La Russia conquista ancora!

Nel 2013 il presidente ucraino Viktor Janukovych rinunciò a firmare un patto con l’Unione Europea, che consisteva nel creare un commercio di libero scambio, per ottenere un ingente prestito dalla Russia, concretizzatosi nell’acquisto di Titoli di Stato. Ciò portò ad una serie di proteste, chiamate Euromadain, che sfociarono in un golpe che obbligò il presidente a rifugiarsi a Rostov, sul Don (Russia). Nel frattempo si instaurò un nuovo governo a favore dell’Europa, guidato da Arseniy Yatsenyuk e ne seguirono molte proteste, in particolare nelle aree a forte presenza russa, tra cui l’Ucraina orientale e la Crimea. A Putin sembrò il momento giusto per attaccare, certo che avrebbe avuto un forte appoggio da parte del popolo. Infatti nessuno si oppose quando, il 27 febbraio 2014, le truppe paramilitari russe si insediarono nella capitale Simferopoli e nel porto di Sebastopoli ponendo la bandiera russa sul parlamento locale. A partire dal 4 marzo, con l’arrivo delle truppe al confine tra l’Ucraina e la penisola, la Russia ottenne il completo controllo operativo ed il leader russo si assicurò il dominio incontrastato mediante l’approvazione del senato locale e del popolo con un referendum considerato illegale dalla maggior parte degli Stati sovrani del mondo. Il 21 marzo, dopo lo sgombero delle basi militari ucraine, Putin dichiarò, unilateralmente, la Crimea annessa alla Federazione Russa.

Ciò costò alla Russia l’espulsione dal G8, ma perché portare avanti un’iniziativa tanto rischiosa contro un governo a cui la Nato è favorevole? La risposta si trova nelle caratteristiche della Crimea per la Russia. Prima di tutto c’è un valore affettivo alimentato da una storia che iniziò con la Guerra di Crimea del 1850 (quella in cui il Regno di Sardegna ebbe un importante ruolo alla realizzazione della vittoria, che lo portò a fare il primo passo all’unificazione dell’Italia) che, nonostante la sconfitta, è ancora oggi motivo di orgoglio per la Russia. In più, durante il vecchio governo russo della penisola, per le sue spiagge e per il suo clima mediterraneo, era diventata luogo di villeggiatura dei russi, tanto che più della metà degli abitanti sono russi e parlano russo abitualmente. Ma gli interessi vanno oltre i sentimenti. Infatti la penisola è indispensabile alla Russia per estendere il proprio dominio militare nel Mar Nero, poiché, eccetto la Georgia, l’Ucraina e la costa russa, il mare è circondato da basi Nato. Di particolare importanza il grande porto militare di Sebastopoli, dato in concessione dal vecchio governo per un costo molto alto che ora non si dovrà più pagare e di cui Putin ha bisogno poiché non ha altri porti militari in quel mare. Infine, il porto è l’unico mezzo per controllare in qualche modo il Mediterraneo, ambito da secoli dai russi. Si pensa che le armi spedite ad Assad durante la guerra civile in Siria partirono proprio da lì.

Il 25 novembre 2018 tre motovedette della guardia costiera ucraina, trainate da un rimorchiatore, tentarono di oltrepassare lo stretto di Kerch, punto di collegamento tra la Crimea e la Russia, per un motivo ancora ignoto. La guardia costiera russa, perciò, speronò il rimorchiatore e sparò sulle motovedette fino a quando non si fermarono, causando due feriti. Tutto l’equipaggio fu arrestato con l’accusa di non aver avuto l’autorizzazione al passaggio. Putin ordinò la chiusura dello stretto e la costruzione di un ponte. Una mossa molto provocatoria che ha scatenato l’ira della comunità internazionale e, in particolare, quella di Kiev, che vedeva subire un grave colpo alla sua rete commerciale.

Un’altra zona soggetta a questa instabilità è il Donbass (Ucraina orientale) nel quale, dal 6 aprile 2014, sorsero numerose proteste, che sfociarono con la conquista da parte dei filo-russi dei palazzi dell’amministrazione pubblica e che finirono con l’omonima guerra ancora oggi in corso. Ovviamente, questo attirò l’attenzione della Russia, che avanzò le sue truppe sia nelle zone controllate dai filo-russi, sia in quelle controllate dall’amministrazione ucraina, causando la guerra e favorendo la costituzione di due repubbliche filo-russe indipendenti: la repubblica di Donec’k e di Luhans’k.

Le iniziative russe, pur mascherate, sono evidenti azioni belliche di conquista, atte a screditare l’attuale governo ucraino di Petro Poroshenko e all’allontanamento dell’Ucraina dal mondo occidentale e dall’Unione Europea. Ma da noi nessuno ne parla, come se si svolgessero su un altro pianeta. Sarebbe utile indagare le ragioni di tutto questo silenzio.

Alberto Venuto 2A

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