L’epidemia di Atene descritta da Lucrezio è così diversa da quella del covid-19?

Fu in questo modo che un giorno spirò

Un fiato caldo di morte nel suolo di Cecrope

E cadde funesto sui campi e su strade

E fece strage nelle case degli uomini

De Rerum Natura, VI° libro

Se non vi fosse stato inserito il nome dell’autore insieme a quello del primo mitico re di Atene, Cecrope, probabilmente alcuni di noi non avrebbero collegato queste crude parole a quello che stiamo vivendo in questi duri mesi.

Lucrezio, infatti, nella sua opera ci racconta uno scenario apocalittico che pochi mesi fa avremmo difficilmente potuto concepire, dove vengono descritte strade semi-deserte, percorse unicamente da umili mezzi stracolmi di morti.

 

Ovviamente i tempi sono cambiati e, per certi aspetti, è azzardato paragonare due epidemie distanti 2400 anni ma, ad esempio, quelle immagini di carretti che portano via i morti non ci ricordano forse le drammatiche scene dei furgoni militari che trasportano le salme fuori da Bergamo?

E le strade deserte dell’Atene classica non sono forse simili a quelle delle nostre grandi città, solitamente ricolme di gente?

 

Il poeta latino, inoltre, illustra le sofferenze causate dalla malattia riprendendo le parole del greco Tucidide, il quale si preoccupò di descriverne i sintomi con un linguaggio medico e realistico, affinché chiunque potesse riconoscere di che patologia si trattasse; insomma, leggere i suoi scritti è come consultare le informazioni on-line di oggi, con il solo problema che all’epoca pochi sapevano leggere.

Ma, anche se con internet e i mass-media siamo inondati di notizie, spesso ci sembrano contraddittorie ed altrettanto altalenanti tra l’ottimismo e il pessimismo.

 

Lucrezio è alquanto pessimistico nella sua visione e molto angoscioso, ma pone la commozione sul dolore della vita e l’angosciosa consapevolezza delle continue sconfitte cui va incontro l’uomo, sempre affiancato dalla fiducia nella ragione.

Questo atteggiamento razionale non è di certo scontato neppure ai giorni nostri: come all’epoca vi era chi attribuiva queste catastrofi ad un volere divino, nel XXI secolo molte persone ritengono che la causa di questa pandemia siano, ad esempio, le antenne della rete 5G, che vengono bruciate proprio come i capri espiatori nell’antichità.

 

Queste epidemie, che consideriamo così lontane e differenti, in fondo paiono più simili di quanto pensiamo: cambia la malattia e l’efficacia delle cure per contrastarla, ma l’effetto sulla psiche umana è sempre il medesimo nonostante, citando Cicerone, Historia magistra vitae. Spaventato da qualcosa che non conosce e che non sa come combattere, l’uomo si rifugia nella paura, la quale lo conduce verso la perdita della ragione.

O verso delle risposte puramente emotive e paradossali ad un problema collettivo che non si ripresentava in Europa almeno da un secolo. Quindi si può ricercare nel passato un metodo mentale meno ingenuo e lo si può ritrovare in alcune frasi di Lucrezio che, nonostante siano state scritte oltre 2000 anni fa, possiedono un contenuto decisamente più profondo e intelligente di numerosi articoli che troviamo on-line:

“Tutti i fenomeni naturali che accadono in cielo e sulla terra e che lasciano sospesi e spaventati gli uomini, mortificando i loro animi per la paura del divino e schiacciandoli a terra, hanno una precisa spiegazione materiale. Ma l’ignoranza delle cause induce gli uomini a riferirli all’arbitrio delle divinità e della paura e a sottomettersi al loro potere.“

Andrea Reverberi 3B

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