Mors tua vita mea? La difesa è davvero così legittima?

Uccidere è reato, offesa, peccato. Ma è sempre un comportamento da punire?

Una delle forme primordiali di legittima difesa nacque quando, in seguito all’unificazione attuata dal monarca giapponese Shō Hashi dei tre regni di Okinawa e, poi, anche delle isole Ryu-kyu, si vietò il possesso di armi da parte dei cittadini per mantenere la pace. Dopo la battaglia di Sekigahara (1600), il clan vittorioso dello shogunato Tokugawa concesse al clan Shimazu di occupare l’arcipelago giapponese. Poiché fu rinnovato il divieto di possedere armi e persino utensili di uso quotidiano come bastoni o falcetti, i quali dovevano essere chiusi nei magazzini durante la notte, gli abitanti si dedicarono in segreto allo studio di una forma di autodifesa da usare contro gli invasori. Si sviluppò così la scuola Okinawa-te, cui seguirono altre correnti di pensiero e quindi diversi stili di arti marziali, tutti tesi ad un’unica esigenza: la legittima difesa. Essa nacque dunque come stretta necessità dell’uomo di difendersi dal barbaro invasore e non come tramite per uccisioni deliberate. Perché, allora, oggi in Italia sembra una pratica esercitata arbitrariamente senza basi legali?

Uno degli ultimi e più clamorosi episodi di eccesso di legittima difesa vede protagonista Mario Cattaneo, titolare di una tabaccheria in provincia di Lodi, che alle 3:30 di venerdì 10 marzo ha sparato ad uno dei 4 ladri entrati nel suo locale: il fuggitivo, colpito alla schiena, è morto sul colpo. Tutto il paese si è stretto intorno all’uomo, ritenuto senza colpe ma presto al centro di polemiche e dibattiti. Uno stesso corso degli eventi è toccato a coloro che si sono trovati coinvolti in situazioni simili: tutti casi, più o meno recenti, che hanno diviso il nostro Paese tra chi sostiene che la legittima difesa sia valida in ogni circostanza e chi, invece, preferisce non disporne mai, abiurando ogni forma di violenza per ragioni morali.

Vittima di un attacco criminale, Cattaneo ha commesso in primis un atto delittuoso, avendo tolto la vita ad una persona e, quindi, esercitato in proporzioni eccessive il suo diritto a difendersi. Va quindi considerato un assassino? Dal punto di vista giuridico sembrerebbe di no. Così recita, infatti, il primo comma dell’art. 52 del codice penale italiano:

«Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.»

Il Diritto Italiano ci tutela, ma mentre ai nostri cittadini non è ancora permesso disporre liberamente di armi, in buona parte degli Stati Uniti, dove è addirittura possibile uscire di casa con un’arma nascosta (il cosiddetto concealed carry), accade esattamente il contrario. Se il Grande Paese si è sempre distinto per l’emancipazione e la libera circolazione delle armi, sarà forse un caso che il numero degli omicidi sia di gran lunga superiore rispetto ad altre nazioni non così democratiche? Laddove chiunque può decidere di proteggersi con i propri mezzi, è anche necessario chiedersi quanto sia legittimo garantire il diritto di difendersi di fronte ad un’offesa ritenuta ingiusta, nel momento in cui la reazione supera la gravità dell’offesa medesima.

La delicata questione ha suscitato reazioni più o meno forti dalle maggiori forze politiche italiane. Matteo Salvini, leader leghista, dichiara in un’intervista: “C’è la legge sulla legittima difesa che da quattro anni aspetta di essere approvata in Parlamento, che cancella il reato di eccesso di legittima difesa e quindi viene incontro ai cittadini che si difendono, che non devono essere processati”. Sempre in ambienti di Destra, anche da Fratelli d’Italia la vicenda viene accolta con interesse: scesi in piazza per chiedere una modifica della legge preesistente, i membri del partito hanno infatti sostenuto che “l’afflusso di persone e i recenti accadimenti hanno confermato quanto sia necessario modificare la normativa in tema di legittima difesa, che troppo spesso si presta ad ambiguità interpretative che alla fine giungono a penalizzare proprio coloro che nella loro abitazione subiscono violenza”. A sua volta, la Sinistra sembra aver capito che le attuali norme sulla legittima difesa sono incomplete ed inefficaci: lo dimostrano i due emendamenti presentati dal Pd che propongono alcune modifiche al testo, con l’obiettivo di rendere meno rigida e difficoltosa la prova di aver agito per legittima difesa e, quindi, senza colpa.

Alle varie reazioni politiche si aggiunge autorevolmente quella della Chiesa Cattolica, secondo cui la legittima difesa non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere. Infatti, sebbene il Vaticano sostenga che far rispettare il diritto alla vita degli individui sia una priorità e che chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio, rimane la condizione che la reazione difensiva non sia mai più violenta dell’offesa subita. Poi, per chi è responsabile della vita di altri, la legittima difesa è talvolta “un grave dovere” (basti pensare ad una mamma che deve difendere il proprio bambino di fronte ad un pericolo).

Dopo la modifica del testo, al momento dell’approdo in Aula, il 21 aprile 2016, il provvedimento è stato tuttavia rimandato in Commissione su proposta di Area Popolare (sostenuta dal Pd) ed il relatore, il leghista Molteni, si è dimesso dall’incarico. Dopo più di un anno di totale quiescenza, il 3 maggio 2017 il Ddl ha ottenuto il primo via libera del Parlamento, con 225 Sì, 166 No e 11 astenuti. La discussione, faticosamente portata a termine, ha raggiunto punti salienti analoghi a quelli francesi, che prevedono la legittima difesa per respingere attacchi perpetrati di notte con aggressione, violenza ed inganno. Si è ora in attesa di una nuova calendarizzazione al Senato, ma è davvero così necessario? Evidentemente, l’unica necessità è prevedere un processo che discrimini i diversi casi, per non ricadere nel Far West d’oltreoceano ma anche nella tentazione di assolvere chiunque si stia difendendo da un’aggressione, a prescindere.

 Francesca Genoni 2A

 

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