(Im)par Condicio telepolitica.

Perché un cittadino possa valutare correttamente le varie opinioni dei partiti, per poi prendere una decisione cum grano salis, ogni gruppo politico dovrebbe avere lo spazio televisivo necessario per esporre le proprie idee, senza sproporzioni fra il tempo concesso a ciascuno. Ma ormai i mass-media stanno abbandonando anche questo semplicissimo principio di democrazia, attratti dall’audience  maggiore che un personaggio divisivo, come ad esempio Matteo Salvini, potrebbe favorire.

Quasi incredibile il dominio di tale leader sugli altri “concorrenti al quizzone della politica”, in vantaggio di poco meno di 11 ore sul premier Conte che, in qualità di premier, dovrebbe essere, almeno in teoria, il personaggio politico più ascoltato del Paese. Le cifre diventano ancora più impressionanti, se confrontate con quelle dei capi politici della maggioranza M5S-PD: il pentastellato Luigi Di Maio ha poco più d’un terzo del tempo in televisione del Capitano, e Zingaretti segue mestamente con le sue 29 ore, contro le 101 dell’avversario.

Comunque, non sono i numeri il principale problema: è dove nascono che crea più cavilli. Mentre nelle reti Rai Conte tiene il passo e, a volte, sorpassa l’ex vicepremier, nelle reti Mediaset il vantaggio di Salvini si fa ingombrante, maturato non solo nei telegiornali che, rendendo conto a Berlusconi, danno più spazio ai leader del centrodestra, ma soprattutto nei vari show in mattinata, in prima e in seconda serata, dove il Capitano è una presenza fissa, garantendo costanti risultati in termini di pubblico.

Si può far notare che le televisioni agiscono cercando di ottenere sempre ascolti alti, perché si trasformano poi in guadagni e, se Salvini li porta, ben venga: se ne cavalcherà l’onda fino allo sfinimento. Resta, però, in sospeso un dettaglio importante: il soggetto in questione non è un personaggio dello spettacolo, né un attore famoso, bensì un politico, e qualunque piattaforma televisiva (dai telegiornali ai talk-show) che esponga un pensiero politico diventa ipso facto un Mezzo d’Informazione. Deve, perciò, fare in modo che tutti possano dire la loro e con a disposizione una quantità di tempo simile, se non proprio uguale, a quella di chiunque altro, per un principio noto come par condicio. Quindi, non si può giustificare nessuna disparità di trattamento tra un politico e gli altri richiamandosi alle priorità di guadagno delle emittenti televisive, altrimenti si potrebbe criticare lo stesso principio della par condicio, ritenendolo un limite alla libertà d’espressione e, quindi, all’articolo 21 della Costituzione.

Lasciando da parte la delibera della Corte Costituzionale del 1964, basta concentrarsi sul ruolo della stampa e sulla macchina dell’informazione. Il suo obiettivo è fornire al cittadino fatti concreti, comprovati e sostenuti da varie interpretazioni, argomentate a dovere, perché possa formulare e poi esprimere il suo giudizio, senza che la sua visione venga inquinata da qualsivoglia manipolazione di fatti e opinioni argomentate volontariamente in modo debole. Parrebbe chiaro che, in base a questo banale principio di equilibrio, dedicare molte ore ad un personaggio o ad un partito politico, per poi liquidare l’altro in un terzo del tempo, contrasta con la base morale del giornalismo. In campo medico, sarebbe come dare più tempo solo a certe operazioni chirurgiche, piuttosto che ad altre. Ecco perché venne istituita la par condicio, un meccanismo legale per garantire la correttezza dei mezzi d’informazione.

L’assenza di un dibattito su tale argomento risulta, perciò, un fatto veramente negativo, perché questo principio è uno strumento fondamentale per salvaguardare il processo democratico. Tutti noi, come cittadini, indipendentemente dalle convinzioni politiche, o dalle non-convinzioni, dovremmo batterci perché le fondamenta su cui è costruita la nostra democrazia siano protette e valorizzate, per uno Stato più sano e prospero, se non forse “per una società più salda e più sicura” come si faceva dire a tale Palpatine in un famoso discorso fantascientifico.

                           Mathias Caccia 3C

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