San Siro: “La Scala” del calcio.

Uno degli stadi più belli e più grandi d’Italia potrebbe essere distrutto, ma la discussione lascia col fiato sospeso i milioni di tifosi delle squadre milanesi, insieme a tutti gli appassionati di calcio.

A detta dei dirigenti di Milan e Inter, lo stadio ormai “ha fatto il suo tempo” ed è necessario cambiarlo per migliorare l’aspetto della città, in linea con i grandi progetti già realizzati o in corso d’opera a Milano. Alcuni sono già stati mandati al comune, però ancora niente è certo. Le parti sono intenzionate a creare un’area che vada oltre l’impianto sportivo, con occasioni di guadagno per gli imprenditori, grattacieli, centri commerciali, hotel, un quartiere residenziale ed altre attrattive per tutti, sul modello “city life”. Il nodo principale da sciogliere, però, riguarda l’abbattimento dello stadio vecchio. Fortunatamente, il comune sembra non transigere su questo punto: essendo infatti il titolare dell’impianto, non può essere abbattuto senza il suo consenso. Lo stadio deve rimanere parte della città perché appartenente alla memoria collettiva. Ormai per molti ha raggiunto un valore sentimentale paragonabile a quello di altri monumenti cittadini come il Duomo, la Scala, la Galleria Vittorio Emanuele, San Babila, o le Colonne di San Lorenzo. Inoltre, questo è forse lo stadio più titolato d’Europa ed è diventato simbolico per tutto il mondo del calcio.

Dato che l’urbanizzazione del centro rende difficile la ricerca di un altro luogo che non sia troppo periferico, le due società vorrebbero edificare il nuovo stadio nella zona di quello vecchio e, quindi, mantenerlo in piedi significherebbe avere meno spazio per il nuovo edificio. Tra le varie ipotesi rientra anche quella di utilizzare delle zone tra Milano e Sesto San Giovanni. Principalmente sono due le proposte avanzate dalle società, che hanno comunque intenzione di condividere lo stadio nuovo. La prima è dello studio di architettura statunitense “Populous”: prevede un impianto squadrato tra i 60 e i 65.000 posti a sedere, ispirato alle guglie del Duomo e alla Galleria Vittorio Emanuele. Il secondo progetto, della stessa capienza, è stato elaborato dallo studio italo-americano Manica “Sportium” e consiste in un impianto ovale costituito con due anelli intrecciati, a simboleggiare il legame storico tra le due squadre, e rimarcato dai sedili che, in ciascuna delle due Curve, dovranno avere i colori della squadra di riferimento. È evidente, tuttavia, che il nuovo impianto sarà più piccolo di quello attuale, poiché un altro stadio di simili dimensioni sarebbe troppo dispendioso anche per le due società calcistiche, ormai ben lontane dai fasti del passato per gestione finanziaria e per risultati sul campo. Pertanto, è probabile che diventi più elitario l’accesso alla visione delle partite, dal momento che, per avere gli stessi incassi, si dovrà imporre un costo del biglietto maggiore.

Ma perché premono tanto per uno stadio nuovo, dato lo stato pressoché ottimo di quello vecchio? La costruzione di una struttura nuova si presuppone sarà di proprietà privata delle due società e ne incrementerebbe il fatturato, in primo luogo azzerando il pagamento milionario del canone di concessione al Comune. Inoltre tutti gli alberghi, i centri commerciali, i cinema e le attrattive, che sicuramente saranno di loro proprietà, frutteranno molti milioni. La scelta è in linea con la decisione della Juventus, che 9 anni fa aveva eretto il suo nuovo stadio e che, da allora, ha accumulato tutta la ricchezza necessaria per gli acquisti necessari a consentirle la vittoria di 8 scudetti consecutivi (dal 2011 a oggi) e ad una militanza stabile in Champions League, oltre che ad essere tra le dieci società calcistiche più ricche del modo.

Alberto Venuto 3C

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