Gioventù sempre bruciata?

In televisione, alla radio o semplicemente per strada, si percepiscono dispiacere e amarezza perché questo mondo, che i nostri antenati hanno costruito con fatica e tanta forza di volontà, “purtroppo” andrà in mano ai giovani. Possiamo riferirci anche a temi molto attuali, tra i quali ad esempio l’afflusso continuo di stranieri in Europa, che ne modificherà ovviamente gli equilibri demografici. La maggior parte dei cittadini “autoctoni” preferisce dare una mano alla propria gente, facendo passare i nuovi arrivati come cittadini di seconda classe. Pertanto alcuni esponenti politici seguono queste spinte ideologiche populiste, avvolti da un mantello di superficialità, e tendono a rimanere sulle loro idee arcaiche non lasciando spazio alle novità. Ma sarà vero che di questi ragazzi non ci si possa proprio fidare? Per rispondere, andiamo a conoscere solo alcuni dei giovani che in qualche modo hanno cambiato il destino di molti, dandoci ognuno un messaggio ed un esempio diverso.

Pakistan, 1983: qui nacque un ragazzo di famiglia cristiana di nome Iqbal Masih. Non era uno come tutti, perché divenne suo malgrado un eroe. Fu ucciso a 12 anni dalla “mafia del tappeto”, ossia dai ricchi industriali che vendono tappeti sfruttando per la produzione i bambini stessi. Nonostante il suo precoce decesso, ha lasciato a tutto il mondo un forte messaggio su cosa sia la libertà, combattendo fino all’ultimo secondo della sua breve ma intensa vita contro lo sfruttamento minorile. Non aveva paura del padrone, che da un momento all’altro avrebbe potuto rinchiuderlo in una qualche “prigione” oppure pestarlo letteralmente a sangue. La sua, però, non fu una protesta violenta; anzi, si potrebbe definire una protesta ragionata perché, oltre ad essere sicuramente molto coraggioso, questo piccolo eroe era eccezionalmente intelligente. Sarà proprio lui a denunciare il suo padrone, liberando così sia se stesso, sia i suoi giovani compagni. Francesco d’Adamo, noto scrittore Milanese nato nel 1949, nel suo best-seller intitolato “Storia di Iqbal” ci racconta la vita di questo giovanissimo eroe dimostrandoci, come molto spesso accade, quanto i piccoli siano molto più intelligenti di certi “grandi” troppo convinti delle proprie idee.

Molto simile è la storia di Malala Yousafzai, un’attivista blogger pakistana che a 17 anni, nel 2014, è stata la più giovane della storia a vincere il premio Nobel, grazie al suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto d’istruzione delle donne, rinnegato dai talebani che, addirittura l’avevano più volte minacciata di morte.

Più indietro nel tempo, si potrebbe arrivare al 356 a.C, quando in Macedonia nacque colui che il mondo avrebbe conosciuto con il nome di Alessandro Magno. Un nome inciso nella pietra dei secoli, portato da un ragazzo che in pochi anni divenne uno degli imperatori più potenti al mondo, perché nella sua vita riuscì a mostrare che non è l’età, o la ricchezza, a rendere grande una persona, ma l’indole stessa.

Anche in Italia esiste un’attualissima eroina: Beatrice Vio. Conosciuta come Bebe, è l’incarnazione del coraggio e della grinta, della filosofia del “non mollare mai”. Nata a Venezia nel 1997, all’età di soli 11 anni fu colpita da una meningite fulminante che le causò un estesa infezione, con annessa necrosi ad avambracci e gambe, di cui si rese necessaria l’amputazione. Un destino segnato (si potrebbe pensare), un’invalidità a vita che non le avrebbe permesso di portare avanti il suo sogno da schermitrice imitando la pluripremiata campionessa Valentina Vezzali. Oggi, invece, grazie anche a delle particolari protesi, Bebe ha vinto ben 6 medaglie d’oro alle Paralimpiadi, dato destinato a crescere nel corso dei prossimi anni. Non si è arresa, non ha mai pensato di mollare ed il suo urlo in finale è diventato un simbolo che le prossime generazioni, ma soprattutto gli increduli di oggi, dovrebbero seguire.

Siamo sicuri, quindi, di poter parlare di “gioventù bruciata”, o non bisogna forse cominciare ad avere un po’ di fiducia nelle nuove generazioni e a credere nella loro capacità di plasmare in meglio il futuro, consapevoli di ciò che realmente ci hanno portato certi giovani dal passato?

Luca Canola 2B

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