Cambridge Analytica e la vulnerabilità delle nostre democrazie.

Alla fine, tutti i nodi vengono al pettine. Non importa quanto bene sia orchestrato il misfatto – e in questo l’elezione del presidente Trump merita la lode – la verità trova sempre il suo modo di emergere. Non fa eccezione lo scandalo Cambridge Analytica, che con notevole violenza mediatica ha sconvolto istituzioni, testate giornalistiche e masse di utenti Facebook, i cui dati erano stati raccolti illecitamente per influenzare le elezioni americane del 2016 e il referendum sulla Brexit del medesimo anno.

Tutto parte da una società britannica di consulenza, Cambridge Analytica, fondata nel 2013 dal potente miliardario americano Robert Mercer, noto per la sua influenza sulla politica statunitense e, soprattutto, per l’importante contributo al successo elettorale dell’attuale presidente. 15 milioni investiti dal magnate della finanza per studiare strategie di targeting dell’elettorato fondate sulla scienza dei dati. Cavallo di Troia per accedere ai dati privati degli utenti del social network Facebook è stata un’App, chiamata “This Is Your Digital Life”, progettata dall’accademico dell’Università di Cambridge Aleksandr Kogan. Numero di utenti coinvolti intorno agli 87 milioni: notare le proporzioni dello scandalo.

A chi usava l’applicazione veniva proposto un quiz, attraverso il quale si raccoglievano informazioni psicologiche e personali utili a creare pubblicità mirata per influenzare l’esito elettorale a favore dell’allora candidato Trump. Lo stretto legame tra lo scandalo Cambridge Analytica e la campagna Trump è confermato anche dalla presenza di Steve Bannon, ex consulente del presidente, nella posizione di vicepresidente della società di consulenza.

Al clamoroso scandalo politico si aggiunga la controversia sulla privacy o, meglio, sul suo mancato rispetto, scaturita dall’utilizzo illecito dei dati privati degli 87 milioni di utenti Facebook coinvolti. Per niente rassicurante è stata la testimonianza che Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del social network, ha offerto davanti al Congresso Americano. L’assunzione di responsabilità e la promessa di ulteriori controlli, accompagnate dalle scuse ufficiali della compagnia, non hanno reso il compunto Zuckerberg più convincente e credibile di quanto non fosse nelle altre numerose occasioni in cui, a fronte di uno scandalo serio che coinvolgeva la piattaforma social, aveva recitato lo stesso ingenuo copione davanti alle autorità.

Mentre Zuckerberg e i dirigenti di Facebook si preoccupano dei danni finanziari subiti dalla loro Compagnia e della necessità di riconquistare la fiducia dei numerosissimi individui che hanno provveduto a cancellare il proprio account, la preoccupazione dell’opinione pubblica – e non solo dei fruitori di social network – deve essere necessariamente diretta a qualcosa di estremamente più rilevante.

Un tentativo di manipolazione dell’opinione pubblica di queste proporzioni è talmente grave da mettere a rischio l’intero impianto della democrazia liberale, in Occidente tanto cara. Sebbene una parte non esigua del pubblico dei social abbia sminuito la gravità del recente scandalo, un’analisi meno superficiale può portarci a comprendere meglio la gravità della manipolazione che gli elettori americani hanno subito nel 2016 e che, in una futura occasione, anche elettori di altri Paesi, magari più vulnerabili degli USA, potrebbero subire.

Vivere in una democrazia significa essere parte di un gruppo di individui che ha un diritto ad esprimere la sua visione circa la gestione del bene comune. Quindi significa poter concorrere direttamente o indirettamente all’amministrazione di quel bene comune, scegliendo di eleggere qualcuno nelle cui abilità si riponga la propria fiducia. Ma, se questa scelta è manipolata attraverso oscuri interventi di scienziati dei dati o di potenti gruppi con evidenti interessi politici, non la si può più considerare, veramente, una scelta. E, infatti, secondo alcuni storici, quella di vivere in una democrazia non manipolabile sarebbe solamente una presunzione.

Se è democratico e imprescindibile poter effettuare una scelta informata, senza lasciarsi circuire da suggestioni subliminali, solo rivendicando questo diritto con ogni mezzo si potrà riaffermare una democrazia vera e prospera. Alternativamente, si può scegliere di rinunciare alla sovranità del popolo, accettando quella ben più miserabile di Cambridge Analytica.

Matteo Cremonesi 5F

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.