Putin e politica internazionale: una divisione irreparabile?

In un’epoca dove niente sembra sicuro, ecco che una certezza si para davanti a noi. Tutti i giornali l’hanno già paragonato al nuovo zar di Russia, l’erede (non culturalmente) dei Romanov. E forse non hanno tutti i torti. Vladimir Putin, 65 anni, di cui 14 passati alla guida della Federazione come Presidente (2000-2008, 2012-2018) e 5 alla carica di Primo Ministro, vorrebbe riportare la sua Russia, secondo molti osservatori, al peso internazionale di epoca zarista. Anche prima dell’apertura delle urne, il 18 marzo, la rielezione del presidente uscente era data per certa. La maggioranza della popolazione lo appoggia perché condivide la sua visione tradizionalistica della nazione, basata sui valori e sul lavoro. Per combattere la possibile scarsa affluenza alle urne, complice la tendenza a pensare che tutto sia già deciso e che quindi il proprio voto non conti, sono stati monopolizzati giornali e TV, inviati SMS ai cittadini e promosse estrazioni di premi e vendite di prodotti alimentari a poco prezzo nei seggi. Comunque, tutte queste misure “mercantilistiche” non hanno affatto aumentato la partecipazione al voto, che è rimasta in linea con quelle delle scorse elezioni, attestandosi al 63,7%. La vittoria, scontata e priva di sorprese, lo fa arrivare al 76,6% dei consensi, meglio di 13 punti percentuali rispetto a sei anni fa. Dei tanti candidati solo per fare scena e far sembrare la corsa per il Cremlino qualcosa di vagamente democratico, l’unico che ha superato la soglia del 10% è il poco credibile imprenditore comunista Grudinin, con il 13%, sintomo del fatto che forse i Russi non vogliono rivivere le “glorie” dell’Urss.

Certamente l’apertura del nuovo sessennio putiniano non è delle migliori: Mosca ha espulso 23 diplomatici britannici in seguito all’allontanamento dei loro corrispettivi russi dal Regno Unito a causa della presunta implicazione della Russia nel tentato omicidio dell’ex spia sovietica Skripal, avvenuta il 4 marzo su suolo britannico con un gas nervino di sospetta fabbricazione russa. I dissapori di un tempo sembrano riemersi e le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Gran parte degli Stati facenti parte della NATO (North Atlantic Treaty Organization) ha accolto la richiesta di Londra di espellere i funzionari russi. Le tensioni si stanno consolidando proprio ora che la collaborazione tra le Nazioni occidentali è essenziale per fronteggiare i cambiamenti climatici, l’immigrazione e il terrorismo.

La guerra tra spie, che sembrava essersi chiusa con la fine delle Guerra Fredda, in effetti non era mai cessata, come una ferita aperta nel tessuto politico dell’Occidente. L’UE non riesce a fare fronte comune su altre scottanti situazioni, come l’immigrazione, ma si è trovata subito d’accordo sul fatto che la Russia andasse punita. Anche l’Italia, suo malgrado, si è vista costretta ad espellere due funzionari russi, mossa che Salvini ha definito “un grave errore” per la nostra situazione economica.

A tutt’oggi, sono 153 i diplomatici russi espulsi dall’UE e dalla NATO. I dissensi all’interno della Comunità Europea non mancano: alcuni paesi, come Grecia e Lussemburgo, si sono rifiutati di allontanare i funzionari del Cremlino e non mancano i dubbi sulla colpevolezza di Mosca in molti altri.

Un’altra questione che pende sulle relazioni tra la Russia e il mondo sono i Mondiali di calcio che si svolgeranno nel Paese nel 2020. L’Inghilterra ha già comunicato che non invierà personale diplomatico con la squadra. Il Ministro degli Esteri inglese ha espresso i suoi dubbi sui Mondiali, dicendo che Putin intenderebbe usarli come Hitler utilizzò le Olimpiadi del 1936. L’infimo paragone non è stato accolto con piacere da Mosca, che ha ribattuto sostenendo che allora l’Inghilterra partecipò, al contrario dell’Urss. Per adesso i toni non sembrano abbassarsi e, intanto, oltreoceano Trump sta mettendo in pratica il suo programma, imponendo dazi sulle merci e scatenando, diversamente da Putin, una guerra commerciale di sapore ottocentesco. In Estremo Oriente, invece, il presidente cinese Xi Jinping ha modificato la Costituzione per permettere la sua elezione a vita, avvicinandosi diplomaticamente sempre di più alla Russia del “nuovo zar”. Tutti segnali di un’imminente rottura, che potrebbe portare ad un’instabilità a livello globale.

Si gioca tutto adesso e, se vogliamo che il mondo rimanga com’è, sono necessari più dialoghi, meno rappresaglie e, soprattutto, cooperazione.

Alessandro Longato 1C

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