Andrà davvero tutto bene?

Violenza domestica e condizione dell’infanzia in tempi di pandemia.

In questo periodo di isolamento si pensa che i problemi principali di bambini e ragazzi siano le lezioni on-line oppure i compiti da fare e tutti cercano di dare il proprio meglio per ottimizzare le loro condizioni di apprendimento. Purtroppo, però, nessuno, o solo in pochi, pensa a quei bambini che, fin dal principio, sono stati costretti a fronteggiare problemi ben più gradi della scuola, che vengono aggravati dalla permanenza a casa.

 

La convivenza forzata, in questo periodo di Coronavirus, può causare per le donne, ma anche per i loro figli, una maggior esposizione ai reati di violenza domestica e assistita; infatti saranno sempre più spesso testimoni diretti della violenza sulla propria madre. Questi bambini ogni giorno vedono i genitori litigare, nella maggior parte dei casi il padre picchia la madre, poi arrivano le minacce, gli insulti e molto altro. Quindi è durante la vita domestica che i bambini sono più vulnerabili, poiché non hanno la possibilità di pensare ad altro e di svagarsi con i loro amici. Se, prima, la scuola li aiutava ad allontanarsi da quelle situazioni così “pesanti”, adesso che le aule sono inaccessibili, gli episodi di violenza si aggravano e le emozioni di questi bambini vengono messe a dura prova.

Allora convivono con paura ed ansia, mista a rabbia, imbarazzo e umiliazione. Sono sempre in guardia, in attesa che il prossimo evento si verifichi. Non avendo possibilità di prevedere i tempi degli abusi, non si sentono mai al sicuro, si preoccupano per se stessi, per il genitore preso di mira e per i fratelli e per le sorelle. La rabbia sarà rivolta non solo verso l’abusante, ma anche verso il genitore abusato, “colpevole” di non essere in grado di prevenire la violenza. Si sentono inutili, impotenti e spesso responsabili degli scontri fra gli adulti di riferimento. Inoltre, quasi sempre sono tenuti a mantenere il segreto: un segreto che nessun bambino dovrebbe essere costretto a mantenere. Si sentono isolati e vulnerabili, abbandonati fisicamente ed emotivamente, sono in cerca di attenzione e di affetto.

 

Proprio in questi momenti l’abusante cercherà di dare loro ciò che vorrebbero manipolandone i fragili sentimenti: cercherà di convincerli che ciò che fa sia giusto. Il bimbo, in particolare se piccolo, certe volte non potrà che credere alle parole di quel genitore, dimenticandosi delle sue azioni ed a questo punto la tristezza lascerà il posto ad un momento felicità, che il bambino non si lascerà certo scappare. Con l’aiuto del padre si metterà a giocare e magari faranno uno di quei cartelloni colorati con la scritta “Andrà tutto bene” che abbiamo visto campeggiare nei telegiornali, senza davvero riflettere su cosa si nasconda realmente dietro quelle parole sgargianti e dietro a quegli arcobaleni.

 

Beatrice Magugliani 2G

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