Mafia Capitale: il suburbio tra invenzione e realtà.

Capita spesso che al telegiornale trasmettano servizi riguardanti la mafia, nota in Sicilia come “Cosa Nostra”. Maxi sequestri di droga e oggetti dall’inestimabile valore, blitz della polizia e, tra i casi più recenti, la morte di boss come Totò Riina, il cosiddetto “capo dei capi”. Ma fermiamoci un momento: ci siamo mai chiesti cosa sia veramente la mafia? Quasi sempre appare come un’organizzazione di criminali, però non è solo questo; si tratta infatti di un concetto molto più complicato.

Luigi Garlando, noto scrittore milanese nato nel 1962, descrive efficacemente questo fenomeno nel suo best seller “Per questo mi chiamo Giovanni”. Come si può intuire dal titolo, il libro tratta la storia di un ragazzino di Palermo che, per il suo decimo compleanno, riceve come regalo dal padre una gita attraverso la città, al fine di spiegargli perché sia stato chiamato proprio così. Lungo il percorso sono ripresi episodi chiave della vita di Giovanni Falcone: le sue lotte, le sue fatiche, le sue vittorie e, soprattutto, le sue sconfitte. Giovanni capirà da sé che la mafia ESISTE anche a scuola e che va combattuta, senza aspettare di crescere.

Un altro libro scritto dal medesimo autore sull’argomento si intitola “’O Maè”, che in dialetto napoletano significa “il maestro”. Anche se meno conosciuto, è un testo che non tralascia alcun dettaglio del contesto mafioso, soprattutto i più crudi e violenti, facendoci provare sensazioni molto forti e talvolta terribili. Racconta di Filippo, un ragazzo di Scampia (quartiere che rispecchia in modo esemplare il degrado delle periferie) dal destino segnato nel mondo della Camorra napoletana. Quando però, per un caso fortuito, entrerà in contatto con Gianni Maddaloni, “o Maè”, padre del campione del mondo di judo Pino Maddaloni, la sua vita avrà una svolta: si troverà a decidere se restare nel “sistema”, e fare da sentinella per l’arrivo della polizia, oppure cambiare vita e battersi dalla parte dei Maddaloni con il judo. Ma questa non è finzione: è, anzi, ciò che purtroppo succede a tutti coloro che vengono coinvolti in vicende simili, quando si trovano a dover riflettere e pensare finalmente: “Posso cambiare il mio futuro, la mia vita, le mie ambizioni?”. Cambiare non è mai facile, anche nelle situazioni più semplici, e sicuramente ciascuno di noi sarà giunto o giungerà ad un bivio dove la strada giusta o sbagliata non esiste. La via che si sceglie sarà semplicemente la più giusta per noi.

La mafia, quindi, è molto più complessa di ciò che sembra e non è sufficiente dire “basta” e poi non agire. La mafia la possiamo vivere sulla nostra pelle ogni giorno: quante volte ci è capitato di provare un senso di forte ingiustizia? Magari, dopo ore di duro lavoro, essere superati da qualcuno che non ha impiegato neanche la metà del nostro tempo e della nostra fatica, probabilmente imbrogliando o dimostrando di non metterci tutta la passione che ci mettevamo noi. L’uomo non è certamente una macchina, non è perfetto e spesso sbaglia, ma non tutto deve essere lasciato così com’è: bisogna trovare il coraggio e la forza di andare contro le ingiustizie peggiori come la mafia perché, in fin dei conti, tutti gli uomini sono uguali, mentre qualcuno crede ancora di essere più uguale degli altri.

Luca Canola 2B

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