Una nuova ondata di peste?

La meningite torna a colpire all’interno della penisola: vittime di tutte le età.

Un bimbo di soli ventidue mesi, un diciottenne, un’insegnante di cinquantaquattro anni: solo alcuni dei casi di vite stroncate dalla meningite. Da Firenze a Palermo, da Roma alla vicina Legnano, questa terribile malattia sembra essersi accanita sul nostro Paese, comparendo quasi ogni giorno, fino a qualche settimana fa, nei titoli di notiziari e giornali, con una nuova preda nelle sue grinfie. Ipocondriaci (e non solo) si sono immediatamente fatti sopraffare dall’ansia e via di corsa verso la più vicina ASL, affollata a spintoni e inondata di richieste di vaccinazioni contro la malattia.

Ma tale preoccupazione è giustificata? Si può parlare di stato di allerta?

Dal punto di vista scientifico ed epidemiologico, la diffusione della malattia è sovrapponibile a quella dell’anno precedente: solo la Toscana ha registrato un superamento, ma entro limiti che non destano preoccupazioni tali da far pensare a un fatto epidemico di portata nazionale. Secondo Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive e parassitarie dell’Istituto Superiore di Sanità, “L’epidemia è più sulla stampa che nella realtà”, dice in un’intervista ad Avvenire, nella quale precisa che i casi in Italia “ogni anno sono circa mille, di cui tra i 190 e i 200 da meningococco, il patogeno più pericoloso”. Dopotutto, non è strano che da qualche settimana “l’epidemia mediatica” sembri miracolosamente scomparsa: tra Festival di Sanremo, strage di Rigopiano e conseguenze dell’insediamento di Trump, a telegiornali e media non è rimasto spazio per la “menigopatia”, o per la “meningomalia”, ed hanno infine tralasciato le vittime che la meningite fa ancora oggi e che faceva anche prima del falso allarmismo.

Resta però il fatto che quella da meningococco è una malattia molto pericolosa: questi famelici batteri, infatti, causano l’infiammazione delle meningi, le importanti membrane che rivestono il cervello. Tale flogosi si ripercuote pertanto sul cervello stesso, causando gravi sintomi neurologici che possono portare alla morte o a gravi conseguenze, tra cui sordità, ritardo mentale, paralisi motorie ed epilessia. Si tratta inoltre di una patologia molto subdola: è assai difficile da diagnosticare, poiché inizialmente viene confusa con una semplice influenza. Ecco i sintomi principali: febbre, nausea, vomito e rigidità dei muscoli nucali.

Unica misura veramente sicura ed efficace è la vaccinazione: non solo nel proteggere chi è stato vaccinato, ma anche nel diminuire drasticamente la circolazione di questo pericoloso batterio e, quindi, nel salvaguardare indirettamente anche chi non è stato vaccinato. Ne è dimostrazione lo straordinario risultato ottenuto nel Regno Unito: dopo 9 anni di vaccinazione a tappeto, la malattia si è quasi azzerata, sia tra chi era stato vaccinato, sia tra chi non lo era.

I media dunque, diffondendo ansia e agitazione, hanno nel frattempo contribuito ad aumentare le richieste di vaccinazione, cintura di sicurezza in grado di salvare numerose vite, segnando finalmente un punto in più per noi sul tabellone della combattuta partita meningococco-uomini.

L’allarmismo infondato, per una volta, ha dimostrato quanto i mezzi di comunicazione di massa possano rivelarsi utili anche quando ci sembrano tutto il contrario.

Yasmin Atef 4E

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