Quando si chiudono gli italiani in casa.

Disamina semiseria sulle zone grigie della quarantena da Coronavirus.

Non tutti si sentono troppo abbattuti e depressi da questa reclusione, perché la quarantena per molti è come quell’oscuro desiderio nascosto nei meandri reconditi del proprio egoistico cuore. Infatti, quando mai, se non forse in un sogno, lo Stato ci avrebbe invitati ufficialmente a rimanere a casa tutto il giorno tutti i giorni? Gli introversi con poca vita sociale sono non soltanto giustificati nella loro para-asocialità, ma diventano quasi esempi di moralità, magnanimità e sacrificio. Videogiocatori compulsivi, lettori accaniti e cinefili maniacali sono adesso quell’eminenza grigia che dall’alto osserva divertita i compagni contorcersi per la noia, supplicare per un briciolo di svago, oppure urlare per l’indicibile dolore causato da quella terribile violazione dei diritti fondamentali dell’essere umano che è la proibizione di uscir di casa. E infine il dominio degli estroversi sembra giunto al termine, perché ora sono i nerd quella prometeica élite che erediterà il nuovo mondo di questi strani mesi.

Deliri di onnipotenza (assolutamente giustificati) a parte, il livello di civiltà di un popolo si determina nei momenti critici. Sono situazioni come questa a fornirci un autentico spaccato della società italiana, nella stessa maniera in cui un uomo, forse, soltanto nei momenti di ebbrezza alcolica rivela i suoi tratti celati.

E chi sarebbero invero gli italiani? Ma, soprattutto, c’era veramente bisogno di una pandemia e di una relativa quarantena per far emergere questa natura, o era sempre stata lì in bella mostra e ci siamo semplicemente sforzati di ignorarla per tutto il tempo?

Come la Sanità che, dopo anni e anni di tagli sottovalutati, mostra tutti gli effetti di una gestione politicizzata e non libera di fronteggiare con la necessaria sicurezza fin dal principio una vera emergenza storica. O come l’esercito che, forse per la prima volta, viene impiegato per qualcosa di realmente importante per il benessere della popolazione. C’era proprio bisogno del SARS-CoV-2, diffusosi nei mercati del pesce della lontanissima città di Wuhan, per rivelare alla società il valore dei medici italiani e dare un senso più profondo alle nostre fiere forze armate?

Ma cos’altro ci sta mostrando questa pandemia? Una discreta quantità di persone senza il minimo senso civico che infrangono la quarantena anche per le più misere ragioni, come quella di farsi tagliare i capelli? Oppure commercianti con poca moralità che alzano a dismisura i prezzi della “Sacra Amuchina”, politici sciacalli con un’opinione salda e immutabile come il colore di un camaleonte su una sfera stroboscopica, o youtuber che fingono di infiltrarsi nella Zona Rossa solamente per spremere visualizzazioni e che, come effetto collaterale, screditano ingiustamente la Protezione Civile?

La presente situazione claustrofobica ha, però, anche evidenziato l’esistenza di una categoria di persone, specie nelle generazioni più giovani, che non hanno uno scopo nella vita se non uscire con gli amici o andare in discoteca e che ora, privati di tutto ciò, si riversano su Instagram, divenuto apparentemente l’unico mezzo per sottrarsi alla loro inconfutabile noia. Individui che si rivelano quindi senza interessi, senza prospettive, di fatto vuoti e culturalmente infimi.

Possibile che nessuno si occupi seriamente di quest’ultimo terribile problema? Possibile che la categoria di coloro che un giorno saranno alla guida del Paese sia lasciata a se stessa in questa maniera? Possibile che l’educazione e l’istruzione siano così trascurate da generare questi gusci vuoti?

O forse, volendo lavorare di fantasia, questo tipo di cittadini italiani, nonostante tutto beneficiario dei diritti fondamentali di uno stato democratico, compreso quello al voto, per qualcuno potrebbe essere dannatamente comodo che esista?

E poi ci sono anche quelli che “cantano” dalla finestra, o quelli che, sempre per lavorare di fantasia, scendono in piazza pitturati di blu urlando “pufferemo via il virus!”. Che mondo magico, nevvero?

I più cinici, tuttavia, ammetteranno almeno in privato di provare un certo diletto nella possibilità di rimanere svegli fino alle due di notte a scrivere, ad ascoltare ambient-folk-rock islandese, a guardare non senza occhiaie capolavori cinematografici, a godersi opere immortali della storia del fumetto, o a rigiocare classici intramontabili dell’arte videoludica. Perché, in fondo, a meno di un coinvolgimento diretto, il dispiacere per le vittime spesso rimane qualcosa di facciata, soprattutto tra certi adolescenti spanciati sui divani. Magari saranno un po’ in preda alla paranoia, tristi e sconsolati per non poter più uscire con amici o fidanzate, in puro stile “la MIA sopravvivenza prima di tutto il resto”. Ma poi via, a fare razzie di carta igienica al supermercato.

Basterebbe che ragionassero anche solo in termini puramente egoistici: se tutti ci mettessimo a uscire, verrebbero applicate misure ancora più stringenti e saremmo ulteriormente costretti a segregarci, con un plotone di militari sotto casa a chiederci un’autorizzazione presidenziale per andare a portare a passeggio il cane.

In verità, per la categoria degli annoiati, ci si domanda come ci si possa sentire stufi nel luogo in cui si vive. Nel posto, cioè, che dovrebbe essere il museo di noi stessi, la galleria in cui conservare le proprie passioni e gli oggetti e strumenti ad esse collegati. Sorge quasi il dubbio che alcuni ragazzi passioni non ne abbiano e che, per questo motivo, si lascino abbindolare dalla noia, dal non sapere che cosa fare del proprio tempo libero, con conseguente spreco di intere giornate sui social a lamentarsi di qualunque cosa pur di “ammazzare il tempo”. Perché non è tanto ciò che si fa, ma quanto ci coinvolge e ci appassiona farlo. Non è importante il modo in cui ci si impegna, però è fondamentale non sprecarsi. Sapete cosa vi piace fare?

Francesco Grampa 2G

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