Il Biotestamento è Legge.

Il disegno di legge 2801 sul testamento biologico è stato approvato in senato il 14/12/2017 e contiene le norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento sanitario. Al contrario di paesi come la Svizzera o l’Olanda, in Italia non sono previsti eutanasia o suicidio assistito. Cosa prevede dunque la nuova legge?

Lo spirito del progetto è che nessun trattamento sanitario possa essere cominciato o continuato senza il consenso libero e informato della persona interessata. Si stabilisce anche che nella relazione di cura tra medico e paziente siano coinvolti – se il paziente lo desidera – anche i familiari, oppure una persona di sua fiducia. Viene inoltre disciplinato il diritto di ogni persona a conoscere le proprie condizioni di salute ed essere informata in modo completo della diagnosi, della prognosi, dei benefici e dei rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari proposti, delle possibili alternative e delle inevitabili conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento.

Per quanto riguarda minori e incapaci, il consenso informato è espresso dai genitori o dai tutori, ma il paziente deve comunque ricevere informazioni sulle possibili scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà, in quanto ha il diritto di revocare in ogni momento il consenso, che deve essere dato in forma scritta o videoregistrata, con mezzi che consentano anche alla persona con disabilità di comunicare. Poiché la loro somministrazione avviene su prescrizione medica, anche la nutrizione e l’idratazione artificiali sono ritenuti “trattamenti sanitari”. Di conseguenza, possono essere rifiutate o sospese.

Per quanto riguarda la terapia del dolore, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati, ma deve comunque alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto del trattamento sanitario. Quindi devono sempre essere garantite terapia del dolore e cure palliative, come ad esempio la sedazione palliativa profonda continua. Tuttavia il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alle buone pratiche clinico-assistenziali.

Nella legge sono previste le cosiddette disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Ogni persona maggiorenne, in previsione di una sua futura incapacità di autodeterminarsi, può esprimere anticipatamente le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Il paziente, quindi, indica una persona di sua fiducia (fiduciario) che lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat devono essere redatte in forma scritta e sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. Vanno firmate davanti a un pubblico ufficiale, un notaio o in presenza di un medico del Servizio Sanitario Nazionale. Questi documenti sono esenti dall’obbligo di registrazione, dall’imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto o tassa.

Il medico è tenuto al rispetto delle Dat, le quali possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico, in accordo con il fiduciario, qualora appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, ovvero sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione in grado di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

Immancabili le reazioni da parte delle istituzioni più importanti, prima fra tutte la Chiesa Cattolica. L’attuale pontefice sembra elogiare i passi avanti sostenendo che “la medicina ha sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, migliorare la salute, prolungare la vita” e aggiunge che gli interventi sono “sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi”. Un’opinione che si è gradualmente svincolata da quella di Pio XII che, al congresso di anestesiologia del 24 novembre 1957, affermò: “Non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili: in casi ben determinati è lecito astenersene”. Quasi in risposta, Bergoglio chiede “un supplemento di saggezza. L’eutanasia rimane sempre illecita perché interrompe la vita e procura la morte”. La cultura dello scarto – dice ancora – porta “all’eutanasia nascosta degli anziani che vengono abbandonati”.

Per la Chiesa è quindi prioritario non abbandonare mai il malato. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), rammenta: “Non è facile stabilire il confine tra accanimento terapeutico ed eutanasia” e sottolinea “Occorre rifiutare terapie sproporzionate, ma anche non rinunciare a gesti essenziali come nutrire, idratare, curare l’igiene. Bisogna riconoscere e incoraggiare l’obiezione di coscienza del medico e delle strutture sanitarie cattoliche.” Il passo di civiltà che, dopo molti anni di inerzia, è stato compiuto dal Parlamento Italiano consente, cioè, al cittadino di mantenere la libertà di scelta anche in momenti estremi, quando il suo organismo fosse sconquassato dalla sofferenza fisica e ridotto ad uno status disumanizzante.

 Gaia Minorini 4A
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