La Lotta non è un Vestito.

Lottare per i diritti non è un vestito da indossare, da ostentare in giro gloriandosene e, quando diventa scomodo, togliere e buttar via in un ipotetico inceneritore morale.

I movimenti di protesta e il sostegno ai diritti umani sono tristemente entrati in una parabola discendente, non perché abbiano meno sostegno che in passato; anzi, poiché i loro sostenitori non sono mai stati così tanti. Il problema non è assolutamente la quantità, quanto la qualità della partecipazione che ricevono. Sempre più persone ne condividono gli ideali con le parole, salvo poi smentirli chiaramente con azioni e intenzioni. Tali idee vengono abbracciate soltanto come un mezzo per apparire anticonformisti, antisistema, ignorando che in realtà la conquista dei diritti dovrebbe essere il fine ultimo. E, così facendo, vanno invece ad alimentare quello stesso modello che dicono di voler combattere e allontano dal raggiungimento di quegli obiettivi chi veramente lotta e si impegna.

Perché chi cerca il profitto non è cieco e sa interpretare bene la mente di chi quel profitto lo genera. Sfrutta la capitalizzazione, la massificazione, l’indebolimento culturale che vorrebbe convincere le menti meno sofisticate che, se non compreranno tutto il merchandising pubblicizzatissimo, non saranno mai veramente anticonformiste, femministe, sostenitrici dei diritti LGBT+, etc. Quindi il fautore di un determinato ideale diventa un cliente, che aderisce al fenomeno pubblicitario piuttosto che alla lotta stessa e quindi compra, compra… Quella bella bandiera arcobaleno? È prodotta in Bangladesh con sostanze nocive per l’ambiente, da un bambino e per pochi centesimi, ma la si acquista lo stesso per 20 euro. E la famosa maglietta femminista con la scritta “This is what a feminist looks like”? Secondo quanto emerso da un rapporto investigativo apparso sul Mail, è prodotta nell’arcipelago delle Mauritius da donne pagate 1 dollaro al giorno e che dormono in 16 in un’unica stanza. La fabbrica può produrre 300 magliette per 14 dollari, che sono poi smerciate nel Regno Unito per 45 sterline o per 70 dollari al pezzo. Per capire meglio l’ipocrisia di fondo, lo slogan della Fawcett Society, che vendeva le magliette, è “lavoriamo per i diritti delle donne dal 1886”. E così tutta la credibilità di queste lotte viene spazzata via da moltitudini di persone ignoranti, che non vogliono informarsi, aprire un libro, guardare al di là del proprio piccolo orizzonte digitale.

Il mercato più redditizio sono i giovani, che ventiquattr’ore su ventiquattro hanno tutto lo scibile umano a portata di click e che, paradossalmente, si ostinano ad evitarlo. Sviluppano soprattutto la volontà di affibbiarsi un’etichetta, di fare gruppo, di diventare una massa informe ed anonima, senza sapere cosa implicano veramente i loro gesti. Questa nuova strategia del mercato aliena progressivamente le persone dalla sostanza delle idee e ne lascia solo un guscio vuoto di apparenza privo di contenuti. Ogni ideale viene ridotto ad un simbolo o ad uno slogan da mettere su un capo d’abbigliamento, e così, si arriva alla dittatura delle mode che il mercato propone. I ragazzi, ormai mantenuti da quasi tutte le istituzioni in una sorta di vuoto ideologico, sono pesi morti in balia di queste correnti, mosse strategicamente all’unico scopo di spingerli a comprare qualcosa. Ed alla fine, come in un universo distopico, sarà il mercato stesso a riempire quello spazio arido lasciato nella testa, svuotata da ogni idea autonoma e da un vero senso critico che la società dei consumi certo non vuole che si sviluppi. Più difficile dire se sia il singolo a scegliere di aderire a questo modulo commerciale o se venga unicamente fagocitato da un sistema che lo preferisce come potenziale acquirente piuttosto che come uomo cosciente del mondo che lo circonda.

Alessandro Longato 2C

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 8.0/10 (9 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: +2 (from 2 votes)
La Lotta non è un Vestito., 8.0 out of 10 based on 9 ratings

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.