Responsabilità: una Scelta o un Dovere?

Dopo poco più di un mese di quarantena, le carte in tavola cambiano.

Che cosa significa essere cittadini responsabili? Ma, ancor prima, cosa vuol dire essere responsabili?

Per capire meglio una parola che in questo periodo sentiamo spesso ripetere in tv e sui giornali, bisogna partire dal latino, che fa subito chiarezza sul significato: derivando dal verbo respòndere, “responsabilità” porta con sé un grande peso, quello dell’impegno. Responsabilità è impegnarsi: a rispondere delle proprie azioni e delle loro conseguenze.

Se, inoltre, sottoponiamo il termine ad un’analisi filosofica, si può partire da Aristotele, il quale sosteneva che la responsabilità fosse legata al libero arbitrio e, dunque, che un soggetto fosse responsabile solo nel caso in cui la causa fosse stata interna al soggetto stesso e l’azione non dettata dall’ignoranza di cui il soggetto fosse colpevole.

Weber distingueva l’etica in due diversi filoni: il primo facente riferimento ai valori morali imperativi, mentre il secondo (l’etica della responsabilità) riguardava le conseguenze delle azioni, che andrebbero valutate tramite un processo razionale che mirasse al raggiungimento di uno scopo.

Entrambi i pensieri di questi filosofi possono fornirci spunti di riflessione sulla situazione che ci troviamo ad affrontare. Infatti, per non restringere con forza la libertà individuale, ma anche per non fermare economicamente un intero Paese a causa di un’emergenza sanitaria gravissima, le autorità che la gestiscono richiamano a gran voce la responsabilità di ciascuno di noi. Chiedono di essere responsabili e di decidere ricordando che le nostre azioni, soprattutto adesso, non ricadono solo su di noi, perché la loro portata è perfino maggiore e più devastante sugli altri. “Dall’alto” ci danno la possibilità di scegliere, di usare il nostro libero arbitrio, ma chiedono di farlo responsabilmente.

Qui bisogna tornare ad Aristotele, tramite il quale capiamo che le nostre azioni partono esclusivamente da noi e non bisogna cadere in pericolosi egoismi, che potrebbero riversarsi su un’intera società.

Il filosofo greco introdusse anche un altro termine forte: “ignoranza”. In una situazione come questa, in cui si è bombardati ogni minuto da parte dei mass-media da notizie che ci informano di quanto accade intorno a noi costantemente e dettagliatamente, non si può sostenere di essere ignoranti e di non conoscere ciò che ci circonda. Al contrario, si diventa per forza consapevoli, benché si usi lo stesso il libero arbitrio in modo irresponsabile. A nessuno di noi è concesso di essere ignoranti, come accadeva durante le pestilenze medievali e, ad esempio, le persone scappate dalla Lombardia nel resto d’Italia non sono state ignoranti, ma consapevoli e completamente irresponsabili.

Spostando il discorso su Weber, sulle conseguenze e sugli scopi, il senso di responsabilità è anche saper decidere razionalmente, dunque in chiave abbastanza oggettiva, se le conseguenze delle nostre azioni possono bilanciare lo scopo per cui le eseguiamo. Davvero posso, per un mio desiderio, per quanto legittimo in altri contesti, rischiare di mettere in pericolo degli estranei? Chi sono io per scatenare delle conseguenze a catena per un puro fine egoistico? Sembrerebbe logico che lo scopo di un singolo individuo non possa bilanciare delle conseguenze su un’intera comunità; tuttavia dovremmo anche ricordare che, nel corso del Novecento, abbiamo smantellato via via quasi tutti i legami collettivi, i doveri morali, le logiche di gruppo, per innalzare ad idolo perenne la cosiddetta libertà del soggetto, cioè proprio dell’io.

Essere responsabili significa saper riflettere e valutare, essere in grado di decidere pensando alle conseguenze delle proprie azioni, saper bilanciare ogni scopo con i danni che le tali azioni potrebbero arrecare ad altri, riuscire ad informarci abbastanza da essere consapevoli nel momento della decisione.

Essere un cittadino responsabile, invece, implica appena uno sforzo in più: quello di allargare la nostra visuale, nel momento della decisione, andando a comprendere le altre persone che appartengono alla nostra comunità.

Ed ecco che così, inaspettatamente, essere cittadini responsabili, da una scelta, diventa un dovere.

Alessia Reale 4A

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