Gilets Gialli: illusione o forza d’urto?

Dato che il potere d’acquisto in Francia stava diminuendo da anni, per la crisi economica e la pressione fiscale, il rincaro sui carburanti fortemente voluto da Macron è stata la goccia che ha fatto traboccare il “serbatoio” della pazienza civile. Centinaia di migliaia di persone, dal 17 novembre ad oggi, continuano a scendere in piazza chiedendo uno stop agli aumenti sul carburante, un abbassamento della pressione fiscale e un aumento del salario minimo. Il ceto medio non ne può più di essere lasciato in disparte da monsieur le président: mentre viene abolita la tassa di solidarietà sul patrimonio (per redditi superiori a 1,3 mln. di euro verrà tassato solo il patrimonio immobiliare), vengono alzate le tasse sul carburante in nome dell’ambiente, colpendo molto quelli che, vivendo in zone rurali o distanti dalle città, sono costretti a usare l’auto per i loro spostamenti. Il Governo si barrica dietro la necessità di forzare il passaggio ad auto ibride o elettriche (che secondo molti non hanno un impatto ambientale troppo minore di quelle tradizionali), ma non è difficile intuire che per tanti soggetti le auto elettriche sono troppo costose e, di fatto, si tratta per loro soltanto dell’ennesima tassa che mira a danneggiarli.

Tutto questo è stato soltanto una miccia che ha poi scatenato proteste sulla pressione fiscale, sulla precarietà del lavoro e sul salario minimo troppo basso: il movimento dei Gilets Gialli ora rappresenta il malcontento della classe media perché sono in molti e marciano uniti provenendo da differenti classi sociali, anche se la maggioranza è costituita da giovani disoccupati, precari, lavoratori con salario minimo. La particolatità di questo nuovo movimento di protesta sta proprio nella partecipazione, senza precedenti negli ultimi anni, e nella separazione da qualsiasi sindacato o partito. Infatti, nonostante le forze d’estrema destra e di estrema sinistra abbiano tentato di trascinarli dalla loro parte, i “Gilets” restano ai margini della lotta politica e rifiutano chiunque tenti di imporsi come leader.

Le richieste dei manifestanti sono varie, ma principalmente si concentrano sul “problema carburante”, sul miglioramento delle condizioni dei lavoratori, grazie all’aumento del salario minimo e al ritorno a più contratti a tempo indeterminato, e sulla riduzione del divario sociale, aiutando i senzatetto e i poveri, abbassando la pressione fiscale per la classe media e facendo pagare qualcosa di più ai più ricchi.

  • ASPETTI POSITIVI

La protesta, come affermato da Zachariah Mampilly nel suo Ted Talk, serve a rivitalizzare la democrazia e a non renderla una semplice competizione tra le élites per un posto al potere, ma un vero governo del popolo. Infatti ,senza le manifestazioni, i politici spesso non agiscono per migliorare consistentemente la condizione della gente comune e tale scarsa responsabilità sociale sfocia in un ciclo dannoso che, ad ogni elezione, vede vincere un nuovo partito, il quale, come i precedenti, non riuscirà a soddisfare le esigenze profonde dei cittadini. Facendo sentire la propria voce, quindi, il movimento non sta soltanto vivendo appieno la democrazia nel suo Paese e rendendo i cittadini partecipi del dibattito politico, ma ha scatenato diverse proteste dai toni simili in molte parti del mondo.

Far sentire la propria voce potrebbe condurre ad una vera e propria rivoluzione del modo di concepire la politica per la maggior parte dei francesi e dare loro riforme più accettabili e di cui hanno bisogno.

  • ASPETTI NEGATIVI

Il primo problema di questo grande movimento dei collettivo è la mancanza di un leader: nonostante molti lo ritengano un aspetto positivo poiché li mantiene indipendenti da qualsiasi forza politica o sindacale e li fa sentire liberi da capi le cui idee non sono mai condivise da tutti, di fatto sta impedendo ai manifestanti di fare quel passo in più per comunicare con l’Esecutivo e mettere in atto quei cambiamenti tanto desiderati. È vero che si corre il rischio di diventare l’ennesima forza politica ormai distante dalla gente, ma, senza possibilità di una mediazione con lo Stato, le proteste non potranno ottenere molte delle concessioni che desiderano e continueranno gli scontri e gli atti vandalici perpetrati dai casseurs, che causano sempre feriti, a volte anche gravi.

I casseurs (letteralmente quelli che “rompono”) sono infatti una frangia violenta del movimento, che in realtà non è interessata al cambiamento dello status quo, ma soprattutto a sfruttare il caos per vandalizzare monumenti, auto (hanno girato il mondo le foto di quelle ribaltate e in fiamme) e per derubare i ricchi negozi delle strade vicine alle piazze in cui si concentrava la protesta. Il fatto che i Gilets Gialli siano nati su Facebook, che non abbiano manifestazioni organizzate e autorizzate, ma invece improvvisate, oltre alla mancanza di una guida che indichi dove manifestare, rende le loro proteste più apparentemente spontanee, imprevedibili, caotiche e favorisce enormemente questi vandali che vogliono approfittarne per poter compiere violenze senza essere puniti.

Ecco il bivio: scegliere di diventare un movimento organizzato con un leader che dialoghi con il potere costituito, oppure rimanere nella loro forma di protesta generalizzata, sperando di forzare il Governo al cambiamento, pur tra i feriti e lasciando i casseurs liberi di operare. Sicuramente questo movimento, con dimensioni senza precedenti nella storia europea degli ultimi anni, può dare nuova linfa alla democrazia e avvicinare il dibattito politico ai cittadini. Ha già ispirato altri nelle altre nazioni ad emularli, ma l’impatto non è stato certamente lo stesso. Che sia arrivato finalmente un nuovo cambiamento radicale per la democrazia moderna?

Mathias Caccia 2A 

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