Teatro Italiano o Teatro Latino?

Da questo falso quesito derivano le ragioni di un processo evolutivo ancora in atto.

Il teatro latino veniva visto come intrattenimento, spesso incluso nei giochi accanto ai combattimenti dei gladiatori o collegato alle feste religiose. La prima rappresentazione fu una tragedia di Livio Andronico, liberto di origine greca, messa in scena nel 240 a.C., in cui vennero riprese alcune tecniche del teatro greco, come ad esempio l’utilizzo di maschere.

Anche i generi teatrali che sono meglio documentati sono di importazione greca: la palliata (commedia) e la coturnata (tragedia); tuttavia si sviluppano una commedia e una tragedia di ambientazione romana, dette rispettivamente togata e praetexta. Molto diffusa anche l’atellana, di origine osca, con le maschere e l’improvvisazione degli attori su un canovaccio. Non si trattava però di rappresentazioni a scopo pedagogico, ma il loro fine era semplicemente intrattenere e divertire il pubblico, che avrebbe così favorito il mittente. I romani, infatti, preferirono le commedie, semplici da comprendere, rispetto alle tragedie, le quali non solo risultavano spesso complesse, ma non impressionavano nemmeno lo spettatore, abituato a vedere la morte e il sangue nelle arene o in battaglia.

Con Ennio e Lucillio si iniziò a sviluppare la Satira, più sofisticata della commedia e solo quando l’interesse verso il teatro crebbe anche tra le classi più ricche e colte, si rivalutò la tragedia. Gli spettacoli vennero sempre più arricchiti, aggiungendo accompagnamenti musicali e danze.

Se durante il periodo dell’Impero, con le numerose conquiste, le rappresentazioni teatrali vennero diffuse via via in tutta Europa, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente sembrò che il teatro fosse destinato a sparire, in quanto la Chiesa non lo apprezzava e, addirittura, scomunicava gli attori. A questa situazione, però, sopravvissero i giullari, eredi della farsa atellana, che intrattenevano la gente nelle città o nelle campagne con canti ed acrobazie.

La Chiesa, dal canto suo, diede invece origine ad un’altra forma di teatro: il dramma religioso, ovvero rappresentazioni sacre per mezzo delle quali i fedeli, spesso analfabeti, apprendevano gli episodi delle Sacre Scritture. Durante il Medioevo il teatro subisce quindi un periodo di decadenza, dal quale riemergerà durante il Rinascimento, con la riscoperta dei testi greco-latini e con lo studio delle opere concernenti il teatro, non solo dal punto di vista teorico drammaturgico, ma anche da quello scenografico.

Grandi poeti e scrittori del tempo sono Machiavelli, Ariosto e Tasso, i quali si dedicano alla composizione di commedie e tragedie su imitazione dei modelli classici (è il caso fra delle commedie di Plauto e Terenzio, oppure delle tragedie di Seneca). Anche il Seicento fu un secolo molto importante, poiché il teatro dei comici della Commedia dell’Arte soppiantò il teatro rinascimentale e, per circa due secoli, la commedia italiana rappresentò il teatro tout court per il resto d’Europa. Vengono per la prima volta scoperti i volti degli attori, i quali divennero più espressivi e migliorarono l’interpretazione dei personaggi. Si ridiede spessore al libretto, anche a scapito della musica e del canto, purificando il linguaggio poetico. Il Settecento pose le basi anche dello sviluppo teorico della recitazione e della funzione dell’arte teatrale per la società.

Nella prima metà dell’Ottocento il teatro fu dominato dal dramma romantico, i cui ideali romantici, che vedevano nell’arte la via per ridare dignità all’uomo, vennero esaltati attraverso tragedie storiche e mitologiche. Al Romanticismo teatrale fecero riferimento anche autori italiani come Alessandro Manzoni, con tragedie come l’Adelchi e Il Conte di Carmagnola. Con la nascita del Naturalismo e del Verismo, intorno alla metà del secolo, le grandi tragedie cedettero il posto al dramma borghese, caratterizzato da temi domestici, intreccio ben costruito e abile uso degli espedienti drammatici.

Il Novecento si apre con la rivoluzione copernicana della centralità dell’attore. Il teatro della parola si trasforma in teatro dell’azione fisica, del gesto, dell’emozione interpretativa di chi recita. Sebbene non ci fu un vero e proprio “teatro fascista” interamente rappresentativo dell’ideologia, prima di essere messe in scena delle rappresentazioni teatrali serviva il consenso delle autorità. Le ingerenze della Censura impedirono un originale sviluppo del teatro che, sino alla caduta della dittatura, rimase fermo alle innovazioni dell’inizio del Novecento. Tuttavia nei teatri italiani non mancavano ricche scene, musiche, ballerine, ma soprattutto battute degli attori comici.

Negli anni ’60 e ’70 si tenta di liberare l’attore dalle tante regole della cultura in cui vive, per mettersi in contatto con la natura istintiva. Inizialmente la nascita del Cinema non andò a discapito del teatro, poiché recarsi al cinematografo significava entrare in un luogo preciso e fruire di qualcosa di abbastanza diverso da un’opera teatrale con attori presenti in carne ed ossa. Con la nascita e lo sviluppo della televisione e, successivamente, con le ulteriori possibilità di riproduzione del film, con lo sviluppo del web e la moltiplicazione dell’offerta, il modo di fruire il Cinema è notevolmente cambiato. Oltre ad aver perso pubblico e centralità, come dimostra la scomparsa dei molte sale cinematografiche, il Cinema oggi è uno spettacolo che punta molto su effetti speciali, grandi divi, primi piani, paesaggi mozzafiato. Infatti questa è la causa del decadimento del teatro, il quale continua a presentare le precedenti caratteristiche, ma è meno diffuso e viene apprezzato solo da una minoranza di persone prevalentemente colte.

Cristina Pasquazzo 3B

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