I problemi sono altri!

Ogni anno il governo porta sempre novità alla scuola, più o meno importanti. Quest’anno, oltre al solito cambiamento dell’esame di stato, che ormai sembra essere diventato annuale, la novità riguarda un argomento per noi fondamentale, i social! Da quest’anno l’utilizzo dei social sarà proibito durante le ore curricolari, per non ledere alla nostra privacy e a quella dei professori e per evitarne un uso scorretto. Tra i social banditi rientra anche YouTube, da anni usato per i molti video interessanti e utili proprio all’insegnamento. Se di per sé il provvedimento potrebbe essere corretto poiché limita l’abuso di social come Facebook, Instagram, Twitter, inutili all’insegnamento, dall’altra parte vanifica le grandi potenzialità di YouTube come mezzo di insegnamento. Ciò ha provocato la rabbia e lo sconforto di molti professori che da anni lo usavano legittimamente senza alcun problema, riuscendo anche a rendere più interessanti e rilassanti le lezioni, catturando una maggiore attenzione degli studenti. Anche la nostra scuola, come tutte le altre, si è dovuta adeguare, sotto il peso delle gravi conseguenze giuridiche che deriverebbero dalla trasgressione delle norme. Infatti i social sono attualmente inutilizzabili sui computer scolastici e i moltissimi altri metodi utili a superare il problema risultano illegali.

Molti insegnanti si lamentano della decisione e tentano di ritornare come prima. L’utilizzo di questi mezzi è possibile solo dietro una richiesta specifica spedita da un professore o da un alunno per mezzo di un docente, come qualcuno ha già fatto. I tempi di risposta delle autorità competenti, che sono al di sopra dei dirigenti scolastici, sono lunghi e molte di queste richieste sono congelate dalla burocrazia.

Questo provvedimento di fatto non elimina il problema della privacy, poiché non sono rari i casi di violazione di questa norma da alunni con i loro cellulari e proprio l’utilizzo di quest’ultimi durante l’intervallo o, clandestinamente, nelle ore scolastiche non impedisce agli alunni di accedere ai social.

Ormai quasi tutti sono dell’idea che ciò sia solo un’inutile complicazione che aumenta la distanza tra i docenti e gli studenti. Di fatto consiste in un sostanziale passo indietro nella via di ammodernamento della scuola, poiché limita l’utilizzo degli strumenti digitali ed è molto grave, considerando lo sviluppo di questo ambito nella società e soprattutto tra i più giovani.

Sicuramente le intenzioni del ministero sono buone e chiare: allontanare i più giovani dai social e magari favorirne un uso più corretto. Ma il fine non giustifica i mezzi, in questo caso eccessivi e inutili. Sarebbe giusto che si pensassero alle conseguenze che ogni decisione porta con sé, soprattutto in situazioni delicate come queste. Le manovre vanno pensate più scrupolosamente e questa è un esempio di superficialità.

È da sottolineare la distanza che c’è tra YouTube e tutti gli altri social che dimostra l’insensatezza della manovra. Prima di tutto non credo che ci siano professori che usino social network al di fuori di YouTube nelle proprie ore o, se ci sono, sono casi isolati. Questo perché Facebook, Twitter, Instagram, … non hanno alcun valore educativo e sono completamente diversi da YouTube.

Il dibattito si sposta poi su un argomento molto più ampio: perché al ministero si preoccupano tanto di problemi quasi inesistenti, come i social, apportando manovre inutili e nocive, e non di altri molto più rilevanti e reali, come la precarietà della maggior parte delle strutture scolastiche o la mancanza di fondi?

Ciò per molti è il risultato di una mancanza d’investimenti sulla scuola da parte dei governi degli ultimi decenni. Il governo sembra non vedere margini di guadagno nella scuola, la quale, senza più soldi, non riesce più a sistemare i propri problemi. Quindi il ministero si cimenta in manovre a costo zero, anche inutili, forse solo per mostrare che qualcosa stanno facendo.

Alberto Venuto 3C

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