Ignorare L’ignoto Non è Sempre Saggio.

Erigere muri o costruire ponti? L’eterno dibattito che ha causato dissidi e divisioni tra i cittadini di svariate civiltà.

“Come un contadino ha diritto al suo campo, ogni popolo ha il diritto di conservare ciò che gli appartiene. Ha il dovere di difenderlo anche con le armi perché è responsabile di questo patrimonio.” In questo modo lo storico francese Pierre Grimal descrive il pensiero di Catone, sottolineando in primis il dovere del popolo romano di preservare ciò che gli appartiene, ovvero il mos maiorum.

Ma quanto è importante per una società mantenere i valori su cui è stata fondata? Bisogna essere completamente aperti all’assimilazione di nuove culture o si rischia di cadere in un’estrema oggettivizzazione della cultura? Oppure bisogna seguire il pensiero descritto da Catone ed essere completamente conservatori nei confronti della propria cultura?

Sicuramente una società, per sopravvivere, ha bisogno di avere delle fondamenta salde; infatti la formazione degli Stati Moderni ha avuto come fattore principale il pensiero di appartenenza ad una comunità dettato dalla comunanza dei valori in cui credevano i cittadini della stessa nazione. Questo dibattito, tuttavia, non è sicuramente nato nell’età contemporanea, ma affonda le sue radici in quella classica, più precisamente nell’epoca della Repubblica romana, nel periodo successivo alla conquista della Grecia durante il quale alcuni cittadini romani iniziarono a subire l’influenza del “Peloponneso”.

I due protagonisti della polemica furono Catone, difensore strenuo dei valori romani, e Scipione, aperto invece all’assimilazione di nuovi valori e culture. Il primo sosteneva che la grecizzazione avrebbe indebolito la società romana corrompendola con dei valori definiti “effeminati”, che davano più importanza agli studi letterari e filosofici rispetto alla carriera militare o politica tipica del mondo romano. Anche se queste affermazioni erano condivise da molti cittadini si rivelarono delle “accuse” infondate. La cultura greca, infatti, riuscì comunque ad affermarsi nei confini romani e permise a Roma di “deprovincializzarsi”. Comunque anche Catone stesso fu influenzato dalla retorica greca in alcune delle sue opere, poiché riteneva che non tutti i nuovi concetti andassero completamente scartati, ma propose di esaminarli e di scegliere solo i più validi da introdurre nella società latina.

L’assimilazione, volontaria o involontaria, della cultura greca permise alla letteratura romana di compiere notevoli progressi, sia dal punto di vista stilistico, sia per quanto riguarda i temi trattati. Il superamento completo dell’estremo nazionalismo professato da Catone fu segnato dall’affermazione dell’Humanitas con la quale si esprimeva l’ideale di attenzione e cura benevola tra gli uomini, oppure citando le parole di Alfonso Traina: “Riconoscere e rispettare l’uomo in ogni uomo”.

Secondo un famoso proverbio, l’uomo dovrebbe imparare dai propri errori; tuttavia si può affermare che la realtà non rispecchi il detto, dato che, nonostante i molteplici esempi forniti dalla Storia, molti uomini sono ancora completamente restii all’assimilazione di nuove culture.

Riprendendo il modus operandi di Catone, sostengono i propri ideali criticando le civiltà e i valori altrui, basandosi su pregiudizi totalmente infondati e promuovendo campagne di odio verso ciò che è nuovo o ciò che non si conosce. Si può notare come molte persone critichino il modo di vivere di altre soltanto perché è diverso dal loro: ad esempio, vengono espressi il proprio sdegno e la propria riluttanza verso le popolazioni che si cibano di insetti, ad esempio i Thailandesi, oppure vengono effettuate delle azioni più concrete (e più “pericolose”) da parte di alcuni politici che, forti del consenso di persone xenofobe con una mentalità particolarmente chiusa, negano l’aiuto a dei profughi in difficoltà. Questo ragionamento implica che ci sia una cultura superiore alle altre, una cultura “giusta”, ma non è sicuramente così; infatti ogni popolazione, seppur diversa dalla nostra, ha diritto ad esprimere se stessa al meglio e noi abbiamo il dovere, esattamente come fece Catone, di selezionarne gli elementi migliori e di applicarli alla nostra società, migliorandola.

Tutto ciò non si limita all’avversità verso nuove culture e popolazioni (ideologia già sbagliata di per sé), ma si estende ad una completa avversità verso qualsiasi novità anche scientifica o tecnologica, come ad esempio i movimenti sorti contro l’utilizzo dei vaccini. Tali gruppi sono fomentati dalla paura di ciò che è nuovo, di ciò che non si conosce, oppure da un’ideologia di ribellione che dovrebbe portare a una maggiore autonomia per ogni persona. Il problema maggiore relativo a questi movimenti non è tanto la loro esistenza (infatti va tutelata anche la loro libertà di opinione), ma il fatto che vogliano imporre il proprio stile di vita alle altre persone e spesso si rivolgano con termini “poco appropriati” verso chi non la pensa come loro.

Purtroppo, una buona parte della nostra civiltà segue questa mentalità chiusa, che preclude il cambiamento e spesso il miglioramento della società.

La disputa romana si concluse con la “vittoria” greca, citando il poeta Orazio: “Graecia capta ferum victorem cepit”, cioè si concluse con la vittoria della cultura sulla “barbarie”. Secondo un altro aforisma, la Storia si ripete e bisogna augurarsi che lo faccia davvero per veder trionfare nuovamente la cultura sull’ignoranza.

Luca Sanna 3B

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