Bolsonaro: come ha vinto le elezioni?

In una nazione che ha sofferto recentemente una dittatura fascista, ci si aspetterebbe il ripudio di ogni cosa che la ricorda e di ogni forma di estremismo politico che la richiami. Ma non è così, e ne è l’ennesima dimostrazione l’elezione di Jair Bolsonaro come presidente del Brasile. Il candidato di estrema destra ha ampiamente vinto le elezioni, nonostante la sua stima verso la dittatura e le frasi che mettevano in discussione i diritti umani o che erano offensive verso LGBT ed afro-brasiliani.

In seguito all’arresto del suo principale rivale, Lula, rappresentante del Partito dei Lavoratori, l’ex militare, grazie alle sue provocazioni, ha raccolto molto consenso, specie tra gli evangelisti, per le sue posizioni anti-LGBT, e tra chi non ha mai preso sul serio la politica, perché lo ritenevano l’unico in grado di riportare l’ordine. Infatti il paese, dal 2014, ha sofferto una crisi dell’occupazione, col conseguente aumento dei crimini, che arrivano all’enormità di circa 30 omicidi ogni 100.000 abitanti.

Sono quindi diversi i fattori che hanno portato all’elezione di un personaggio così controverso. La sinistra era uscita molto indebolita dallo scandalo Car Wash (che incriminò importanti personaggi politici) e solo Lula otteneva buoni risultati nei sondaggi, pur essendo in carcere. La gente comune non si fidava più di loro e Bolsonaro ha abilmente sfruttato questo fattore per spingere dalla sua parte l’elettorato. Inoltre, la centralità nel suo programma del ripristino dell’ordine e della sicurezza ha portato molti dalla sua parte, che vedevano in questa trasformazione radicale l’unica speranza di cambiare le cose, ed ha evidenziato il distacco della sinistra dai veri problemi della gente agli occhi dei suoi elettori.

Ma come ha fatto la gente a ignorare frasi così offensive nei confronti delle minoranze? Secondo Benjamin Junge, un antropologo che studia la classe medio/bassa in Brasile, sarebbe frutto della visione dei brasiliani di loro stessi come persone vivaci, che non si prendono sul serio. Pensano che sia solo onesto, che tutti i brasiliani la pensino così, anche se, ovviamente, chi è direttamente colpito da queste frasi non potrà mai votarlo. Inoltre, le sempre presenti fake news hanno aiutato il candidato di estrema destra: su WhatsApp e Facebook circolavano video di frange offese da Bolsonaro, che lo sostenevano, oppure foto che rappresentavano il disordine nella società, collegati al Partito dei Lavoratori, facendo risaltare ancora di più Bolsonaro come portatore dell’ordine. Invece, è molto più facile spiegare perché la gente non si indigni sentendo discorsi in cui viene lodata la dittatura: in Sud America è molto comune che chi ha vissuto solo la fine della dittatura, quando era bambino, ora abbia una visione positiva di quel periodo, a seguito del malgoverno successivo. Dinamiche simili possono essere ritrovate in Cile e in Argentina, ad esempio.

È chiaro che si sta affermando un trend un po’ ovunque nel mondo: molte persone, non interessate alle vicende politiche o non ideologicamente legate a qualche partito, danno il loro voto a personaggi che riescono a capire le maggiori preoccupazioni della gente e a farvi leva. Poco importa se è evidente ed imminente il rischio di problemi più pressanti, come l’evasione fiscale o l’esigenza di ricostruire l’economia. Sul momento, si vota chi promette le riforme più allettanti, non sulla base di ideologie a cui ci si senta vicini. Un atteggiamento problematico e inquietante, che regala il consenso e spiana la strada a leader che aspirano a un potere autoritario.

Diventa urgente un piano di sensibilizzazione riguardo al potere del voto del singolo individuo, un peso concreto che prevede una riflessione seria prima di essere consumato. 

Mathias Caccia 2A

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