Ritorna la F1, ritorna la velocità, ritorna la battaglia!

I motori rombano, tutte le luci si accendono, le rosse pian piano si spengono e poi le verdi arrivano. Tempo qualche centesimo di secondo e tutti sono partiti.

Probabilmente sono queste le sensazioni di un pilota di F1 alla partenza. Dopo la pausa invernale, ritornano i bolidi più veloci del pianeta. Che quest’anno arrivano con qualche novità.

Quella che salta subito all’occhio è l’halo, una protezione costituita da 3 cilindri di metallo integrati nella monoposto, che garantiscono la protezione da pneumatici volanti oppure da monoposto dirette verso la tua testa a più di 100km/h. Bisognerebbe chiedere a Micheal Shumacher, che nel GP di Abu Dhabi del 2010  vide arrivare la Force India di Vitantonio Liuzzi dritta verso la sua. Nonostante molte critiche per l’estetica (le fantastiche on-board camera dell’anno scorso verranno un po’ rovinate), sicuramente si tratta di un’ottima soluzione per evitare traumi cranici o danni del genere.

Però la parte emozionante è iniziata coi test, i cui risultati non sono spesso affidabili e che quest’anno sono stati anche falsati dal maltempo che ha colpito Barcellona, come anche il resto d’Europa. Sembravano rivelare una Ferrari molto veloce (Vettel fa il tempo record), ma la Mercedes appariva altrettanto affidabile e molti hanno pensato che stesse nascondendo le sue potenzialità.

E la qualifica di Melbourne ha rivelato proprio questo: pole position di Hamilton, che si piazza davnti a un Kimi Raikkonen in forma smagliante e a Sebastian Vettel, che viene staccato di pochi decimi dal compagno finlandese. Bottas, altro pilota Mercedes, finisce invece ultimo nella Q3 dopo essersi schiantato sul muretto e per diversi cambi meccanici viene arretrato di 5 posizioni, finendo 15° in griglia di partenza .

Alle 7.10 italiane è partita la F1 2018. Nonostante un ottimo scatto iniziale, Raikkonen non è riuscito a passare Hamilton, che ha costretto il campione del mondo 2007 ad accodarsi. Intanto, la grande sorpresa è il sorpasso di Kevin Magnussen, della scuderia Haas (motorizzata Ferrari), ai danni di Max Verstappen, giovane talento della Red Bull. Gara subito in salita per la Red Bull, visto che Ricciardo, classificatosi 5°, è stato arretrato di tre posizioni sulla griglia di partenza. Tuttavia quest’ultimo, davanti al pubblico di casa, cerca di non deludere e mette a segno al 5° giro un gran sorpasso su Nico Hulkeberg della Renault, con un’ottima staccata. Al giro successivo, uno dei 4 rookies, Segey Sirotkin (gli altri sono Charles Leclerc, Pierre Gasly e Brendon Hartley, anche se gli ultimi due avevano guidato un po’ anche nel 2017) si è fermato per un problema ai freni: sicuramente non il modo migliore per iniziare una carriera in F1. Oltre a ciò, era stato preferito al più navigato Robert Kubica, al ritorno da un incidente, facendo arrabbiare ancora di più i tifosi Williams. Al giro successivo è Ericsson, dell’Alfa Romeo Sauber, a lasciare la pista di Melbourne, per un problema del sistema idraulico. La Mercedes di Bottas fatica a risalire nonostante l’evidente superiorità della power unit e, dopo nove giri, è ancora 13°. I suoi tempi non saranno al livello dei rivali per tutta la gara. Al 10° giro la gara della Red Bull si fa ancora più in salita: in seguito a un testacoda, scivola in 8° posizione, consacrando le Haas, 4° e 5°, che però non conosceranno un bel finale. Intanto, nelle retrovie anche Pierre Gasly della Toro Rosso-Honda, a causa degli ormai proverbiali problemi dei motori nipponici, appena passati dalla McLaren (per i più appassionati il “No power” di Alonso dirà qualcosa) alla Toro Rosso. Proprio il campione spagnolo sta conducendo un’ottima gara, che non potrà che miglorare.

Al 19° giro, Kimi inaugura l’inizio dei pit stop là davanti, che segneranno la caduta della Haas e il trionfo della strategia Ferrari. Iceman ritorna con le Soft, seguito da Hamilton che si protegge dall’undercut. Vettel invece spera nel miracolo. E le Haas glielo danno, purtroppo per loro. Dopo lo stop di Verstappen, Magnussen si ferma, ma i meccanici del team americano Haas montano male la posteriore sinistra: alla fine di una gara eccezionale è costretto al ritiro. Due giri dopo, un altro errore fa fermare Grosjean sulla strada. È VSC (Virtual Safety Car). Vettel ne approfitta e si piazza davanti a Lewis Hamilton. Strategia sicuramente a svantaggio di “Iceman” Raikkonen, che di sicuro non è stato molto fredddo nel team radio al giro 23, quando viene informato tardi del mancato pit di Seb (su Youtube c’è il meglio del team radio). Poco dopo, entra la SC (Safety Car), che rientra al 32° giro, con Seb che conduce davanti a Lewis e Kimi. Tempo sei giri e Kimi viene raggiunto da Ricciardo, che inizia a pressarlo. Nel 47° giro, con Vettel che aveva il fiato del campione del mondo sul collo, Lewis va lungo mentre modifica i settaggi, lasciando al tedesco 2.8 sec. Nei successivi 7 giri si riavvicina al quattro volte campione del mondo, ma un reset del volante gli fa perdere 4 secondi e permette ad Iceman di portarsi a 1.3 secondi da lui sul traguardo.

Nonostante la gioia dei tifosi ferraristi, il successo di Melbourne non sembra una solida base per costruire un campionato vittorioso, perché Hamilton meritava e, senza SC e problemi ai settaggi, probabilmente avrebbe tagliato il traguardo in testa. Ma le vere novità sono altre: una Williams non più così competitiva, la Haas in forma smagliante (peccato per l’errore al pit stop) ma, soprattutto, una McLaren finalmente in zona punti con le due auto. Il campione Fernando Alonso ha dimostrato di non essere invecchiato e di saper tenere dietro, con un’auto meno performante, niente poco di meno che Max Verstappen. Il suo nome potrebbe ritornare di moda tra le prime tre scuderie, visto che ora ha una macchina con la quale dimostrare le sue capacità. L’unica certezza è che ci sarà battaglia.

                                                                                                                              Mathias Caccia 1A

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