I Curdi dopo l’Isis: storia di un popolo abbandonato.

È passato circa qualche mese dalla sconfitta del Califfato Nero dell’Isis, l’unico movimento radicale e ribelle islamico che abbia tentato di creare una realtà nazionale e istituzionale riconosciuta. Sul carro dei vincitori gli Stati Uniti e il regime di Assad, che riuscì, per la prima volta da anni, a riunificare la propria nazione. Manca solo un popolo all’appello, benché più di tutti gli altri impegnato nell’impresa: quello dei curdi. Con le loro milizie, composte per lo più da donne, sono stati i reali vincitori della guerra, poiché furono loro a capo di quasi tutte le azioni militari, grazie alle quali ricevettero il diritto di stanziarsi in una zona cuscinetto al confine, garantita dall’USA. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha annunciato il ritiro di tutte le truppe americane dal campo di battaglia.

Il pericolo sta nell’avanzata turca, perché il governo di Erdogan ha dichiarato l’intenzione di sottomettere tutta la zona in questione e di uccidere brutalmente tutti coloro che si dovessero opporre. É dal 2015 che il governo turco attacca sia il regime siriano, sia le forze curde, per paura dell’eccessivo rafforzamento di questo popolo e per gli interessi economici nell’area petrolifera circostante. Ancor più grave il tacito supporto alle truppe dell’Isis, che potrebbe approfittare dell’offensiva turca per “risistemarsi”.

Purtroppo, questa vicenda è solo l’ultima di una serie di tradimenti susseguitisi nella Storia. I curdi sono un popolo discendente dai Medi, dai Carduchi o Kirtioi, presenti nella zona dal periodo del secondo impero babilonese. Si trovano in un’estesa zona di confine tra Turchia, Armenia, Siria, Iraq, Iran e, considerando la popolazione di 30 milioni di persone, potrebbero costituire una nazione di medie dimensioni. Sono in maggioranza musulmani sunniti e non estremisti, tanto che convivono con varie altre religioni. Tenendo in considerazione le grandi risorse minerarie e petrolifere di quel territorio, godrebbero anche di una potenziale ricchezza, che però è, invece, il loro punto più debole. Sono proprio queste risorse che spingono le nazioni a non concedere nessuna libertà.

I curdi tentano di unirsi da millenni, ma i vari imperi dell’antichità (babilonesi, persiani, greci/macedoni, romani/parti, arabi) e gli ottomani fino alla Prima Guerra Mondiale non lo permisero. Con il trattato di Sevre del 1920, dopo la caduta dell’impero ottomano, il territorio dei curdi finì sotto il dominio inglese, che aveva promesso la creazione di uno stato curdo indipendente. Con il trattato di Losanna di tre anni dopo, non fu però consentito, a favore della creazione della moderna repubblica turca.

In tempi più recenti, durante la guerra tra Iraq e Iran, il popolo curdo in rivolta fu perseguitato e furono uccise decine di migliaia di persone ed ancora di più incarcerate. Durante l’invasione irachena del Kuwait, l’arrivo delle truppe americane costrinse la popolazione curda del nord a fuggire verso la Turchia, la quale chiuse i confini. Solo l’intervento dell’ONU riuscì a risolvere parzialmente la situazione, proteggendo la popolazione in fuga. In Iran, altra nazione piuttosto intollerante, negli anni ’80 – ’90 le richieste d’indipendenza furono duramente represse. Infine c’è la Turchia, in cui abita la maggior parte dei curdi, che li sottopone ad una repressione etnica e culturale opprimente, disumana e insensata, attuata dalla metà degli anni ’70.

La risposta curda fu la creazione di un partito di lavoratori che portò alla Guerra Turco-Curda (1984-1999), nella quale più di 40 mila persone furono uccise. Il leader del partito fu incarcerato nel ’99 ed il partito sciolto. In seguito, è salito al potere Erdogan che, dopo il tentato colpo di stato del 2016, chiuse decine di giornali curdi e licenziò migliaia di insegnanti curdi.

Chissà perché nessuno sembra interessarsi a questa drammatica condizione che si consuma alle porte dell’Europa? E’ quasi come se tutto ciò non esistesse. L’Unione Europea non si mostra intenzionata ad intervenire, forse per il fondato timore che Erdogan spinga tutti gli immigrati in Turchia a riversarsi nel territorio europeo. Se fosse vero, sarebbe una vergogna per l’intero continente, ma girano voci, più accreditate, di altre ragioni più importanti e segrete, che sarebbero non meno vergognose della precedente.

Le città curde stanno cadendo una alla volta sotto il peso dell’offensiva turca, ma soprattutto sotto il peso dell’abbandono e l’indifferenza della comunità internazionale che, come la Storia insegna, è l’unico muro dietro al quale i nazionalismi e le persecuzioni si possono nascondere.

Alberto Venuto 3C

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