Astrofisica al Liceo: viaggi nel Tempo e nello Spazio.

Lo scorso 8 novembre alle ore 14:30, per la prima volta presso il nostro istituto, si è svolto il terzo incontro del ciclo Scienza & Fantascienza, organizzato dal professor Paolo Musso, docente di Filosofia della Scienza del Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate dell’Università dell’Insubria di Varese. Ecco il tema: Là dove nessuno è mai stato prima. I viaggi spaziali ieri, oggi, domani e… dopodomani.

Nei due incontri precedenti si era parlato di come si è evoluta nel tempo l’immagine dei viaggi spaziali nella Storia della Letteratura e del fumetto di fantascienza, mentre in questo si è trattato di astrofisica nella storia, nel presente e nel futuro, di viaggi spaziali realmente realizzati, di altri in corso di programmazione o di prossima attuazione.

L’Aula Magna del Liceo Tosi, un sistema di tre aule gradinate recentemente collegate tra loro in audio-video grazie all’intervento tecnico dell’Ing. Paolo Timoni, della Commissione Informatica d’Istituto, e con il contributo economico del Rotary Club di Busto Arsizio, era colma di studenti, docenti e appassionati della materia, per una presenza di oltre 120 persone pronte a seguire le lezioni tenute dagli studiosi d’astrofisica Roberto Della Ceca (Primo Ricercatore dell’ Istituto Nazionale di Astrofisica e Osservatorio Astronomico di Brera) e Davide Maino (docente di fisica dell’Università degli Studi di Milano). Il Prof. Della Ceca ha esposto una ricca e dettagliata Storia dell’Astronautica, con un’attenzione particolare al contributo dell’Italia, che è sempre stata tra i Paesi all’avanguardia grazie a diversi studiosi e ricerche nei vari progetti spaziali internazionali. Questa disciplina, magari non molto nota si più, si basa sulla teoria e sulla pratica dell’esplorazione spaziale, ossia sulla navigazione al di fuori dell’atmosfera terrestre tramite macchine automatiche oppure provviste di equipaggio. Con parole semplici e comprensibili a tutti, il docente universitario ha spiegato che l’astrofisica può anche essere definita come la scienza che si occupa della tecnologia dei viaggi spaziali ed ha avuto inizio per molteplici ragioni, a partire dal prestigio e dalla necessità di supremazia tecnologica, da cui è nata la corsa allo spazio dagli Anni Cinquanta del secolo scorso. Attualmente gli scopi maggiori delle missioni robotiche nello spazio sono puramente scientifici e servono per implementare le nostre conoscenze in astrofisica, per far evolvere lo studio delle proprietà fisiche della materia, per ampliare le ricerche in astronomia, per precisare l’osservazione e la spiegazione degli eventi celesti, per monitorare le risorse del pianeta, nonché per approfondire lo studio del sistema Solare e migliorare le telecomunicazioni satellitari (televisive e legate ad internet).

L’Astronautica si è concentrata principalmente sulla messa in orbita di satelliti artificiali ed ha raggiunto altri notevoli traguardi, come la costruzione di stazioni spaziali abitabili, l’invio di uomini sulla Luna (Programma Apollo) e di sonde verso pianeti lontani (Programma Voyager). Della Ceca ha anticipato che, in un prossimo futuro, sono allo studio viaggi con lo scopo di mandare esseri umani su Marte (non prima del 2020) e, più avanti, un progetto di colonie spaziali e astronavi in grado di addentrarsi ancora più in profondità nel cosmo.

La lezione ha anche fornito informazioni sul ruolo dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che ha il compito di predisporre e attuare la politica aerospaziale nel nostro Paese, gestendo missioni in proprio e in collaborazione con i maggiori organismi spaziali internazionali. Le sue attività affondano le radici in una tradizione che fa dell’Italia uno dei primi Stati al mondo ad essersi occupato di questo settore, già dai primi anni del Novecento, con studi, esperimenti e personaggi di rilievo internazionale. Da ricordare Luigi Broglio, considerato padre dell’Astronautica italiana per il suo straordinario contributo che portò l’Italia a diventare il terzo Paese al mondo ad avere un proprio satellite in orbita (il San Marco 1), il primo al mondo ad avere una base di lancio equatoriale (il Centro spaziale Luigi Broglio) ed il primo ad effettuare un lancio equatoriale diretto. Nel corso degli Anni Sessanta, infatti, l’Italia iniziò a giocare un ruolo chiave anche nella politica spaziale europea, che proprio allora andava prendendo forma. Nel 1964 aderì alle prime organizzazioni spaziali europee, ELDO (European Launcher Development Organization) per la costruzione dei lanciatori ed ESRO (European Space Research Organization) per la realizzazione di satelliti scientifici.

Nel 1975, nasceva l’Agenzia spaziale europea (ESA) di cui l’Italia fu tra i Paesi Fondatori e di cui è tuttora il terzo paese contribuente dopo Francia e Germania. Invece nel 1988 la costante crescita del settore spazio, del ruolo italiano e la necessità di una sua razionalizzazione spinsero alla creazione di un ente separato, appunto l’Agenzia Spaziale Italiana.

Il secondo intervento ha visto come relatore il professor Davide Maino, già noto agli esperti di Plunk, la sonda progettata dall’ESA, al cui progetto ha collaborato direttamente con responsabilità relative alla raccolta dei dati forniti dalle trasmissioni della sonda, utili a studiare le anisostrofie del fondo cosmico. Ha fornito informazioni relative alla missione Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea, che vedrà anch’essa una consistente partecipazione italiana e sarà dedicata ad uno degli argomenti più affascinanti di tutta la scienza contemporanea: lo studio delle cosiddette “dark matter” e “dark energy”, ossia della sfuggente “materia oscura” e dell’ “energia oscura” che permeano l’universo.

Euclid è la seconda missione del Programma Scientifico dell’ESA: lancio previsto nel 2020 e vita operativa di 6 anni. Il satellite ospiterà due strumenti scientifici che effettueranno un invio di sonde nel cielo extragalattico con lo scopo di ottenere immagini di altissima accuratezza e misurare gli spettri di milioni di galassie. Scopo della missione: il miglioramento delle conoscenze sulla materia e sull’energia oscura, uno dei temi di maggiore interesse nell’astrofisica moderna e di cui non sappiamo ancora quasi nulla, benché insieme costituiscano circa il 95% di tutto ciò che esiste nell’Universo. L’obiettivo sarà raggiunto attraverso l’osservazione e lo studio di due diversi e indipendenti fenomeni cosmologici: l’apparente distorsione dell’immagine delle galassie dovuta alla non omogeneità della massa e le oscillazioni acustiche della materia barionica, ritenute uno dei metodi più accurati per porre vincoli sull’equazione di stato dell’energia oscura e sulla sua eventuale evoluzione cosmica. Alla fine della sua vita operativa, Euclid avrà prodotto immagini e dati fotometrici per più di un miliardo di galassie e milioni di spettri di galassie, dati che saranno di grande importanza anche per molti altri settori dell’astrofisica.

Per chi, come alcuni di noi studenti, aveva visto lo scorso anno il film October Sky di Joe Johnston (1999) e si era appassionato alle avventure di quel gruppo di ragazzi americani e ai loro tentativi di costruzione e lancio di razzi negli Stati Uniti degli Anni ‘50, ispirato alla storia vera di un ingegnere della NASA poi responsabile dei motori dello Space Shuttle, è stato davvero interessante ascoltare e conoscere persone che hanno potuto trasformare la loro passione per il cosmo in una professione reale, altamente specializzata e d’avanguardia.

Camilla Stefanetti 3F

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