Anni Rock: tutto mutato nel corso dei decenni?

Cosa preferisce oggi la maggioranza dei ragazzi?

La musica è sempre stato un elemento fondamentale nella vita di ciascuno, ideale per cercare di distrarsi, oppure per accentuare la felicità di un momento. Basta prendere un paio di cuffiette e un cellulare, per ascoltare i brani dei nostri artisti preferiti ed è strano pensare che non sia sempre stato così.

Da quando, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, ha iniziato a diffondersi il giradischi (che nelle prime versioni veniva chiamato “grammofono”, letteralmente “parola sonora”), comprare i vinili era l’unico modo per ascoltare della musica: che cosa farebbero molti ragazzi, oggi, senza questa possibilità, per esempio, nel tragitto casa-scuola?

Non è stato, però, l’unico cambiamento.

Negli anni ’50 nacque il Rock ‘n Roll grazie ad Elvis Presley, che venne appunto chiamato “Il Re del Rock” e a cui si ispirarono molti artisti emersi successivamente. Impossibile non citare I Beatles, gruppo che ha cominciato ad avere successo negli anni ’60, e non menzionare “Hey Jude”, o “Here Comes The Sun” e altri brani che la maggioranza conosce o ha già sentito. Sono molte, poi, le band rock che hanno segnato la storia della musica: i Rolling Stones, i Pink Floyd, i Queen, gli AC/DC, i Guns ‘n Roses, per poi passare all’Heavy Metal, i cui maggiori esponenti sono stati forse i Metallica, i Black Sabbath, gli Slipknot, gli Iron Maiden. Numerosi i complessi che meriterebbero di essere nominati, ma è necessario soffermarsi su un altro punto di vista: quanti adolescenti sarebbero pronti ad alzare la mano nel momento in cui venisse loro chiesto se ascoltano musica di questo genere?

Se, per esempio negli anni ’70, trovare dei ragazzi a cui piacesse il Rock era come cercare qualcuno che indossasse dei pantaloni a zampa di elefante, nel secolo corrente è sempre più raro.

La musica Rock era, in effetti, un simbolo di ribellione della gioventù, del cambiamento e della ricerca di maggiori libertà. Prima della nascita di questo genere, il concetto di musica e l’idea del mondo in generale erano più incentrati sugli adulti e sui ceti più ricchi. La nascita degli hippie, ovvero di un movimento giovanile di origini inglesi che abbracciava il Rock psichedelico (il quale crea degli effetti sonori che alludono all’uso di stupefacenti, come allucinogeni o cannabis), ha introdotto nel mondo una visione diversa di libertà, a cui si ispirano gli slogan come “Fate l’amore, non la guerra”, riferito inizialmente al terribile conflitto in Vietnam. Il ritmo veloce, le parole forti, l’abbigliamento, spesso, eccentrico dei componenti delle band rispecchiavano l’animo ribelle di quegli anni.

Ora che i tempi sono diversi e che non c’è più tanta aria di ribellione, né troppi motivi per desiderarla, anche la musica ha cambiato il suo modo di esprimersi.

La generazione più giovane, oggi, tende a favorire altre canzoni, tante volte non prodotte con “veri” strumenti, come chitarra o batteria. Far ascoltare a molti ragazzi brani come “You Could Be Mine” dei Guns ‘n Roses, oppure “Thunderstruck” degli AC/DC, non frutterebbe altro che lamentele.

Adesso le canzoni più gettonate sono per la maggioranza commerciali, orecchiabili e tali da rimanere subito in testa, come lo sono sempre stati i cosiddetti “tormentoni”, anche se non per forza hanno un testo poco significativo (dipende, comunque, dall’artista). Piuttosto frequenti sono gli autori moderni (specialmente appartenenti ai generi Pop o Rap) che riescono a condividere i propri pensieri, anche in modo creativo, con la società.

Il Rock, dunque, verrà ascoltato e apprezzato sempre meno? O la passione per questo genere continuerà, magari tramandata da padre in figlio?

Più probabile la seconda opzione. Come le maglie con le spalle imbottite, di moda negli anni ’80, che ora sono tornate in commercio; così, probabilmente, farà uno dei generi musicali più amati del secolo scorso. Inoltre, ci sono diverse famiglie che crescono i propri figli facendo loro conoscere, fin da piccoli, gli artisti e i brani della loro gioventù, a dimostrazione del fatto che la musica è anche tradizione.

Alcune canzoni, alcune star, quindi, non moriranno mai, e una prova ne è sicuramente un complesso che ha inciso il suo nome nella storia: i Queen, ricordati ed elogiati nel film “Bohemian Rhapsody”, che con la sua uscita nel 2018 ha lasciato gli spettatori con le lacrime agli occhi, facendo conoscere a chi prima non era un loro fan questa carismatica band.

Chiara Gritti 2G

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1 Commento

  1. Bellissimo articolo. Sono d’accordo più o meno su tutto. La musica ormai è di livello più basso, non serve più avere talento o passione. Non serve saper scrivere testi perché lo può fare un produttore discografico, non serve saper cantare grazie all’autotune, basta avere un’immagine accattivante che attrae i giovani

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