Retrospettiva post-laurea: l’opinione di Michela.

Intervista a una ex-studentessa del liceo, poi laureatasi in Neuroscienze e riabilitazione psicologica presso l’Università La Sapienza di Roma ed ora assegnista di ricerca presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Cosa dello studio al Liceo Tosi è davvero servito al tuo percorso e cosa, invece, ti è apparso davvero inutile? 

I cinque anni che ho trascorso dietro ai banchi del Liceo Tosi sono stati tra i più belli e i più spensierati della mia vita. So che voi lettori starete ora inorridendo di fronte a questa dichiarazione, ma vi invito a ritrovarci davanti a un caffè tra cinque anni e sono sicura che sarete d’accordo. Gli anni da liceale mi sono serviti per imparare a credere di più in me stessa. Molti tra voi sapranno cosa voglia dire studiare per settimane (anche la notte) per una verifica di Matematica, per poi vedere scritto sul foglio in alto a destra un misero 5, o 5 e mezzo. Al liceo, dovermi misurare con compagni più bravi di me, soprattutto nelle materie scientifiche, mi è servito per acquisire un certo livello di competitività e di insoddisfazione personale perenne, che si sono poi rivelati validi alleati all’Università, soprattutto nel superamento degli esami più difficili. Il metodo di studio appreso al liceo e la continua pressione da parte dei miei professori, che pretendevano sempre il massimo da me e dai miei compagni, mi sono serviti per coronare brillantemente la mia carriera universitaria e per affacciarmi successivamente al mondo del lavoro. L’unica critica che mi sento di fare al mio Liceo è quella di prestare sempre poca attenzione alle necessità del singolo studente e, soprattutto, di dare molto spesso per scontato che un 5 e mezzo su un compito definiscano una persona in toto, mentre non è detto che sia così.

Come hai vissuto il passaggio dal Liceo all’Università? Credi che il Liceo ti abbia preparata a sufficienza per affrontare questo tipo di cambiamento? 

Il passaggio dalle Superiori all’Università non è stato affatto semplice. Nel mio caso, si è trattato di abbandonare una realtà con 24 persone in classe, per sbarcare in un’aula plenaria che ne conteneva 500. Il liceo ti permette di vivere come se fossi in una sorta di bolla protetta, dove i professori cercano di trasmetterti più conoscenze possibili, ma anche di aiutarti nel tuo percorso di crescita personale. All’Università, vista anche la mole eccessiva di colleghi con cui condividevo i miei corsi, ho invece dovuto imparare a gestirmi da sola con lo studio e le lezioni, con l’organizzazione dei lavori di gruppo e con le secchiate last-minute prima dell’esame. Inoltre, nel caso della Laurea Magistrale, che ho poi conseguito presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ho dovuto lasciare la mia città per immergermi nella nostra bellissima capitale, imparando dunque ad essere indipendente dalla mia famiglia e a vivere da sola, con tutti i pro e i contro. La preparazione liceale mi è senz’altro servita per “vivere di rendita” per tutto il primo anno di università, mentre il metodo di studio e la forma mentis acquisite negli anni hanno sicuramente contribuito al mio successo accademico.

Cosa di ciò che hai imparato e/o vissuto negli anni del Liceo ti porti dietro ancora oggi? 

Degli anni da liceale vorrei riuscire oggi a portarmi dietro la spensieratezza e la leggerezza dei miei 18 anni, i sogni ad occhi aperti verso il futuro che sembra così lontano, il desiderio di realizzare tutti i propri obiettivi. Un giorno stai per affrontare l’Esame di Maturità, quello successivo la discussione di laurea e, infine, il giorno dopo metti le prime scarpe col tacco e il rossetto per andare in ufficio. Almeno, a me adesso sembra che sia tutto filato via veloce, proprio così. Dopo circa sei anni dalla fine del mio percorso al Tosi, sento tuttavia di aver conservato dentro di me lo stesso spirito da “guerriera” che, di fronte alle ansie e alle paure, ha imparato a non lasciarsi piegare da nulla. Il fatto di aver avuto insegnanti molto esigenti e “bacchettoni” al liceo mi è servito anche a non prendermela troppo, di fronte a professori universitari un po’ polemici, oppure alle prime “lavate di capo” da parte dei miei superiori al lavoro.

Cosa ti manca della vita da liceale e cosa no? Ripeteresti la scelta di studiare in questo Liceo?

Penso che, se avessi la possibilità di tornare indietro, mi iscriverei nuovamente al Liceo Tosi. La preparazione che ho ricevuto dai miei professori è stata impareggiabile: quando ho iniziato l’Università, non ho avuto alcuna difficoltà nell’accostarmi a materie nuove, quali ad esempio la Psicologia. Il metodo di studio che ho saputo definire in quegli anni è stato vitale poi, soprattutto quando mi sono ritrovata a studiare interi capitoli, o libri, anche in pochi giorni. Della vita da liceale non mi mancano, invece, i compiti di Matematica, le interrogazioni a sorpresa e l’ansia che ho vissuto prima di affrontare l’Esame di Maturità, primo vero esame della mia vita.

Come hai scelto la tua Università? Perché hai scelto la tua facoltà piuttosto che un’altra? Come ti sei preparata per il test di ammissione? Infine, come hai vissuto i 5 anni prima della laurea? 

La scelta della facoltà universitaria non è stata affatto semplice: per tanti anni davo per scontato che mi sarei iscritta a Lettere o a Giurisprudenza, ma poi, partecipando ai vari Open Day, ho capito che il mondo della Psicologia, e nello specifico delle Neuroscienze Cognitive, era la strada giusta da seguire. Per il test di ammissione non avevo studiato poi così tanto e devo ammettere che molte delle nozioni e delle conoscenze acquisite al liceo sono state sufficienti per consentirmi di accedere alla facoltà al primo colpo. Gli anni universitari sono stati molto sereni, in particolare gli ultimi due che ho passato a Roma: mi hanno permesso di capire che “da grande” avrei voluto fare la ricercatrice e di acquisire le conoscenze necessarie che ora sfrutto quotidianamente nel mio lavoro. Mi manca molto l’università, mi mancano le lezioni in classe e la continua voglia di apprendere e di voler andare oltre la superficie del singolo concetto affrontato in aula, ma d’altro canto non vedo l’ora di poter un giorno contribuire nel mondo della scienza, sviluppando nuove tipologie di trattamento di riabilitazione per quei pazienti che, ad oggi, hanno scarse possibilità di cura.

Come hai vissuto il passaggio dall’Università al mondo del lavoro?

Laurearsi è stato sicuramente un bellissimo traguardo e una gioia. Purtroppo, la realtà italiana odierna è piuttosto complicata, per cui pensavo che avrei fatto poi fatica a trovare successivamente lavoro. Nel mio caso, laurearsi in Psicologia significava dover fare un anno di tirocinio professionalizzante (non retribuito) ai fini dell’Esame di Stato, che spesso per noi neolaureati si traduce poi nell’essere disoccupati. Mi reputo abbastanza fortunata perché, subito dopo la fine del tirocinio, mi è stato proposto di continuare a lavorare nel centro dove sono attualmente, proposta che purtroppo tanti miei colleghi non hanno ricevuto. Il mondo del lavoro è ancora abbastanza nuovo per me ed è una realtà che richiede molto impegno, dedizione ed anche tanta forza di volontà. All’Università pensiamo di avere il mondo nelle nostre mani e che un 30 e lode implichi l’essere invincibili: il mondo lavorativo mi ha insegnato, invece, che un buon voto non etichetta nessuno e che il massimo non è mai sufficiente, perché c’è sempre un modo alternativo per svolgere meglio un progetto e per rendere sempre di più.

Arrivata a questo punto del tuo percorso, puoi ritenerti realizzata? Credi di aver raggiunto i tuoi obiettivi o c’è ancora strada da fare? 

Quando ero al liceo, spesso pensavo “Che cosa vorresti essere da grande, Michela?”. Dopo sei anni, guardandomi indietro, penso di potermi ritenere molto soddisfatta del percorso che ho intrapreso e degli obiettivi che ho raggiunto. Il mio sogno da ragazzina era di lavorare nel mondo della ricerca scientifica e di poter contribuire a trovare una cura per le malattie neurodegenerative; perciò, dopo la laurea, ho finalmente avuto la fortuna di poter iniziare la mia collaborazione con uno dei migliori centri di ricerca sul territorio italiano. I miei obiettivi non sono ancora stati tutti raggiunti: tra pochi mesi inizierò il mio Dottorato di Ricerca in Medicina Molecolare e spero che questo serva ancora di più a definire la mia persona e a consentirmi di ottenere ancora più soddisfazioni. Quindi, certamente la strada verso la vetta è ancora in salita, ma a questo punto della mia vita riesco già a godermi una magnifica visuale. Il consiglio che mi sento di trasmettere a voi studenti liceali è di non dare ascolto a nessuno, se non a voi stessi, che niente è impossibile e che basta solo crederci fino in fondo. Non lasciate che un brutto voto possa condizionare le vostre scelte future: se avessi dato ascolto a tante persone intorno a me, adesso sarei da tutt’altra parte e probabilmente starei facendo un lavoro che non mi darebbe tutte queste soddisfazioni.

In che modo la partecipazione al giornale scolastico ha contribuito alla tua crescita e formazione?

Aver avuto la possibilità di far parte del giornalino scolastico per tutti e cinque gli anni del liceo ha, innanzitutto, accresciuto la mia capacità di saper lavorare in un contesto di gruppo e di saper collaborare, abilità che ho saputo trasferire anche al contesto lavorativo attuale. Inoltre, l’essere stata Caporedattrice l’ultimo anno ha coronato il mio desiderio di voler contribuire in modo sostanziale alla mia carriera da liceale e mi ha aiutata a sviluppare abilità di leadership che hanno senz’altro contribuito alla definizione della mia persona e ad acquisire maggior sicurezza nelle mie capacità. Inoltre, grazie alla mia collaborazione con la redazione, ho avuto la possibilità di conoscere e di apprezzare gli insegnamenti di un professore (che purtroppo oggi non è più tra noi) che, grazie alla sua personale esperienza formativa e ai consigli preziosi, mi ha convinta a scegliere di proseguire i miei studi in Psicologia.

Francesca Genoni 4D

 

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