Gallia pacata est?

 La gloria di Roma e di uno dei suoi più famosi condottieri ridicolizzata da un villaggio di irriducibili creato dalla matita di due straordinari fumettisti.

“Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur”.

Descrivendo la geografia della Gallia Transalpina, così esordisce il De Bello Gallico, resoconto autobiografico della guerra di conquista di Giulio Cesare, che ha portato il famoso condottiero romano ad assoggettare i popoli liberi di quella regione tra il 58 e il 52 a.C.

Proprio in questo periodo storico viene ambientato il famoso fumetto francese che ha per protagonisti il guerriero gallico Asterìx, il suo miglior enorme amico Obelìx e gli abitanti di un piccolo villaggio dell’Armorica che resiste ancora e sempre all’invasione romana, circondato dagli accampamenti fortificati di Babaorum, Aquarium, Laudanum e Petibonum.

Mentre Cesare, nel De Bello Gallico, descrive gli eventi storici e le battaglie sottolineando la superiorità in forza e astuzia del popolo romano sui nemici poco acculturati, Goscinny e Uderzo ribaltano completamente i fatti narrati, ridicolizzando i romani, rappresentati come svogliati e inetti, ed esaltando le imprese dei Galli, identificati negli abitanti del piccolo villaggio. Giulio Cesare è il primo personaggio ad essere nominato in Asterix il Gallico e, benché presentato in modi caricaturali e stereotipati, resta forse l’unico romano ad essere un po’ più rispettato dagli autori (forse perché oltralpe l’aura napoleonica lascia ancora certi strascichi). Pur venendo battuto in continuazione dagli irriducibili, non viene mai visto come crudele e senza pietà; infatti si rivela spesso un uomo indulgente e riconoscente, capace di rendere la libertà ai propri nemici per ringraziarli dei servizi resi. Tuttavia, la sua figura non è completamente sconnessa da quella storica dei Commentarii, poiché spesso viene sorpreso a parlare di se stesso in terza persona (“e voi saprete che il più valoroso di tutti è Cesare, e nessun altro che Cesare”), proprio come nei suoi “appunti”, ed è sottolineata ripetutamente la sua calvizie, che nascondeva tramite l’uso della corona d’alloro dato che, secondo Sventonio, “non riuscì mai a consolarsi di essere calvo”. Anche le sue celebri citazioni sono oggetto di frequenti parodie, specialmente “veni, vidi, vici”, che subisce molti cambiamenti da parte dello sceneggiatore, come in Asterix e lo scudo degli Arverni dove Cesare dice: “Veni, vidi e ho capito. Nessuno deve sapere che ho assistito a tutto questo”.

La storia, pur essendo diversa e umoristica, non manca di numerose citazioni e richiami a fatti realmente accaduti, che ricordano al lettore da dove hanno preso spunto i due autori nel realizzare le avventure di Asterìx. Infatti Uderzo non nasconde di essersi ispirato principalmente agli eventi narrati nel De Bello Gallico.

Cesare scrive: “La città degli Allobrogi, posta più a nord e più vicino al territorio degli Elvezi, è Ginevra: un ponte la unisce al paese degli Elvezi. […] Dispose che da tutta la Provincia gli si presentasse il contingente massimo di soldati che poteva richiedere (in tutta la Gallia vi era una sola legione) e fece distruggere il ponte vicino alla città”. Corre l’anno 58 a.C. quando Cesare ordina ai suoi uomini di distruggere il ponte in questione, mentre in Asterix e gli Elvezi, ambientato nel 50 a.C. circa, quando qualcuno per i più disparati motivi finisce in acqua, gli abitanti dell’Elvezia gli ricordano che “il ponte distrutto da Cesare è stato ricostruito”; ma la sua presenza nel fumetto non rappresenta un anacronismo, dato che era stato appena ricostruito in pietra. Quello invece edificato dagli Allobrogi era probabilmente in legno, a causa delle loro limitate conoscenze in campo edilizio.

Un altro famoso evento storico riutilizzato nel fumetto è sicuramente quello in cui il grande Vercingetorige, capo dei Galli, si riconosce sconfitto e getta le armi, simbolo della ribellione dei popoli barbari, ai piedi di Giulio Cesare, sottomettendosi al controllo di Roma. Quest’episodio, simbolo della potenza romana, viene ripreso e usato per ridicolizzare e quasi umiliare Cesare, siccome il condottiero gallo getta davvero le armi, ma proprio sui piedi del generale nemico, più in segno di sfida che di resa.

Infine si possono notare, anche se in numero minore, citazioni del De Bello Civili, che viene utilizzato come fonte primaria specialmente in Asterix legionario, nel quale il piccolo guerriero e il suo amico Obelìx si arruolano nelle truppe romane per andare a combattere in Africa contro gli ultimi seguaci di Pompeo e, dopo essere sbarcati a Tapso, si lanciano in una sortita solitaria contro l’accampamento di Metello Scipione, che aveva arrestato un loro compatriota. Le loro azioni costringono lo stesso Cesare a passare all’attacco del nemico, decisione che si rifiutava di prendere, e dare quindi battaglia alle truppe di Scipione. Infine, uscito vittorioso dallo scontro per merito dei due galli, concede loro di ritornare in patria. L’intera vicenda si svolge nelle ultime fasi della guerra civile romana, e Asterix e Obelix giungono all’alba della battaglia di Tapso, che fu uno degli eventi fondamentali del conflitto, svolgendo un ruolo chiave nella vittoria di Cesare.

“Gallia est pacata”, così scrive Cesare per informare il senato della sua vittoria su Vercingetorìx e la fine della sua campagna militare; ed è proprio con queste tre ultime parole che si apre il fumetto di Asterix:

“Tutta la Gallia è dunque occupata… tutta? No! Un villaggio dell’Armorica, abitato da irriducibili galli, resiste ancora e sempre all’invasore”.

Reni Caterina 3B

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