Cronache da FUNDÃO.

Tanti sorrisi e altrettante braccia aperte ci hanno accolti all’ingresso della scuola di Fundão domenica 24 marzo. Nonostante la stanchezza del viaggio, la tensione del primo incontro, l’iniziale smarrimento, fin dal primo istante si poteva percepire un’atmosfera amichevole. Tutti i ragazzi provenienti dai diversi Paesi sono stati suddivisi nelle rispettive famiglie ospitanti: da quel momento, siamo diventati una piccola parte della loro quotidianità. Adattandoci reciprocamente alle diverse abitudini, abbiamo condiviso non solo una casa, ma anche la nostra intera cultura. Vivendo per una settimana in una famiglia ospitante, abbiamo potuto conoscere da vicino i costumi portoghesi, ma soprattutto la spontaneità ed il senso di accoglienza.

Il giorno seguente, ci è stata presentata la scuola di Fundão. All’ingresso, una vivace banda composta dai ragazzi più giovani dell’istituto ha accompagnato il nostro arrivo con delle musiche tradizionali e, durante la visita, gli studenti stessi ci hanno mostrato il luogo in cui studiano ogni giorno. Tra le varie sale comuni, la biblioteca e l’aula mensa, si respirava davvero un’aria di condivisione, che ci ha permesso di instaurare subito un legame d’amicizia, non solo con gli “host” portoghesi, ma anche con tutti i membri del progetto.

Martedì abbiamo assistito a un’ora di lezione in una delle classi. Durante una lezione di letteratura, ad esempio, ogni alunno aveva il compito di leggere un libro e presentarlo alla classe. Ovviamente, essendo la lezione in lingua portoghese, all’inizio si era titubanti, ma con il passare dei minuti la differenza linguistica ha cominciato a non essere più così rilevante. In particolare, l’insegnante ha posto l’attenzione su come i ragazzi gestivano i loro movimenti e la prossemica, in modo da veicolare i propri messaggi con la massima efficacia. Inoltre, ci ha stupiti la presentazione di due ragazzi sul libro “Se questo è un uomo” (“Se isto é um homem” in portoghese): dalle loro espressioni e da ciò che ho potuto comprendere, erano molto toccati dalla lettura dell’opera, che tanto è conosciuta in Italia. Il tema della paura del diverso e dell’integrazione, trattato anche nel libro, è stato più volte ripreso nella settimana, dalla visita al centro di accoglienza per i rifugiati di Fundão, alla nostra presentazione della poesia “Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo.

Parlando di letteratura, durante la giornata di giovedì ogni gruppo ha dovuto presentare o recitare una storia tipica o caratteristica del proprio Paese. Ognuno ha fatto del suo meglio, non solo per esporre una parte della propria cultura, ma anche per rendere tutto coinvolgente: per questo, abbiamo deciso di presentare la novella di Lisabetta da Messina di Boccaccio, all’apparenza drammatica, in una chiave invece ironica. Divertire gli altri e se stessi grazie alla cultura ci è apparso il modo migliore per apprendere qualcosa di nuovo. Abbiamo presentato uno spaccato dell’Italia trecentesca, con ricchi mercanti e garzoni sfruttati, reinterpretandolo con una leggerezza adatta al contesto in cui ci trovavamo.

In fondo, credo che sia stato proprio questo il punto di forza del progetto: creare un ponte fra culture e popoli diversi, ma accomunati da un forte senso di condivisione e rispetto reciproco.

Sara Rimoldi 4C


Durante la permanenza a Fundão abbiamo avuto la possibilità di assistere ad una lezione di biologia e ad una di matematica. Durante la prima abbiamo potuto vedere i risultati di un esperimento iniziato un paio di settimane prima. Gli studenti avevano addormentato dei piccoli moscerini e li avevano suddivisi in base al genere. In seguito, li avevano messi in dei barattolini chiusi con una retina, insieme ad una pasta dolce fatta con polpa di mela, che avrebbe stimolato la loro riproduzione una volta risvegliati. Quindi è stato possibile osservare il risultato dell’esperimento: una miriade di vispi moscerini che si agitavano all’interno dei loro barattoli.

Durante la seconda lezione, quella di matematica, invece, l’insegnante ha fatto svolgere alla classe degli esercizi con le funzioni goniometriche ed ha spiegato come rappresentarle in un piano cartesiano. La lezione è stata sorprendentemente semplice da seguire, in quanto molti termini assomigliano a quelli che usiamo noi, che comunque eravamo a conoscenza dell’argomento trattato.

Se prima della partenza Fundão era solo un piccolo paesino nel mezzo della campagna portoghese, adesso non possiamo fare a meno di ricordarlo come pieno di amore, avendo avuto la possibilità di conoscere moltissime persone da diversi paesi europei, ognuno con una lingua e delle tradizioni diverse, con delle conoscenze e delle esperienze di vita molto differenti da quelle italiane. Tuttavia, nonostante ciò, erano tutti accomunati dalla gentilezza e dalla bontà d’animo. Grazie a queste persone, abbiamo passato una settimana davvero importante, in un ambiente pieno di positività. Non ci sono mai stati litigi, non sono mai state dette parole offensive: solo complimenti. Non ci conoscevamo nemmeno, eppure è capitato più volte che, prima ancora di presentarci, ci dicessimo “come sei vestita bene” oppure “hai dei bellissimi occhi”. Può sembrare banale, ma queste piccole cose, in realtà, fanno la differenza, mettono tutti a proprio agio e lasciano un ricordo positivo.

La frase con cui noi studenti europei abbiamo riassunto la nostra settimana in Portogallo è: I want you to be happy every day of my life.

Yumiko Terra 4B


Tra tutto ciò che abbiamo visto a Fundão, una delle migliori sorprese è stata la determinazione di Rodrigo, uno dei ragazzi ospitanti, e la sua passione incredibile per la musica. Rodrigo suona il violino da ben 7 anni e ha già raggiunto un livello notevole per la sua età (15 anni).  In questa settimana, abbiamo potuto assistere ad una sua performance, che si è svolta all’Accademia di Danza e Musica di Fundão, insieme ad altre esibizioni di pianoforte, violino, viola e contrabbasso. La sua esecuzione è stata oggettivamente la migliore, sia per la scelta del brano (“Legende” di H. Wieniawski), sia per l’arpeggio a dir poco sbalorditivo.

Un’altra sorpresa è arrivata dal club di teatro della scuola di Fundão, che ci ha proposto uno spettacolo organizzato interamente da loro. Aveva come tematica principale la violenza, in particolare quella sulle donne: la protagonista era una ragazza che doveva essere intervistata per raccontare la sua terribile esperienza, in modo che tutti diventassero consapevoli dei rischi che aveva corso e del trauma subito. Già dall’inizio si poteva notare il disinteresse nei suoi confronti da parte del direttore delle riprese e del resto dello staff, che avevano solamente l’intenzione di lucrare su quell’intervista. Quest’ultimo stava riscontrando frequenti problemi tecnici, come luci che si spengono all’improvviso e audio distorto. Solo alla fine si riusciva ad intuire che questi problemi non erano casuali, ma una studiata messa in scena del cameraman, che si rivelò essere il molestatore della ragazza, in un finale colpo di scena. Lo spettacolo si è concluso con un nuovo rapimento della ragazza e con un  toccante discorso sulla violenza sulle donne.

Matteo Scampini 3F


Fra presentazioni e dialoghi, a Fundão le gite non sono mancate. Per lunedì era in programma una visita del paese, con la sua storia e le sue piccole chiese, ma il mercoledì fu dedicato alla vicina (e ben più grande) città di Castelo Branco, ai suoi giardini e musei, oltre che a due borghi limitrofi. Infine Lisbona, il sabato pomeriggio, ammirata nella cattedrale e nelle ampie piazze, lasciata col ricordo dell’enorme ponte e dei tram dopo la partenza dall’aeroporto e il ritorno alla solita Italia.

Andrea Zocchi 4G


L’apice dell’esperienza a Fundão è stato, senz’alcuna ombra di dubbio, il dibattito tenutosi a scuola la mattina di venerdì 29 Marzo. Argomento: l’egemonia dell’inglese nel corso della storia. Dopo aver selezionato i giudici del dibattito, il resto degli studenti è stato diviso in due gruppi: coloro che erano a favore dell’influenza della lingua anglosassone sulle altre culture e chi era contrario. Ci sono poi stati concessi dieci minuti per stendere più argomentazioni possibili, così da poter sostenere le due tesi. Al loro termine, cinque oratori per parte hanno iniziato a esporre, a turni alterni, le loro tesi. È stato uno scontro senza esclusione di colpi: entrambe le parti difendevano la propria causa criticando le argomentazioni avversarie. Ci sono state diverse interruzioni durante il dibattito, ma ciò non ha impedito alla giuria di raggiungere un verdetto: il vincitore del dibattito è stata la parte a favore dell’egemonia.

È stata una settimana indimenticabile, forse addirittura memorabile: le risate, i sorrisi, le ore passate a discutere del più e del meno, tutti momenti che non torneranno più, purtroppo, ma che resteranno per sempre impressi nella mente. Dopo i primi sguardi timidi, alla ricerca di un’ancora di salvezza in una realtà così diversa, così affascinante. Ma, come ogni situazione piacevole, deve finire, perché è proprio il tempo a renderla unica e preziosa. Maledetto tempo, che ha fatto versare lacrime dagli occhi dolci di poco più di cinquanta studenti provenienti da culture così diverse. Molti hanno pianto, anche tanto, ma non ci si vergognerà di alcuna lacrima versata, perché ognuna porta il nome eterno di coloro che avranno sempre un posto nel cuore.

Francesco Mantegazza 4I

 

 

 

 

 

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