Se ClasseViva non funziona, bisogna fare qualcosa?

Con il nostro diritto all’istruzione che dipende soltanto dal registro elettronico, ci possiamo permettere che funzioni male?

Pochissimi studenti non avranno notato problemi mentre cercavano di adattarsi al nuovo sistema delle Aule Virtuali, lento e decisamente poco pratico per ricevere le indicazioni dei professori. Invece, di certo avranno osservato come il sistema abbia smesso di funzionare lunedì 9 marzo. ClasseViva ha poi spiegato di aver avuto “una mole di traffico molto maggiore del previsto”, dato che non sospettava che il servizio sarebbe stato usato da così tante persone contemporaneamente. L’inefficacia del nuovo metodo sperimentale di insegnamento a distanza già nelle scorse settimane aveva compromesso il percorso didattico e, con la chiusura che si prolunga fino al 3 aprile, si prospetta un nuvolone di compiti in cui naufragare.

A molti probabilmente poco importa che il sistema non sia produttivo ma, in realtà, proprio adesso che non è possibile andare fisicamente a scuola, una didattica efficiente è fondamentale almeno per due motivi: tenere sveglio il cervello anche degli studenti meno consapevoli del loro dovere ed evitare risultati catastrofici al rientro. Infatti, la scuola è il mezzo principale con cui ci formiamo ed entriamo in contatto con la scienza e la cultura. Se s’interrompe bruscamente, molti potrebbero cadere nella pigrizia e non partecipare ad attività che contribuiscono a tenere la mente connessa e allenata. Ecco perché ClasseViva assume in questo periodo un ruolo serio nel mantenere attivi gli alunni e dovrebbe porsi questo obiettivo nel loro processo di evoluzione. Inoltre, senza un contatto continuo tra professori e studenti, la media dei voti sarà a dir poco tragica, una volta tornati sui banchi, e questo non è nell’interesse di nessuno.

Mai come ora il registro elettronico ha un ruolo concreto nel panorama scolastico, perché è in grado di fornire un servizio che, se portato avanti adeguatamente, può rivelarsi molto formativo. In un tempo strano come quello del coronavirus, diventa fondamentale l’appiglio che la scuola può costituire rispetto ad una Realtà mutata e costrittiva, che accantona i normali parametri morbidi di giudizio, per tornare un po’ più rigidamente ottocentesca nei confronti dei cittadini che la popolano.

                                                                                              Mathias Caccia 3C

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