Terrore Bianco

A fronte dell’attentato terroristico di stampo neonazista in Nuova Zelanda, urge chiedersi: chi è la vera minaccia?

15 marzo: 2 di notte, ora italiana. Dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, un australiano suprematista bianco di 28 anni faceva irruzione in due moschee, uccidendo 49 persone e ferendone altre 50. Alla base di questo vile attacco c’è un manifesto ideologico di 74 pagine, infarcito di strumentalizzazioni della Storia e di dissertazioni su sostituzione etnica, genocidio bianco e “guerra santa”. Secondo quanto scritto dall’attentatore, infatti, il predominio della razza bianca sarebbe a rischio, a causa dell’imponente invasione che l’Occidente starebbe subendo. Si credeva un novello crociato che, a quasi mille anni da quando la Prima Crociata venne indetta, si sentiva chiamato a difendere la cristianità dall’avanzata dei musulmani. Era tanto legato a questo concetto di “lotta sacra” da citare, in modo completamente decontestualizzato e di parte, il nome di Sebastiano Venier, condottiero veneziano che ebbe un ruolo di rilievo nella sconfitta dei turchi ottomani nella battaglia di Lepanto del 1571. Insieme, però, ad un altro evento della storia (minuscola, stavolta) italiana, ben più recente, poiché su uno dei caricatori utilizzati dall’assalitore era scritto il nome di Luca Traini, l’individuo che l’anno scorso a Macerata aveva aperto il fuoco sugli abitanti di origine africana.

Perché attaccare proprio la Nuova Zelanda? L’omicida non avrebbe potuto scegliere un Paese con un ruolo geopolitico più rilevante, o meno spopolato? Come scrive nel suo delirio, voleva dimostrare che nessun luogo, neanche il più remoto, è esente da questa “invasione”. Se non fosse che in Nuova Zelanda i musulmani sono circa l’un percento della popolazione. Ma l’ex colonia britannica ci pone davanti ad una lezione chiave. Invece di strizzare l’occhio a questo genere di ideologia e minimizzare quanto successo, la premier Jacinta Arden condanna duramente l’accaduto, dimostrando solidarietà e promettendo supporto economico alle famiglie delle vittime, benché ogni apparato statale occidentale abbia un ruolo chiave nel perpetrare la supremazia bianca.

Negli ultimi anni tutta la retorica politica si è concentrata sul terrorismo di matrice islamica, gonfiata a dismisura da televisioni e giornali, mentre sono passati in sordina mediatica tutti quegli attacchi riconducibili all’odio razziale di estrema destra. E, qualora qualche esponente politico ne abbia dovuto parlare, lo ha sempre fatto minimizzando i fatti, mai definendo “terroristi” questi assassini bianchi, bollati invece come semplici lupi solitari. Alcuni politici vicini alle idee degli attentatori suprematisti bianchi sono arrivati ad incolpare i musulmani stessi per gli attentati ai loro danni.

L’escalation di violenza xenofoba si può sottolineare ricordando il già citato attentato di Macerata, oppure al sostenitore di Trump che ad ottobre dell’anno scorso ha compiuto un attentato in una sinagoga a Pittsburgh o, ancora, all’attacco alla moschea di Québec City del 2017. Negli Stati Uniti gli attentati ad opera di individui bianchi sono in numero nettamente maggiore di quelli provocati da persone di fede islamica. Nel 2017, secondo il Database del Terrorismo Globale dell’Università del Maryland, su 65 attentati, 37 sono di matrice neonazista, mentre solo 7 quelli di matrice musulmana. A questo proposito, negli Stati Uniti, soprattutto in quelli del sud, è ancora presente l’influenza del Ku Klux Klan, l’organizzazione di estrema destra che macchiò il suolo del sangue di afroamericani, socialisti, comunisti ed appartenenti ad altre minoranze, a partire dalla fine della Guerra di Secessione e fino alla fine della Segregazione, ma i cui strascichi sono ancora chiaramente visibili.

A questo punto, è più che lecito chiedersi da dove venga il pericolo più serio: si tratta veramente di coloro che emigrano dai loro Paesi per migliorare la propria condizione di vita, oppure di chi ci vuole far credere che siamo davanti ad una minaccia per la razza bianca, con svariati e folcloristici discorsi di odio e paura?

Mai dimenticare, comunque, che i diretti portatori di queste idee non sono i soli responsabili dell’accaduto: tutti coloro la cui ignavia li ha portati a non prendere posizioni decise contro questa tendenza politica sono ugualmente complici. Nel caso italiano, finché la legge Scelba verrà trattata come un foglio di carta senza valore, finché la maggioranza di governo sosterrà tacitamente questo genere di idee, non potremo che aspettarci altra violenza. Finché i neonazisti e neofascisti in ogni parte del mondo non si percepiranno come soli, ma rappresentanti del sentire comune, non si fermeranno e non fermeranno la loro cieca furia di odio.

Alessandro Longato 2C

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