Le elezioni della (s)fiducia

Dopo una campagna elettorale dominata da rabbia e tensione sociale, il popolo italiano ha votato e ribaltato ogni aspettativa. Alle elezioni politiche del 4 marzo il Movimento 5 Stelle, capeggiato da Luigi di Maio, è risultato il primo partito in termini di voti ricevuti, con oltre il 32% alla camera. Il PD, in caduta libera, ha ottenuto solo il 18,7% dei consensi, mentre Forza Italia è passata con un irrilevante 14%. Di fatto nessuna forza politica, né da sola né in coalizione, ha ottenuto la maggioranza. Per formare l’esecutivo, di fianco ai Pentastellati, si batterà l’agguerritissima coalizione di Centrodestra (Lega – non più Nord per mettere d’accordo il Mezzogiorno, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia-UCD), forte di un 37% e guidata da Matteo Salvini, ormai figura di spicco del populismo di destra dal 2013. Alessandro Di Battista, deputato del Movimento, ha fatto comunque già sapere che i Grillini non intendono aprire ad altre soluzioni se non quella di un governo esclusivamente pentastellato, a cui altre forze politiche potrebbero dare l’appoggio su determinati provvedimenti. In altre parole: solo alle condizioni dettate dagli stessi Cinque Stelle.

Il leghista Matteo Salvini dice di rifiutare “governi minestrone” e afferma che: “La Lega ha vinto nel centrodestra e resta alla guida del centrodestra”. Ancora, Di Maio è convinto che lui e il suo partito siano “i vincitori assoluti”. Entrambi candidati premier, il secondo ha affermato di voler rinunciare all’eventuale incarico qualora fosse senza “mandato pieno”.

Cos’abbia permesso al M5S una crescita tanto rapida quanto sorprendente negli ultimi nove anni, se lo sono chiesti in molti. Del resto, si tratta di un partito politico fondato da un comico genovese e da un imprenditore del web sulla scia dell’esperienza del movimento Amici di Beppe Grillo. Da sempre promosso come né di destra, né di sinistra, tantomeno come un partito, ma piuttosto come una libera associazione di cittadini, si tratta di un organismo ideologicamente contestato, disorganizzato e talora confuso: si pensi alla legge in materia di unioni civili, votata a maggio 2016, quando i deputati del Movimento si sono astenuti dopo che Beppe Grillo si era dichiarato favorevole a più riprese o, ancora, lo scoppio di una parentopoli ai primi di novembre 2013. In ogni caso, le proposte più convincenti della campagna elettorale sono state senza dubbio il reddito di cittadinanza, che costerebbe alle casse pubbliche tra i 15 e i 20 miliardi l’anno ed è anche ciò che ha permesso ai Cinque Stelle di “sfondare” in Meridione, il taglio del debito pubblico e la riduzione dell’aliquota IRPEF.

Qualora i pentastellati andassero al governo, lo schieramento dei ministri prevederà, fra gli altri, Salvatore Giuliano, soprannominato il “Preside 2.0”, come ministro dell’Istruzione, al centro di una polemica per aver collaborato alla “Buona Scuola” di renziana memoria. Tra i vari progetti in materia d’istruzione c’è, infatti, quello di abolire la legge 107 e quindi l’obbligatorietà dei percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro.

Meno stupefacente è il traguardo raggiunto dalla coalizione di Centrodestra. Per quanto la campagna elettorale abbia fatto discutere (come l’enfatico giuramento sul Vangelo in Piazza Duomo), Salvini ha convinto gli italiani con le sue politiche reazionarie: no all’immigrazione clandestina (proposta con l’avvincente slogan “Stop invasione. Prima gli italiani!” o anche “Aiutiamoli a casa loro!”), no allo ius soli, sì alla reintroduzione della leva obbligatoria. A persuadere gli elettori hanno aiutato anche proposte come l’introduzione della flat-tax al 15%, la sostituzione integrale della Legge Fornero, gli asili nido gratuiti, una nuova legge sulla legittima difesa e l’eliminazione dei test d’ingresso universitari.

Quanto allo schieramento, si leggono nomi già noti: Vittorio Sgarbi, che potrebbe finalmente coronare il suo sogno di guidare i Beni Culturali, ma anche la leader Giorgia Meloni, forse con il ruolo di vicepremier, a capo della Salute. Meno convincente Mara Carfagna a titolo di ministro della Pubblica Istruzione, affidato nel governo del 2008-2011 a Mariastella Gelmini, che ora potrebbe tornare come Presidente della Camera. A differenza dei Grillini, Salvini propone solo di modificare i punti critici della legge 107 e potenziare lo strumento dell’Alternanza. Da non dimenticare in Lombardia è la “stravittoria” con oltre il 50% dei voti del leghista Attilio Fontana (sì, quello scivolato sulla “sostituzione etnica” e sulla “razza bianca”) come presidente della regione.

Insomma, da queste elezioni il PD ne esce quasi distrutto. Crollato il Centrosinistra di Renzi, ha avuto inizio, per usare le parole di Di Maio, “La Terza Repubblica, la repubblica dei cittadini.” E, mentre le polemiche divampano e i dubbi crescono (dove sono i moduli per il reddito di cittadinanza?), tutti gli italiani attendono fiduciosi di vedere le prime mosse del futuro governo, nella speranza che si riveli davvero in grado di amministrare l’Italia e guardare, ancora prima che alle proprie esigenze politiche o agli interessi di singoli parlamentari, a quelli dei cittadini.

Francesca Genoni 3D

Andrea Trocino 1B

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