Quando il cinema racconta una “pagina bianca” della Storia.

America, 1961: Virginia, nel pieno della corsa verso lo Spazio. Ma Bianchi e Afroamericani non possono ancora condividere neppure lo stesso caffé! Vandalizzazioni a case e macchine sono all’ordine del giorno ed il clima, soprattutto di notte, è di terrore. Fontanelle, bagni, posti sui mezzi pubblici e nei luoghi di ritrovo, libri in biblioteca e a volte persino le scale (le Scale!), rimangono divisi in base al colore della pelle e una violazione comporta severissime ripercussioni, attuate con un’iniqua forma solo apparente di giustizia.

Ecco lo scenario del film, con regia di Theodore Melfi, intitolato “Il Diritto di Contare”. Un dramma dai toni paradossalmente vivaci, che racconta l’incredibile storia vera di tre donne le quali, contro ogni aspettativa, riescono a realizzare i loro sogni, contribuendo contemporaneamente a quello di tutta una nazione. Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson sono infatti parte del reparto più profilato e nascosto dell’enorme complesso di uffici della NASA, dove una ventina di donne di colore, selezionate accuratamente tra le più preparate, elabora e controlla i conti svolti dai grandi matematici ai piani superiori. Ovviamente, le loro posizioni sono molto precarie e spesso non vengono loro attribuiti titoli di grado piú alto solo per non doverle retribuire con salari più cospicui. Proprio per questo, tutte le lavoratrici accolgono con sorpresa la notizia che Mary, aspirante ingegnere, e Katherine, maga dei numeri fin da tenerissima età, sono riuscite ad accedere agli uffici in cui, normalmente, lavorano solo Uomini Bianchi. Le due ragazze si rivelano presto ben al di sopra della media, diventando essenziali nei successivi processi. Ma neanche Dorothy, leader brillante, resta “con le mani in mano” e, ironicamente, con la sua squadra diventa indispensabile per la programmazione della macchina che era stata comprata per sostituirle. Malgrado, ovviamente, la storia sia stata romanzata e manipolata, passa di sicuro il messaggio centrale che, come si suol dire, “i fatti valgono più delle parole” ed è quasi emozionante vedere le protagoniste che riescono ad ottenere pian piano qualcosa di semplice, come un bagno, un riconoscimento, una possibilitá di studio e così via, fino a far letteralmente “decollare” i loro sogni.

Oltre al cast, che comprende Octavia Spencer, Mahershala Ali, Kevin Costner e Jim Parsons, una peculiaritá del film è Il modo in cui la storia viene raccontata. La pellicola, a tratti, ha infatti un tono molto leggero e inquadra una lotta per l’uguaglianza piú silenziosa, che si dissocia dagli atti di rivolta e protesta che si vedono generalmente in questi tipi di proiezione.

Forse proprio a causa della pressochè totale assenza dei tipici caratteri da “film da Oscar”, ovvero grandi citazioni o trovate registiche particolari, è stata per alcuni quasi una sorpresa quando questo lungometraggio ha ottenuto ben tre nomination, anche se, alla fine, non é riuscito a portarsi a casa nessuna statuetta.

E’ comunque molto interessante l’idea di presentare al pubblico la punta dell’iceberg di tutte quelle figure rimaste nascoste nella Storia e che negli ultimi anni stanno catturando l’attenzione di registi e produttori in cerca di nuovi spunti narrativi. In questi casi la cinematografia ha una grandissima potenza: riesce a far rivivere questi personaggi attraverso la voce e il volto di un attore, obbligandoci a guardare esattamente dove vogliono farci guardare e catalizzando l’attenzione delle masse su dei personaggi dimenticati dai libri di scuola. Risultati stupefacenti, come in altri due dei casi mediatici lamorosi: The Imitation Game e The Danish Girl. Due vite simili e diverse di personaggi che hanno senza dubbio cambiato la Storia: Alan Turing, importante nella risoluzione di codici tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, e Lili Elbe, prima transessuale a sottoporsi all’intervento per il cambio si sesso.

Alla fine, infatti, occorre ricordare che Armstrong non era solo nella sua missione e che, ad esempio, Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sulla Luna, è stato semi-cancellato dai testi scolastici. O, ancora, tutti gli inventori che, magari per motivi economici, non hanno potuto prendere un brevetto e si sono visti rubare l’idea (in alcuni casi, nel senso più letterale del termine). Dobbiamo sperare che i registi, gli scrittori e le figure di spicco s’impegnino a ricercare le vite a bordo pagina della Storia e, recuperandone i pezzi straordinari, riportino alla luce ciò che i media e l’opinione pubblica hanno dimenticato, o non hanno proprio mai conosciuto.

Carlotta Frigo 3A

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