Il Tosi di nuovo protagonista della ricerca

Lo scorso 22 maggio due studenti del Liceo, Erika Cangemi di 3^F ed Enrico Forte di 3^D, accompagnati dalla Prof.ssa Rosanna Pozzi, sono stati invitati a Palazzo Giustiniani a Roma per partecipare alla cerimonia conclusiva della XVI edizione del premio Sapio. La classe 3^F e la redazione del nostro giornalino hanno così avuto l’occasione di vedere coronati i loro sforzi di diffusione della cultura scientifica, già condivisi insieme al Gruppo Sapio in data 27 febbraio (vedi L’eco-innovazione passa per Arturo di Alessandro Longato).

Come tiene a ricordare il Professor Massimo Inguscio, a questa edizione del Premio sono stati 288 i partecipanti e 184 ricerche le presentate: ben 30 % in più rispetto agli anni precedenti, una manifestazione tangibile dell’importante contributo del Gruppo Sapio nell’incoraggiamento al progresso, come si è proposto di fare dal 1999.

Durante l’incontro c’è stato modo di conoscere le esperienze di tre vincitori di alcune edizioni passate. Le storie dei successi che ciascuno di loro ha riportato nel proprio campo hanno dell’incredibile, come quella del dottor Luca Ravagnan, il CEO della start-up WISE Srl: facendo appello al suo dottorato di ricerca in Fisica, Ravagnan è arrivato a brevettare il Supersonic Cluster Beam Implantation (SCBI), nano-elettrodo dalla struttura elastica grazie al quale il monitoraggio delle funzioni cerebrali durante un intervento chirurgico è reso decisamente meno invasivo.

La biologa Irma Airoldi ha invece dedicato la sua vita allo «sviluppo di terapie innovative ed efficaci, e meno debilitanti, per i pazienti leucemici», sfruttando prima di un trapianto le chitochine, proteine dalla potente attività antitumorale, e in seguito un particolare tipo di linfociti dalle impressionanti capacità rigenerative per prevenire infezioni e recidive.

Federica Migliardo, infine, è un biofisico che ha deciso di usare le sue conoscenze in merito al trealosio (uno zucchero bioprotettore) per studiare alcune malattie degenerative, come il morbo di Parkinson, e infettive, come tubercolosi e schistosomiasi. La Migliardo osserva che il Premio Sapio «contribuisce a colmare la distanza tra la scienza e la società», e in effetti forse ci si rende conto che questi e chissà quanti altri studi sono già ora disponibili a migliorare la vita di tutti i giorni, nondimeno quel futuro fantascientifico su cui si è sempre speculato potrebbe essere più vicino di quanto non sembri.

Trattandosi di “ricerca ed innovazione” è inevitabile pensare ad un ambito esclusivamente scientifico e tecnologico, tuttavia già il luogo dell’incontro smentisce questo falso pregiudizio: l’evento si svolge infatti nella Sala Zuccari, la celebre galleria di affreschi di Palazzo Giustiniani. I potenti colori che ne decorano le pareti paiono urlare a gran voce che uno degli obiettivi principali di questa giornata è di smentire la ormai superata distinzione tra materie umanistiche e scientifiche, sottolineando quanto i contributi per lo sviluppo provengano da entrambe.

Infatti, quando la parola passa al Magnifico Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, il Prof. Eugenio Gaudio sostiene che «non ci sono discipline, soltanto problemi ed esigenze di risolverle», ribadendo che non si fanno scoperte limitatamente ad una dottrina precisa, bensì ognuno di noi, quando le circostanze lo richiedono, tende di sua spontanea volontà verso la cultura. Dopotutto la parola studium, come spiegherà Lorenzo Farrugio più tardi, significa passione, e “curioso” – si potrebbe aggiungere – deriva dal latino curiosus, cioè “colui che si preoccupa”: nonostante la scuola ritenga che il sapere vada imposto, prima o poi chiunque vi si avvicinerà per necessità. Persino Albert Einstein, citato sempre da Gaudio, si rese conto che «la ricerca della verità è più preziosa del suo possesso». Troppo spesso, nel mondo conformista e consumista di oggi, la prospettiva di grandi scoperte affascina esclusivamente per la fama e i premi che ne deriverebbero. A mio parere, invece, si dovrebbe trarre esempio dall’atteggiamento della cristallografa Rosalind Franklin, che negli anni ’50, dopo aver compiuto studi fondamentali sulla struttura del DNA, aveva visto le sue scoperte finire tra le mani di Francis Crick e James Dewey Watson, la coppia di biologi molecolari che anche grazie a questa ignobile scorrettezza fu in grado di aggiudicarsi il premio Nobel per la medicina nel 1962. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Franklin non si lasciò consumare dal rancore, perché era consapevole che così almeno la scienza sarebbe progredita, e questo le stava a cuore più di qualsiasi riconoscimento. Ed è proprio così: si scopre non per aggiudicarsi onorificenze, si scopre per il puro gusto di farlo.

Il Prof. Gaudio rammenta con nostalgia anche di quando nel 1974 fu nominato Alfiere del Lavoro, come ogni anno i 25 migliori neodiplomati italiani, e, concluso il suo intervento, il palco viene lasciato proprio a quattro studenti di Roma che nel 2018 sono stati insigniti di questo titolo. Ragazzi che sono la dimostrazione vivente di come la cultura scientifica e quella umanistica vadano di pari passo: pur avendo tutti e quattro scelto la facoltà di Medicina e Chirurgia per i loro studi universitari, Lorenzo Farrugio pronuncia un discorso ricco di riferimenti squisitamente classici, quale il “tafano” che Socrate si era autoproclamato, con il compito di punzecchiare la società e spronarla alla ricerca; Chiara Mengoni si dice più che soddisfatta di aver ricevuto un’istruzione sulla lingua latina, che le ha permesso attraverso le parole di comprendere il modo di pensare di chi ha vissuto prima di lei; Angela Marella Cenname racconta della sua passione per il pianoforte, che la aiuta a ricordare come l’essere umano sia sempre capace di stupirsi di fronte ad un’opera d’arte; Vito Brusco confessa di conoscersi sempre meglio ogni volta che si perde nel mondo della letteratura e del cinema. E qui urge sbilanciarsi, perché Brusco, con una sincerità davvero rassicurante, regala a tutti gli studenti e ai lavoratori una verità così semplice che viene spesso dimenticata, pur costituendo le fondamenta di qualunque sogno: quando c’è un compito da eseguire, bisogna chiedersi costantemente perché va fatto, le nostre fatiche devono avere un senso. «È una forte motivazione che vince tutti gli sforzi, ogni ripensamento, qualsiasi esitazione».

L’evento si chiude con l’attesissima cerimonia di assegnazione dei Premi Sapio per la Ricerca Italiana, e anche il nostro Liceo riceve una menzione speciale, sia grazie al progetto ASL ATBlogJob della classe 3^F, sia per la volontà di alcuni redattori de La voce degli studenti di riportare notizie sul mondo della scienza. Alla luce delle testimonianze esposte nel corso di questo congresso, comunque, è chiaro come quello che pare essere un più che meritato lieto fine per i ricercatori vincitori non sia che un inizio. Non resta infatti che aspettare di avere ancora una volta occasione di ringraziare tutti loro, questa volta per i successi che speriamo raggiungano in futuro.

Qui di seguito sono riportati i vincitori della XVI edizione del Premio Sapio per la Ricerca Italiana:

  • L’ing. Giuseppe Aragonese e la prof.ssa Donatella Termini si aggiudicano il Premio Sapio Sicurezza per il lavoro Green Safety Cover Pv Panel, un sistema che permette di oscurare meccanicamente i pannelli fotovoltaici durante manutenzioni o emergenze per ridurre la tensione generata dagli stessi a valori non rischiosi per gli operatori.

  • Il dott. Antonio Casini riceve il Premio Sapio Ricerca Junior per aver ideato una tecnologia (CRISPR-Cas9) per l’editing genetico che, nonostante gli effetti collaterali imprevedibili, costituisce un primo passo verso la cura di malattie ad oggi incurabili.

  • La dott.ssa Miriam Serena Vitiello si aggiudica il Premio Sapio Innovazione grazie alla creazione di dispositivi fotonici e nano-elettronici per la generazione, manipolazione e rivelazione di impulsi ultra-brevi a frequenze Terahertz, con impatti straordinari sulla ricostruzione di immagini in campo biomedicale, della sicurezza e del controllo di processo.

  • Le dott.sse Rosita PavoneMaria Pisano ed Erika Andriola vincono il Premio Sapio Start-Up. La start-up in questione è BioInnoTech, una bioraffineria che si preoccupa soprattutto di rivalorizzare gli scarti del siero del latte, che per la sua composizione chimica può essere usato in molti settori, quali la birrificazione e la sintetizzazione di magimi animali e integratori proteici per gli sportivi.

  • Il prof. Claudio Luchinat ottiene il Premio Sapio Ricerca per aver dimostrato che si può registrare un profilo metabolico caratteristico per ogni individuo, il quale si mantiene stabile nel tempo fino alla presenza di perturbazioni importanti nell’organismo. In base alle alterazioni di questo profilo è possibile predire e diagnosticare l’insorgere di una malattia.

Enrico Forte 3D

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