Sparatoria in Florida: cambierà la legge sulle armi?

Chi di noi studenti italiani potrebbe mai immaginare di diventare vittima di una sparatoria? Chi potrebbe pensare di veder morire i propri professori e i propri compagni mentre è a scuola? Probabilmente nessuno. Per molti di noi, anzi, un tale scenario sarebbe troppo brutale persino per il peggiore degli incubi. Per gli studenti della Stoneman Douglas di Parkland, in Florida, questo incubo si è invece avverato.

Mercoledì 14 febbraio scorso, Nikolas Cruz, ex-studente 18enne espulso per motivi disciplinari, è entrato a scuola con un fucile semi-automatico e, dopo aver fatto scattare l’allarme antincendio, ha aperto il fuoco sugli studenti che stavano lasciando le classi. Le forze dell’ordine hanno subito ordinato agli insegnanti di barricarsi nelle aule ma, nonostante questo provvedimento, il killer è riuscito a uccidere 12 persone all’interno della scuola. Ha anche tolto la vita a 2 individui fuori dall’edificio e ad una sulla strada, col bilancio dei morti che si è aggravato a seguito di 2 decessi in ospedale. Cruz, dopo essersi confuso con gli altri studenti in un goffo tentativo di fuga, è stato identificato e arrestato poco lontano dalla scuola.

Era già stato segnalato come giovane con problemi mentali e l’FBI l’aveva già individuato come potenziale individuo pericoloso. Aveva un’irrefrenabile passione per le armi, che esibiva sui social, dove postava foto con pistole e fucili, a volte anche col viso coperto. Post eventum, il presidente americano Trump ha accusato i Servizi Segreti di essere troppo concentrati nel cercare una collusione tra lui e la Russia, anziché fermare i pericoli negli USA. Tuttavia, nei primi giorni dopo l’attentato, non ha parlato di limiti alla vendita delle armi, né di innalzamento dell’età minima per l’acquisto, nemmeno per dispositivi così pericolosi come il fucile semi-automatico usato dal killer.

Inevitabilmente, la sparatoria ha risollevato la questione della vendita delle armi negli Stati Uniti dove, per il Secondo Emendamento (emanato però a metà Ottocento, in pieno Far West), ogni cittadino ha il diritto di possederle per utilizzo privato. La diffusione di una cultura delle armi e il radicamento della stessa nella società di base ha, tuttavia, incrementato l’influenza della lobby delle armi, “National Rifle Association“, tanto importante da poter finanziare le campagne elettorali dei più potenti politici del Paese, tra i quali lo stesso mr.Trump, a cui nell’ultima presidential run sono stati versati 30 milioni di dollari.

Nonostante la tragedia, però, sono emersi alcuni risvolti positivi. Si è parlato molto, ad esempio, dell’insegnante eroe Aaron Feis, che ha fatto da scudo ai suoi studenti quando Nikolas Cruz ha iniziato a sparare. Scelta coraggiosa, che ha poi pagato con la vita. Rimasto ferito gravemente, l’operazione non è infatti riuscita a salvarlo. Un altro episodio, ma a lieto fine, è stata quello di Anthony Borges, il ragazzo di 15 anni che si è procurato diverse ferite per bloccare la porta della sua classe. Salvatosi in ospedale, voleva guarire il più in fretta, per tornare a giocare nella Barcellona Academy. Una volta saputolo, il club ha offerto l’assistenza della propria equipe medica per aiutare lo studente a ritornare presto sui campi di calcio. Inoltre i calciatori, commossi, gli hanno inviato la maglietta con le firme dei campioni del club blaugrana.

Questa tragedia è solo una delle tante in cui le scuole americane vengono “sorprese” da colpi di arma da fuoco. Il precedente più grave era un attacco nel Kentucky, dove erano rimaste uccise 2 persone. Un’altra sparatoria famosa avvenne nel 1999 alla Columbine High School, in cui due studenti, anch’essi con la passione per le armi, entrarono a scuola e uccisero 13 persone, ferendone più di 20. È invece notizia degli scorsi giorni un insegnante che ha esploso un colpo di arma da fuoco in classe nella Dalton High School in Georgia, per poi consegnarsi alla polizia mezz’ora dopo. Il fatto è accaduto esattamente il giorno dopo la proposta del presidente Trump di armare gli insegnanti per limitare gli attacchi ed evitare l’innalzamento dell’età minima per possedere delle armi.

La morte di 17 persone ha risvegliato nella società americana la voglia di limitare fortemente la vendita delle armi e impedirla per chi non rispetti rigidi standard. Gli studenti hanno levato il loro grido per una società più pacifica e con meno armi, ed hanno criticato chi, come la National Rifle Association, pensa prima ai guadagni e poi alla vita delle persone, senza voler adattare le regole ai nuovi fatti che evidenziano i difetti di questo antiquato sistema. Sicuramente si susseguiranno diverse manifestazioni con lo scopo di far sentire la voce degli studenti sopravvissuti, nel tentativo di convincere lo Stato a cambiare la situazione sulle armi. “La generazione dei nostri genitori ha fallito”, dice agguerrito uno dei sopravvissuti davanti alle telecamere di Real Time with Bill Maher, su HBO. Ora saranno i giovani a lottare e ottenere la sicurezza che meritano nelle scuole.

Mathias Caccia 1A

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