The Art of Banksy: una protesta visuale.

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L’apertura della nuova stagione di mostre offre, come sempre, la possibilità di conoscere e approfondire numerosi artisti. In particolar modo, il Mudec – Museo Delle Culture – di Milano ha deciso di dedicare una mostra, aperta il 21 novembre, a un artista che negli ultimi anni ha fatto parlare di sé sempre di più. Il suo nome è Banksy, lo streetartist di Bristol dall’identità ignota, le cui opere, dall’intento satirico e polemico e dal contenuto politico e sociale, sono diventate delle vere e proprie icone.
La mostra è articolata in quattro sezioni, contenenti un totale di oltre 70 lavori, tra sculture, stampe, fotografie e video, ed è stata pensata con il fine di far riflettere in maniera critica sul personaggio e sul suo modo di fare arte, per permettere al pubblico di comprendere appieno i temi affrontati e le motivazioni che hanno caratterizzato il percorso artistico di Banksy. Trattandosi di street art e murales, le opere non verranno presentate perlopiù nella loro versione originale, ma riproposte come foto e video: la scelta del luogo in cui rappresentare un determinato soggetto è una componente essenziale all’interno del processo di elaborazione dell’artista, i cui lavori hanno sempre come fondamentale parte integrante la relazione con il paesaggio circostante, spesso urbano, con cui si lega o da cui si allontana in forte contrasto.
Le opere sono prevalentemente portatrici di messaggi politici e sociali che non sono celati, ma rappresentati nel pieno della loro crudeltà e brutalità, con una conseguente provocazione nei confronti dell’establishment, dei poteri forti, della guerra, della sofferenza degli innocenti, del conformismo e del consumismo. Legata a quest’ultimo tema, è anche la visione “banksiana” del mercato dell’arte: l’artista rifiuta e si allontana costantemente dall’omologazione capitalistica e dal sistema mercificante dell’arte contemporanea, non approva il fatto che debba essere sottoposta ad imposizioni o relegata nel mondo ovattato e profittevole dei grandi musei, delle case d’asta e delle gallerie private. Diventa, così, chiara la scelta di esprimere la propria estetica e il proprio punto di vista sui muri e sulle strade: l’arte dev’essere fruibile da tutti, senza divisioni fra chi può permettersi il biglietto per un museo e chi no. Ma, soprattutto, deve farsi portatrice di un messaggio universale che può e deve essere notato, compreso e condiviso il più possibile. Diventa più chiaro anche il motivo per cui Mudec ha scelto di scrivere sul proprio sito che “La mostra non è autorizzata dall’artista”: Banksy ha espresso più volte il suo pensiero sul fatto che i suoi graffiti non debbano essere etichettati dal prezzo del biglietto o chiusi fra quattro mura raggiungibili solo da un pubblico ristretto. E comprendiamo anche quale possa essere il motivo per cui, a ottobre, a un’asta organizzata dalla nota Sotheby’s, l’opera “Girl with a Balloon”, subito dopo essere stata venduta per 1,2 milioni di euro, si sia automaticamente autodistrutta passando attraverso una cornice-tritadocumenti, probabilmente costruita dallo stesso Banksy a titolo di sberleffo e/o promozione pubblicitaria.
È quindi difficile capire come porsi di fronte alla presentazione di una mostra che va contro gli ideali e i principi dell’artista stesso: da una parte è un’occasione per avvicinarsi al mondo di un personaggio così misterioso e ignoto, dall’altra pagare il biglietto d’ingresso parrebbe un torto al writer, alimentando un sistema che lui sta cercando di combattere da anni.

Costanza Mazzucchelli 5D

 

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