Cesare Battisti: una giustizia con 40 anni di ritardo.

Il 12 gennaio 2019 è finalmente stato arrestato uno dei più sanguinari terroristi dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC). Un assassino degli Anni di Piombo che, dopo una lunghissima ed ingiustificata protezione da governi esteri, ritorna in patria per scontare 12 anni di reclusione e 2 ergastoli.

Nato a Cisterna di Latina il 18 dicembre 1954, Cesare Battisti ebbe sempre grandi problemi con la legge, da quando a 18 anni fu arrestato per una rapina a Frascati. Dopo una vita di reati, nel 1977 entrò nel carcere di Udine, dove conobbe Arrigo Cavallina, ideologo dei PAC. Appena uscito prese parte, come esecutore e complice, ai quattro omicidi di Andrea Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin e Andrea Campagna tra il 1978 e il 1979. Arrestato, quindi, per Banda Armata e recluso nel carcere di Frosinone, in attesa dell’istruttoria, il 4 ottobre 1981 evase grazie ad una manifestazione terroristica e scappò in Francia, a Parigi, dove non venne accettata la richiesta di estradizione da parte del governo italiano. Visse lì per un anno da clandestino e vi conobbe la sua futura moglie, con la quale si trasferì in Messico, dove ebbe la sua prima figlia e venne condannato in contumacia all’ergastolo dalla giustizia italiana per i quattro omicidi.

Nel 1990 ritornò a Parigi, dove lavorò come portiere, si cimentò nella scrittura di romanzi noir e riuscì a fomentare un movimento di solidarietà nei propri confronti fino al 2004, quando venne infine concessa dal governo francese l’estradizione. Battisti fuggì ancora e di lui non si ebbero notizie fino al 18 marzo 2007, quando venne arrestato in Brasile. Dopo una prima richiesta dello status di rifugiato politico, declinata dal paese sudamericano nel 2008, ne venne formulata un’altra l’anno successivo che fu, al contrario, accettata. Nonostante una richiesta di revoca da parte del Tribunale Supremo Federale brasiliano, a cui si oppose con successo il presidente Lula da Silva nel 2010, e un tentativo di concessione dell’estradizione da parte del presidente Micheal Temer bloccato dal Tsf nel 2017, non venne mai estradato dal Brasile. Fino al 2018, l’anno scorso, quando alla vittoria di Jair Bolsonaro, candidato di estrema destra, il neo presidente s’impegnò ad estradarlo con il consenso del Tsf. Dal quel momento Battisti fece perdere le sue tracce scappando in Bolivia, dove venne però catturato ed estradato grazie al lavoro d’intelligence tra la polizia italiana e quella locale.

Se adesso alle famiglie delle vittime può forse giungere una sorta di sollievo, dopo tutto questo tempo in cui è stata permessa l’impunità all’ideologia malata di un gruppo di anarchici, resta il dubbio sull’efficacia di una giustizia che raggiunge il bersaglio con un ritardo di ben 40 anni. 

Alberto Venuto 2A

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