Armenia tra presente e passato.

Memorial Armenian Genocide
Fossa comune di bambini armeni
Deportazioni degli Armeni

 

Il 20 gennaio si è svolto al teatro Sociale di Busto Arsizio l’incontro con il giornalista Simone Zoppellaro e il console Pietro Kuciukian, sul tema della situazione del popolo armeno ai giorni nostri e ai tempi del genocidio.

Gli armeni sono un popolo indoeuropeo stanziatosi in Anatolia attorno al 1000 a.C., il primo ad essere cristiano in quei territori, ed anche per questo motivo sempre considerato inferiore. A causa di tale stato di sottomissione, la popolazione armena si rivoltò all’impero Ottomano numerose volte, ma non riuscì mai ad ottenere una condizione di uguaglianza. Il 24 aprile del 1915 i dirigenti armeni furono decapitati, i ricchi e i potenti vennero uccisi con brutalità sanguinaria ed  il resto della popolazione fu deportata nel deserto con delle carovane. Le donne erano considerate un vero e proprio oggetto; pertanto spesso venivano stuprate per puro divertimento. A causa  delle condizioni di vita estreme morirono più di 2 milioni di persone, anche perché i pozzi contenevano acqua malsana o avvelenata.

Nel 2015 si è ricordato il centenario del genocidio degli Armeni. Pur trattandosi di uno sterminio di più di 2 milioni uomini, questa strage è una fra le più dimenticate. Le cause di questo genocidio non sono ancora ben note, ma si pensa che il governo dei “Giovani Turchi” temesse l’alleanza degli Armeni con i Russi, ai tempi nemici degli Ottomani. Papa Francesco ha ricordato questo terribile episodio durante un’omelia definendolo il “Primo genocidio del XX secolo”. Nonostante ciò, la Turchia di Erdogan continua a negare tutto, condannando indegnamente le parole di Papa Bergoglio. Non è servito a nulla nemmeno l’intervento dell’Unione Europea per far riconoscere alla Turchia il genocidio armeno; lo stesso stato turco ha minacciato infatti di espellere tutti i cittadini armeni se queste polemiche internazionali non fossero giunte ad un rapido epilogo.
Tale indisponenza ci pone dei dubbi sulle motivazioni di una reazione così ostile: a che scopo chiedere persino al popolo armeno di portare dei documenti che comprovassero la realtà del genocidio?
La posizione ufficiale del governo turco è che le morti degli armeni durante i “trasferimenti” o le “deportazioni” non possono essere semplicemente considerate “genocidio”. Posizione appoggiata da una lunga serie di giustificazioni, tutte divergenti tra loro: le uccisioni non erano deliberate o non erano orchestrate dal governo, erano giustificate dalla minaccia filorussa costituita dagli armeni come gruppo culturale, “non possono essere semplicemente morti di fame?”. Si afferma cioè che non si è trattato di una strage, che gli Armeni non sono stati uccisi per volontà dello stato turco, ma che si sarebbero avvicinati alla morte consapevolmente.

Altro tassello del puzzle: tra il 1992 e il 1994 l’Armenia è entrata in guerra, insieme alla regione del Nagorno Karabakh, contro l’Azerbaigian per lottare per l’indipendenza. Questo conflitto, di cui in Occidente non si parla quasi mai, sembra solo apparentemente concluso, poiché molti uomini continuano a morire nelle trincee a causa dei raid aerei o delle sortite notturne. Armenia e Turchia rimangono quindi ancora politicamente divise. Un notevole punto di forza dello Stato Armeno é invece la solidarietà:  quando sorgono problemi nella regione, giungono armeni da tutto il mondo per aiutare i loro compatrioti, a dimostrazione che avvertono ancora un forte senso di attaccamento alle loro antiche origini comuni.

La ferita del genocidio rimarrá aperta per sempre, però speriamo che venga almeno riconosciuto come tale, in ricordo di tutti coloro che sono morti così crudelmente, creando un punto saldo dal quale la nazione possa rinascere.

Davide Mara e Chiara Nebuloni 3A


20 gennaio 2017, Busto Arsizio, teatro Sociale: incontro con il Console Onorario Armeno Pietro Kuciukian.

La testimonianza del console è stata utile per capire meglio, dalla viva voce di un figlio di sopravvissuti armeni, la storia di quello “strano” popolo, così definito dal console stesso, la cui nascita è basata su tre eventi culturali principali.

Il primo risale al 301 d.C., quando il popolo armeno divenne cristiano; il secondo fu nel 400 con l’introduzione del proprio alfabeto, formato da 36 più 2 lettere (data di inizio dell’epoca d’oro della traduzione) ed il terzo fu nel 451 con la grande guerra tra Persiani e Armeni, dalla quale ottenne i primi diritti umano-civili nel 480.

Altra data significativa il 1471, nella quale gli armeni iniziarono ad emigrare verso le terre dell’Anatolia e nel sud del Caucaso, entrando a far parte dell’impero turco-ottomano.

Quest’ultimo, essendo islamico, costrinse gli armeni ad avere subito meno diritti e ad essere considerati inferiori. I veri problemi iniziariono, però, nel 1895, quando il sultano Abd du Hamid (il Sultano Rosso) scaricò su di loro tutte le responsabilità dei suoi fallimenti e di quelli dei suoi predecessori. Gli armeni furono sterminati in massa ed espropriati delle proprie case in quanto considerati reietti dell’impero. Questo “fenomeno distruttivo” terminò solo nel 1896 con la morte del Sultano.

Tale evento viene considerato come il primo genocidio armeno, termine applicato a posteriori ad un avvenimento del passato, poiché la parola genocidio fu coniata dall’ebreo Raphael Lenkin nel 1921, per intendere “gli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.

Nel 1908 gli armeni divennero a tutti gli effetti parte dell’impero senza discriminazioni, ma non per molto: dei gruppi turchi iniziarono nuovamente a perseguitarli perché di diversa confessione religiosa.

Dal 23 al 24 aprile 1915 iniziò il più grande Genocidio armeno della storia, che durò sino al 1917, commemorato il 24 aprile di ogni anno per non dimenticarne il milione e mezzo di vittime. Solo 29 Stati, tra i quali l’Italia, hanno riconosciuto ufficialmente il Genocidio. La Turchia non l’ha fatto e non ha intenzione di farlo, in quanto tale ammissione determinerebbe la definizione di sè come Stato assassino.

Oggi gli armeni sono un popolo povero e fanno sostanzialmente parte della Russia. Il loro genocidio può essere confrontato con gli orribili fatti accaduti agli ebrei con la Shoah, esempio drammatico da conoscere e ricordare per sviluppare un pensiero critico e autonomo rispetto alla mentalità persecutoria dell’ideologia dittatoriale o di ideologie dominanti di ogni genere ed epoca.

Roberto Fregola 2F

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