Fotografia: dalla storia all’esperienza

Il desiderio umano di immortalare momenti di vita vede le sue prime espressioni a partire dall’arte rupestre, oltre 40.000 anni fa. Pitture, sculture, incisioni, affreschi, tele a ritrarre divinità, eroi, santi, re e scene di vita quotidiana.

Nel 1826 il francese Joseph Nicephore Niepce realizzò il primo scatto fotografico della Storia, noto come “Veduta dalla finestra a Le Gras”. Nel ‘27, l’anno successivo, Louis Jacques Mandè Daguerre e Niepce realizzarono il Daguerreotype, una sorta di “scatola” che permetteva di imprimere un’immagine su una lastra metallica resa fotosensibile. Permise un notevole sviluppo, tanto che “non vi era una piazza di una città senza un dagherrotipista”, afferma uno scrittore americano dell’epoca.

Nel 1839 il governo francese rese libero il brevetto del Daguerreotype. Nacque così la fotografia commerciale. E sempre nel ‘39, con i soldi ottenuti dal brevetto, Daguerre realizzò la prima fabbrica di macchine fotografiche. Nel 1861 James Clerk Maxwell sviluppò un sistema per catturare immagini a colori: effettuava 3 fotografie dello stesso soggetto su 3 differenti lastre attraverso 3 filtri di colore blu, verde e rosso. Le lastre venivano sviluppate in 3 diapositive, che venivano proiettate per “sovrapposizione” tramite 3 proiettori a cui erano applicati i medesimi filtri: il risultato era un’immagine a colori dell’oggetto fotografato. Bisognerà, però, aspettare fino al 1891 per la prima vera immagine a colori da un singolo scatto, con Gabriel Jonas Lippmann.

L’esigenza di ottenere pellicole fotosensibili e strumenti fotografici più comodi e più rapidi diede avvio ad un continuo sviluppo. Nel 1883 George Eastman fondò la Kodak e nel 1888 mise in commercio la Kodak mod.1 con il motto “You press the bottom: we do the rest”. La mod.1 era provvista di un solo pulsante adibito allo scatto e 100 scatti utili. Una volta esauriti, la macchina veniva rispedita alla Kodak, la quale provvedeva direttamente allo sviluppo. Eastman trasformò così la fotografia negli Stati Uniti in un fenomeno di massa. Era l’anno in cui tutti potevano acquistare un apparecchio fotografico e scattare in totale autonomia quante fotografie volessero.

Fino agli anni ’40 vi furono numerose scoperte che apportarono alla Fotografia altrettante novità, tra cui componenti e accessori (obiettivi e flash elettronico) e nuove pellicole. In particolare, il 1936 rappresenta una “seconda nascita” della Fotografia: venne commercializzata la prima reflex, la Kine-Exakta. La presenza di un mirino permetteva di guardare con gli “occhi” della macchina, grazie a un sistema di specchi i quali, ribaltando due volte l’immagine, indirizzavano quest’ultima nel mirino. Questo sistema è tutt’oggi utilizzato. In quegli anni, inoltre, nacquero tra le più famose case produttrici, tra cui Nippon Kogaku (ribattezzata in seguito Nikon), Canon, Samsung, Polaroid e Fuji. Pochi anni dopo, seguirono Sony e Casio.

Le reflex subirono costanti aggiornamenti. Nel 1969 avvenne un’altra rivoluzione, forse la più importante dopo quella di trent’anni prima: venne inventato il sensore CCD. Il quale permette di trasformare l’immagine reale in un file digitale, mentre solo nel 1981 venne messa in commercio la prima macchina fotografica in grado di memorizzare in un floppy disk le foto catturate. Nasceva così la fotografia digitale. Nel ‘96, invece, la Casio immise sul mercato la prima fotocamera dotata di uno schermo LCD, con il quale era possibile guardare immediatamente le foto appena scattate. Nel 2002 la Nokia presentò il primo telefono cellulare con fotocamera integrata, la novità forse a noi più cara. Nel 2008 la Nikon commercializzò la prima reflex in grado anche di riprendere video. Infine, tra il 2009 e il 2012, si concluse definitivamente l’era dell’analogico, anche se oggi rimangono ancora aziende che producono un paio di modelli analogici e, di conseguenza, altrettante che producono pellicole.

Ma che cosa è diventata la fotografia odierna? Per alcuni un lavoro, per gli esperti un’arte e per tanti altri una passione, che attrae molti giovani, anche nella nostra scuola. Pertanto può essere interessante fare quattro chiacchiere coi due fotografi che scattano alla campestre, alle Arturiadi e ai balli scolastici. Si chiamano Lorenzo e Matteo.

Come è nata e come si sviluppata la vostra passione per la fotografia?

L. È iniziata prima della terza media, quando mi fu regalato il mio primo corpo macchina. Ho cominciato a sperimentare e ad informarmi sulle basi della fotografia, ma rimanendo a un livello da principiante. Poi, alle Superiori, ho conosciuto Matteo, che mi ha insegnato molto, e sono migliorato.

M. La mia passione è nata relativamente poco tempo fa. Smanettavo con le piccole macchine “point and shoot” dei miei. Due anni fa, mi hanno regalato la mia prima reflex. Da quel momento ho capito le potenzialità dello strumento che avevo tra le mani e sto ancora cercando di sfruttarle al meglio.

Cosa rappresenta la fotografia per voi?

L. Mi spinge ad immortalare ciò che mi piace e talvolta può, ma non necessariamente, diventare un lavoro (per adesso tramite Diciottesimi o feste).

M. Il gesto di scattare è l’impressione di un ricordo che durerà forse per sempre. La fotografia cela dietro di sé molto più di quanto si pensi: come un’opera d’arte, ogni scatto nasconde una costruzione che magari non tutti notano.

 Quali sono i soggetti che preferite fotografare?

L. Mi piace variare. Spesso mi capita di vedere altri fotografi che realizzano scatti particolari e provo ad imitarli, mantenendo però il mio stile. Ultimamente sto cercando di migliorare gli scatti di soggetti in movimento.

M. Anche a me piace cambiare soggetti. Con il passare del tempo, però, mi sono sempre più specializzato in fotografia sportiva e di eventi notturni.

Esiste qualcosa che non può mancare in un vostro scatto?

L. Ogni scatto è diverso, quindi risulterebbe difficile inserire un elemento costante in contesti discordanti.

M. La costruzione della Luce, perché i giochi di luci, soprattutto nei locali notturni, mi affascinano davvero.

Dai vostri profili Instagram emerge una cura dettagliata per la disposizione delle foto. Quanto è importante la fase di post-produzione per voi?

L. È necessaria quando scatto alle feste, in condizioni di buio parziale. Perciò devo rendere l’immagine più luminosa. È importante nei suoi limiti; non mi piace eccedere, perché l’immagine sembrerebbe surreale.

M. La post-produzione è fondamentale. Ormai si è arrivati ad un punto in cui, per questioni logistiche e tempistiche, è necessario processare tutte le foto modificandole assieme per consegnare un prodotto omogeneo. Al momento utilizzo principalmente Lightroom, per lavorare su centinaia di foto contemporaneamente, e Photoshop, per la rifinitura di particolari scatti e composizioni. La cura del feed è stata per un po’ di tempo una mia fissazione.

 Il vostro kit?

L. Canon 600d e obiettivi 70-200, 17-40, 50, 18-55.

M. Nikon D810 e D5200, Nikon 18-55, Sigma 18-35 1.8, Sigma 70-200 2.8, Samyang 14 2.8

 Consigli per un fotografo dilettante?

L. Provare a imitare altri fotografi e imparare qualche linea guida importante. Soprattutto sperimentare.

M. Non spendere soldi in corsi per principianti. Guardare piuttosto qualche video su YouTube e uscire a scattare con amici.

La storia della fotografia, dal greco “photòn” luce e “graphè” scrittura-pittura, “scrittura di luce”, ha permesso di catturare eventi storici e imprimerli facilmente nella memoria comune, di rendere immagini simboli di un’epoca e di consentire anche a noi di conservare preziosi ricordi di questi anni scolastici. Un ringraziamento a Lorenzo (ig: @lorenzoruss_) e a Matteo (ig: @barlocco.jpg).

Lorenzo Spiga 3L

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