La scuola ai tempi del coronavirus.

Il COVID-19 è davvero così preoccupante o è solo allarmismo?  E come ha reagito il comparto educativo?

Fino a poco tempo fa sembrava un’epidemia circoscritta alla Cina; mentre oggi il nostro è il primo Stato europeo per numero di contagi.

L’epidemia di COVID-19 in Italia è iniziata il 31 gennaio e non si è ancora arrestata, creando una situazione surreale nel Paese, oltre alla chiusura (totale o parziale) di varie strutture come piscine, teatri, cinema o luoghi di aggregazione pubblica. Si è verificata una vera e propria psicosi di massa che ha innescato, da una parte, atti di razzismo e, dall’altra, un irrazionale corsa ai negozi di alimentari, mettendone in crisi la catena di approvvigionamento.

Inevitabilmente, il patogeno influenzale ha avuto effetto anche sulla vita scolastica degli studenti, obbligando le scuole a chiudere prima per 7 giorni, poi per un’ulteriore settimana, ed ora di una sospensione fino a metà marzo: siccome il tempo di incubazione del virus è di 14 giorni, l’obiettivo sarebbe rallentare i contagi limitando i contatti. Pertanto sono state attivate lezioni virtuali più o meno compensative, con l’assegnazione di materiali e compiti da svolgere in modo autonomo.

Il primo istituto a mettere in campo tali metodi alternativi è stato l’ITE Tosi, benché una sua studentessa racconti: “Le lezioni virtuali sono state una buona idea, solo che il server sta iniziando a non funzionare così bene e, quindi, non risultano più efficienti come prima. Inoltre trovo un po’ eccessivo farci passare 9 ore davanti ad uno schermo. Riguardo al Coronavirus c’è troppo allarmismo, secondo me, che ha creato un’isteria generale. Basta pensare a come amuchina e mascherine sono ‘sparite’ dal commercio. Infine penso che 2 settimane di stop siano troppo poche”.

“Con le classi virtuali ci sono vari problemi, sia tecnici, sia di altro tipo. Diciamo che potevano essere gestite un po’ meglio“ spiega un nostro studente: “Credo che sia giusto cercare di rallentare il virus e concordo con la chiusura delle scuole, ma si sta veramente raggiungendo un livello di isteria non indifferente. Sono più preoccupato per quello, piuttosto che per il virus in sé, contando anche che il suo tasso di mortalità diventa rilevante solo dopo una certa età e solo se si hanno problemi respiratori pregressi. infatti non ho visto molti della mia età in paranoia per questa malattia”.

Quindi, ora che il virus è qui, come ci comporteremo? Cosa faremo per uscire da questa situazione di emergenza?

Michela Colombo 3D

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