La ( ri ) nascita dell’Impressione

Louis Leroy,”L’esposizione impressionista”, Charivari, 25 aprile 1874

Inizia da qui la riscoperta dei tesori più che preziosi dell’ampio mondo dell’Arte.

[…] Il poveretto ansava, sragionando così, pacatamente, e nulla poteva farmi prevedere il penoso incidente che avrebbe provocato la sua visita a quella mostra. […] “Che cosa rappresenta questa tela? Guardate il catalogo”. “Impressione, sole nascente”. “Impressione, ne ero sicuro. Ci dev’essere dell’impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell’esecuzione! La carta da parati allo stato embrionale è ancor più curata di questo dipinto”. […]

È con questa apparente stroncatura che, invece, la corrente dell’ “impressionismo” prese vita a Parigi nella seconda metà dell’Ottocento e, successivamente, in tutta Europa, grazie anche alla rapidità con cui un’opera poteva essere dipinta (caratteristica importante, ma non fondamentale di questo movimento).

La pittura del Romanticismo e quella del Realismo introdussero alcune novità, come la negazione dell’importanza del soggetto (che equiparava il genere storico, quello religioso e quello profano), la riscoperta della pittura di paesaggio, l’interesse rivolto al colore piuttosto che al disegno, l’artista ribelle alle convenzioni e spronato solo dalla propria soggettività, dalle sue emozioni che non vanno nascoste o camuffate ma che, con rapidi colpi di spatola o di pennello, creano alterne superfici uniformi e irregolari: ecco il punto di partenza per le ricerche successive degli impressionisti.

Se il compito dell’arte fosse quello di introdurre caos nell’ordine, o di sconvolgere il nostro equilibrio come fece la tela di Monet Impression, Soleil Levant, nessuno avrebbe avuto difficoltà nel sostenere le numerose “impressioni” che scatenavano i quadri di questo artista.

Com’è ben noto a tutti, Claude Monet è considerato un po’ il padre dell’impressionismo. Nato a Parigi, in Rue Laffitte, il 14 novembre del 1840, da giovane si mostrò subito abilissimo con le caricature che vendeva per poche monete. Grazie all’incontro con il pittore normanno Eugène Boudin, che non solo gli insegnò le basi per dipingere la natura ma, soprattutto, gli trasmise l’amore per la pittura en plein air, iniziò i suoi studi all’Accademia di Charles Gleyre. La sua produzione artistica fu molto ampia; pertanto la scelta delle opere da considerare come fondamentali è complicata. Ma perché non iniziare dal quadro che squarciò il diciannovesimo secolo?

“Impression, Soleil Levant” 1872, olio su tela, Musée Marmottan Monet

Questo fu un vero e proprio trampolino di lancio per la carriera artistica del cosiddetto primo impressionista, il quale, durante la sua vita, realizzò circa 2.500 opere di vario genere, illustrando sia spazi aperti come Il Canal Grande (1908), sia spazi chiusi come La Gare Saint-Lazare (1877), per poi terminare il suo percorso con una serie di Ninfee di circa 250 opere.Visionandolo nel suo complesso, i caratteri dell’impressionismo sono ben delineati: è la rappresentazione di uno scorcio mattutino del porto de Le Havre, sfocato e indefinito a causa di una nebbia impercettibile. Su tutto domina un tono azzurro-grigiolino, in cui spiccano l’imbarcazione costruita con alcune veloci pennellate di grigio scuro e l’arancio del sole che sorge. Il contrasto cromatico di colori complementari, tra azzurro e arancio, crea quella foschia mattutina che poi comparirà in molte poesie in varie parti d’Europa, ma che, fino ad allora, non era mai sembrata così fondamentale per le persone. Il sole delicatissimo che ne trapela viene scandito da poche pennellate grasse e spesse, che sfruttano il fatto che i colori ad olio hanno effettivamente un proprio volume nello spazio. La Natura in questa parte di dipinto non è dipinta per descrivere la realtà nella sua presunta oggettività come in una fotografia moderna, ma per cogliere un preciso attimo sensoriale, che sarà diverso dal suo precedente o dal suo successivo.

“Ninfee” 1899, olio su tela, Musée Marmottan Monet 

Sopra questa foschissima acqua bluastra, galleggia una lucente ninfea quasi bianca che, con il riflesso dell’ambiente in cui vive, assume sfumature azzurrine o verdognole.  Anche in questo dipinto, le pennellate sono ben decise e marcate, perché l’idea complessiva è di farci assaporare un esotico sentimento per questi strani fiori, che quasi nessuno ha la possibilità di coltivare in casa. Infatti, considerando il numero esagerato di ninfee dipinte guardando lo stesso stagno, Monet ha dimostrato quanto possa rimanere sempre bella una stessa cosa ogni giorno: basta guardarla davvero e conservarla con amore.

Le novità che introdusse con questo innovativo stile allontanarono l’arte da un semplice studio accademico, magari perfezionistico, ma a volte molto ripetitivo. Avvolgendoci in un turbine di colori e di emozioni, forse ci trasportano in una dimensione diversa, che può sembrare lontana dalla realtà solo a coloro i quali non si prendono mai la briga di osservarla con la dovuta attenzione.

Beatrice Vitale 3B

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