EUREKA! Risolto, dopo 25 anni, il mistero delle polveri stellari!

È stato recentemente risolto l’enigma dei granelli di polvere cosmica, i “fossili” del Sistema Solare giunti a noi grazie ai meteoriti. Queste polveri non hanno nulla a che fare con gli asteroidi sui quali sono state trovate, i quali infatti svolgono solo la funzione di “contenitore”, poiché la loro composizione è estremamente differente.

La polvere è composta da grani ricchi di ossigeno che hanno avuto origine dalle stelle Agb (asympotic giant branch) appartenenti al cosiddetto ramo asintotico delle Giganti, di massa compresa tra le 6 e 8 volte superiore a quella del nostro Sole. Si tratta di grani pre-solari che, testimoni di un’antichissima nube interstellare, sono giunti a noi da meteore che li hanno precedentemente inglobati e, infine, trasportati. Quelli formatisi dal vento stellare degli astri Agb producono al loro interno delle reazioni nucleari e sintetizzano isotopi dell’ossigeno.

L’esperimento LUNA (Laboratory for Underground Nuclear Astrophysics), il cui obiettivo da 25 anni a questa parte è stato lo studio delle reazioni di fusione termonucleare che avvengono nel cuore delle stelle, ha finalmente trovato una giustificazione alla loro composizione chimica, che sembrava in contrasto con l’origine stellare. LUNA è un acceleratore lineare di piccole dimensioni installato dall’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) nei laboratori sotterranei del Gran Sasso: l’unico acceleratore al mondo a trovarsi in un laboratorio sotterraneo schermato dai raggi cosmici. Il cuore di LUNA genera fasci di idrogeno o elio a energia molto elevata, per poi inviarli su un bersaglio solido o gassoso e indurre reazioni di fusione nucleare. Rilevatori al silicio, al germanio o a cristalli scintillanti scannerizzano la reazione avvenuta partendo dalle più piccole particelle prodotte e dal tipo di radiazione emessa durante la fusione. Le analisi chimiche sulla polvere mostrano risultati contraddittori con le osservazioni astronomiche dei telescopi ad infrarossi: i livelli del raro isotopo dell’ossigeno 17 erano più bassi del previsto.

“LUNA ha osservato che la possibilità che si verifichi una fusione nucleare tra nuclei di idrogeno e ossigeno 17 è doppia rispetto a ciò che si pensava”, afferma il coordinatore dell’esperimento Paolo Prati, che aggiunge inoltre: “Ciò implica che l’ossigeno 17 viene rapidamente distrutto già all’interno delle stelle originarie, ed è questo il motivo per cui se ne trova una bassa concentrazione nella polvere. Ecco perché nei meteoriti giunti a noi non si reperisce nelle quantità inizialmente attese. Si può così essere certi che questi fossili celesti sono i testimoni autentici delle fasi convulse di formazione del Sistema solare e della Terra: un’importante tessera del puzzle cosmico sull’origine degli elementi”.

Gaia Minorini 3A

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.