La Casa de Papel: un fenomeno globale.

Pericolo spoiler: si consiglia la lettura a chi abbia concluso di vedere almeno la terza parte.

La Casa de Papel (in Italia La Casa di Carta) è uno dei fenomeni del momento e i suoi numeri impressionanti ne sono la prova: è la serie tv più guardata al mondo, ancora al primo posto della Top 10 giornaliera di Netflix, la piattaforma di distribuzione di contenuti d’intrattenimento che l’ha lanciata a livello globale.

Statistiche del Parrot Anlytics hanno attestato una richiesta 31,75 volte superiore alle serie più viste in tutto il mondo, come Game of Thrones o The Walking Dead; secondo uno studio del The Binge Report, poi confermato da quanto riportato da Tv Time, almeno il 16,75% di utenti ha letteralmente divorato la serie, dandosi alla visione di quattro o più episodi di fila al giorno.

Strano ma vero, La Casa de Papel, in prima battuta, si stava configurando come un vero e proprio fallimento: dapprima trasmessa dall’emittente spagnola Antena 3 nel 2017, gli ascolti erano drasticamente calati a seguito dell’uscita della seconda parte della prima stagione (l’intera serie, infatti, è suddivisa in due stagioni e due parti per ciascuna). Solo dopo l’acquisto da parte di Netflix, che nell’immediato non aveva lasciato ben sperare, la situazione è invece decollata: la serie è entrata subito in tendenza, ottenendo maggior successo all’estero che in Spagna. Nel 2018, anno di rilascio della seconda parte della prima stagione su Netflix, si è aggiudicata un International Emmy Award come miglior serie drammatica. A distanza di quattro anni dal suo primo debutto, La Casa de Papel è la produzione di Netflix più vista in molti Paesi del mondo.

Sono numerosi i motivi di un simile successo: l’azione unita al drammatico, la veracità della storia, la trama avvincente, ricca di colpi di scena e momenti di suspence, raccontata con estremo realismo. Tutto il piano messo in atto dal professore è stato studiato nei minimi dettagli per poter risultare veramente realizzabile, fornendo una sorta di “manuale d’istruzioni” per qualsiasi scellerato volesse davvero tentare un attacco di simili dimensioni. Un esempio fra tanti: per la rapina alla Banca di Spagna organizzata nella terza parte della serie, la produzione ha chiesto l’aiuto di un ingegnere navale per progettare l’assalto al caveau dell’oro che, come viene meticolosamente spiegato alla banda, si riempie di 7500 litri d’acqua al minuto non appena la porta dello stesso viene scassinata. Ecco perché, allora, molti hanno deciso di agire come i rapinatori della serie ma nel mondo reale: furti e rapine (non alla Zecca o alla Banca di Stato!) travestiti con una tuta rossa e col viso coperto dall’ormai iconica maschera di Dalì.

È questo che contraddistingue La Casa de Papel da altre serie: una propria iconografia, fatta di un inno, un colore e uno stemma che immediatamente assumono una nuova dimensione, quasi mitologica, e diventano qualcosa in cui ci si possa riconoscere.

Dal tono quasi sacro la scena in cui Berlino e il professore intonano Bella Ciao, il noto canto delle mondine, poi divenuto una specie di inno partigiano simbolo della Resistenza antifascista. Oggi viene usato, talvolta a sproposito, come inno per problematiche o ingiustizie sociali, ma anche per tutte quelle lotte in cui si individuino diritti per i quali valga la pena di combattere: nel caso de La Casa de Papel, la libertà. Non a caso, i sequestratori si diranno più volte dalla parte della Resistenza (“Noi siamo la resistenza”) e quindi coloro che resistono di fronte alle violenze di un sistema apparentemente dalla parte dei cittadini. Non meno importanti sono le tute rosse indossate dai rapinatori e date anche ai sequestrati, denotate da un colore che risalta particolarmente per via della luce lieve delle riprese negli interni degli edifici e che suscita tensione e pressione, indice del clima in cui tutta la serie si svolge. Infine la maschera di Dalì, l’eccentrico pittore spagnolo vissuto nel ‘900, attorno al cui simbolismo ancora ci si interroga e non a torto, considerato che su questo tema si è concentrata una buona parte della letteratura italiana del secolo scorso.

Per chi l’ha amata e aspetta solo che continui, il produttore Jesùs Colmenar, al festival di Almeria, ha confermato che sussistono tutti i presupposti per almeno altre due stagioni, dichiarazione per la quale si attende ancora un’ufficialità, per quanto il finale della quarta parte lasci buone premesse per un proseguimento della trama. Qualcuno mormora anche rispetto a un possibile spin-off su uno dei personaggi: che sia il professore, il cui passato verrà raccontato in un libro edito da Magazzini Salani in uscita a maggio in Italia, o il leader dell’attacco Berlino, la cui morte, come ha dichiarato il coordinatore dello script Javier Gómez Santander, non sarebbe avvenuta già nella seconda parte se solo avessero potuto prevedere la portata del fenomeno.

Non resta quindi che aspettare con impazienza l’uscita della prossima stagione, immaginandoci possibili sviluppi di trama e sapendo che questa volta tocca noi, e non solo ai sequestratori, continuare a resistere.

Francesca Genoni 5D

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 10.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: +1 (from 1 vote)
La Casa de Papel: un fenomeno globale., 10.0 out of 10 based on 2 ratings

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.