Plauto Nel Tempo.

L’archetipo di tutto il teatro comico italiano si rispecchia nella “fabula palliata” plautina.

Se oggi andiamo al cinema per distrarci da tutto ciò che ci preoccupa e uscire dalla routine quotidiana, già nell’antica Roma le opere teatrali venivano usate come diversivo per evadere e dimenticare le preoccupazioni.

La Commedia, infatti, è un genere teatrale che ha sempre avuto lo scopo di suscitare il riso attraverso la rappresentazione di vicende che sono caratterizzate dal lieto fine e che hanno come protagonisti degli stereotipi prefissati.

Nel III secolo a.C. il teatro di Plauto, grazie all’uso di schemi fissi e ripetitivi, ebbe uno straordinario successo, poiché i Romani amavano la prevedibilità e apprezzavano maggiormente la commedia se già sapevano dall’inizio ciò che avrebbero visto.

Dopo il lungo periodo medievale in cui è rimasto nell’ombra, l’insegnamento di Plauto viene riscoperto in età umanistica e rinascimentale, diventando così un modello comico per autori come Ludovico Ariosto e Niccolò Machiavelli che, con la sua opera intitolata Mandragola, riprende esplicitamente i “personaggi tipo” (servo e parassita) e il tema della beffa.

Successivamente nel Seicento, secolo d’oro della commedia europea, Plauto ispira anche grandi commediografi stranieri come Molière e Shakespeare, quest’ultimo soprattutto nella sua opera The Comedy of Errors, poiché riprende il tema dell’equivoco. In questa commedia, infatti, si ispira alle opere plautine Menaechmi e Bacchides nell’utilizzo di coppie di gemelli. Mentre Plauto crea scambi di persona e divertimento, Shakespeare mette in scena l’identità perduta e ritrovata.

Tra le tematiche plautine più importanti proseguite grazie ad autori moderni ci sono senz’altro quelle dell’identità e del doppio, ad esempio ne Il fu Mattia Pascal di Pirandello e ne Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. In quest’ultima, il tema del doppio viene messo in relazione all’arte, nel senso di imitazione: è il ritratto del protagonista ad incarnare il suo doppio. Per Pirandello, invece, il doppio si esprime attraverso l’interazione tra le due esistenze del protagonista e l’attenzione si sposta sulle discordanze tra ciò che il protagonista è e come appare, ovvero le finzioni e l’impossibilità di sfuggire alle convenzioni della società.

Inoltre Pirandello riprende il “metateatro” di Plauto, anche se in modo differente: l’autore latino, attraverso il contatto diretto con il pubblico, svela il carattere fittizio dell’evento scenico, mentre Pirandello mescola e confonde scena e vita reale senza esplicitare.

Un’altra innovazione plautina è quella di rivolgersi direttamente agli spettatori rendendoli partecipi alla scena. Per accattivarsi il favore del pubblico e mantenerlo attento, infatti, Plauto adottava un lessico quotidiano, spesso volgare, così come le trame e le situazioni presentate. Questa stessa volgarità permette oggi ad alcune tipologie di film, come quelli natalizi di Boldi e De Sica, di avere successo tra le masse popolari.

Le commedie di Plauto dimostrano come abbia creato opere immortali che non perdono d’interesse nonostante il passare dei secoli. Il suo teatro comico, raffinato, popolare e di immediata presa sul pubblico è rimasto sempre vivo e ha continuato a rinascere attraverso imitazioni e riscritture, che hanno dato vita alla commedia moderna, ormai lontana da Plauto, ma impossibile da concepire senza di lui.

Andrea Ghioldi 3B

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: +1 (from 1 vote)
Plauto Nel Tempo., 10.0 out of 10 based on 1 rating

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.