi culturali. Per sapere se sia giusto che la satira ironizzi anche su vicende come la tragedia di Rigopiano, forse bisognerebbe rivolgere prima di tutto la domanda ai famigliari delle vittime.

Virginia Giorgetti e Martina Formenti 5E

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