Tosi Tales: L’ascensore e la carta

“Qui non c’è niente!” gridai spazientito, dopo aver essermi sporto anche sull’ultima turca per scrutarne il fondo. Sarà stato l’odore del bagno, ma a quel punto le paranoie del Prof. Muollo sembravano puzzare ancora di più.

“Ma ci deve essere qualcosa!” ribatté Enea, che intanto mi aveva fatto da palo sulla soglia dei servizi: “Prova a controllare meglio, magar… Oh, no! Arrivano due Professoresse!”

Delle voci cominciarono ad echeggiare per il corridoio, facendosi sempre più definite: “…e invece hanno messo l’assemblea il giorno che avevo prenotato già a Settembre per la verifica! Roba da non credere! Del nostro lavoro sai a chi gliene importa! Che poi quelli imparino davvero o meno…” e via dicendo sempre su questi toni.

Enea mi si accostò, tirando frettolosamente fuori un mazzo di chiavi. “Con questa” sussurrò, stringendone una: “Potrai usare l’ascensore, così non ti vedranno: ci vediamo in Mansarda tra 5 minuti! Esci dalla finestra!”

“Dalla finestra?” Mi stavo già immaginando ad arrampicarmi sui mattoni del Tosi, un’imitazione mal riuscita di Tom Cruise in Mission Impossible 4, ma poi Enea mi fece notare che eravamo nel seminterrato. Aperto il vetro, mi gettai all’esterno come se stessi andando sul balcone, con la massima cautela raggiunsi l’ingresso e, dopo essermi assicurato che non ci fosse nessuno nei paraggi, arrivai all’ascensore: un giro di chiave e le porte si aprirono pigramente, col solito sottile rumorino poco rassicurante. Era più piccolo di quanto mi aspettassi o, meglio, era lo stanzino più scomodo e angusto in cui fossi mai stato. Quindi, meglio muoversi, prima di diventare claustrofobico. Pressione ripetuta sul tasto con impresso il numero “2”. Ma qualcosa non andava, perché un altro pulsante era già illuminato. Dovevo averlo toccato per sbaglio quand’ero entrato in quello spazio così angusto e fastidioso: si trattava del tasto d’emergenza.

Era finita: mi preparai all’incursione dei bidelli nell’ascensore, che mi avrebbero portato dalla preside, la quale avrebbe prima di tutto urlato e poi…

“Aspetta una attimo” pensai: “Perché l’ascensore ha cominciato a muoversi?” E non stava salendo verso la Mansarda: stava scendendo! Lo sentii subito, non c’era dubbio, ma com’era possibile, se mi trovavo già in S?

Ding.

Quando le porte si aprirono, non potevo credere allo scenario che mi si profilò davanti. Nel corso dei miei tre anni al Tosi, non ne avevo mai vista nemmeno un po’; invece lì ce n’erano letteralmente montagne, c’era una sala intera pieno di… di…

*

“Accesso non autorizzato al piano sotterraneo!” urlò la Marisa irrompendo nell’ufficio. La figura nell’ombra, presa alla sprovvista, sputò tutto il cafferino che stava pigramente sorseggiando sugli incartamenti che, sparsi in leggero disordine sulla scrivania, attendevano la sua vidimazione o la sua firma: un impiastro colossale.

“CHI?!” si limitò a ruggire, la lingua palesemente ustionata, sporgendosi sulla scrivania.

Dopo un attimo di spaesata esitazione, la Marisa girò verso l’altra donna lo schermo del tablet mostrandole ancora il ragazzo, quel diavolo d’un ragazzo che s’era già immischiato l’altra volta.

“Manda qualcuno! ORA!”

*

Era carta igienica! Esisteva davvero? Una stanza, grande almeno quanto un’aula, tutta foderata di carta igienica, in rotoli impilatissimi uno sopra l’altro con goniometrico rigore. Ecco perché solo i prof. potevano usare l’ascensore! Solo loro e i bidelli avevano libero accesso a tutto quell’universo di civiltà e di progresso. 

Ero così commosso a quella vista celestiale, che rimasi in contemplazione per un bel po’, finché non mi ricordai che dovevo assolutamente avvisare Enea. Girando sui tacchi mi accingevo a tornare al piano giusto, ma… ding! Le porte si aprirono prima che potessi nascondermi.

“Giovanni?!” esclamai, interdetto. Adesso tutto tornava: era stato lui a chiudermi in bagno, per incastrarmi!

“Mi dispiace” disse senza tradire emozioni: “Ma devi venire con me.” 

“Giovanni, ma perché? Perché nascondere la carta agli studenti?! Ti rendi conto di quanto tutto sarebbe più facile per noi?”

“Pi-Più facile?” Ribatté senza scomporsi: “So cosa fareste con tutta quella carta! Vi divertireste un mondo, a lanciarla dappertutto e ad appiccicarla al soffitto! La scuola in cui lavoravo prima è stata chiusa perché resa inagibile da tutta la carta che c’era in giro! Il personale era talmente disperato che si volevano tutti trasferire!” 

Ding!

L’ascensore si aprì nuovamente, sputando fuori ben cinque persone (non oso immaginare come avessero fatto ad entrarci tutti): Enea, Francesco, Vittorio e Carmelo, e c’era anche Valentino!

Fu proprio lui, l’ex-assistente del laboratorio di Biologia, a prendere la parola per primo: “Giovanni, ma che stai facendo? Noi sei eravamo i Custodi del Tosi e dovevamo sostenere gli studenti: non rendergli la vita un inferno!”

“Ma… ma…” balbettò l’altro: “Degli studenti non ci si può fidare! Non sanno nemmeno usare la bilancia nel Laboratorio di Fisica! Prendono la nostra disponibilità e se ne approfittano!”

“Per questo ci siamo noi” disse Enea: “Per mantenere l’ordine. Sì, gli studenti sono instabili, ribelli, a volte proprio stupidi, ma io…” e mi lanciò un lungo significativo sguardo: “Io ho ancora speranza in loro”.

Giovanni, ancora poco convinto, guardò prima Enea, poi me e, infine, gli altri. Quindi tirò un lungo sospiro di disapprovazione e portò avanti la mano destra con rassegnazione. Gli altri posero i palmi sul dorso del suo ed esultarono all’unisono alla maniera sportiva: “3, 2, 1: Viva il Tosi!”

Eh sì, una scena memorabile. Poi Carmelo mi disse: “Beh, ci pensi tu a distribuire la carta in tutti i bagni della scuola?”

“Ehm, in realtà… io dovrei…” tentai, ma quelli, che si erano già chiusi dentro l’ascensore scomparendo ai piani superiori, non ascoltarono il resto della mia timida frase: “Dovrei fare i compiti”. Già, come no. E mi lasciarono lì a meditare sui casi della vita e sui vantaggi dell’igiene personale. 

Enrico Forte 3D

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2 Commenti

  1. Grandioso! Esilarante!

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